LA A112 DEL GENERALE DALLA CHIESA

A112 Dalla Chiesa

La A112 è una macchina che ha fatto epoca. Motore brillante, dimensioni ridotte, linea elegante: è stata la prima super utilitaria italiana a sfrecciare lungo strade e autostrade del Belpaese. Fiat decise di iniziarne la produzione per contrastare l’invasione della britannica Mini, che stava riscuotendo successo fra i giovani e soprattutto fra le donne. A Torino decisero così di passare al contrattacco e di affidare a Dante Giacosa, uno dei maestri del design italiano, il compito di realizzare una nuova vettura in grado di fare breccia nei gusti del pubblico. Nacque così la A112, presentata per la prima volta al Salone di Torino del 1969, ottenendo subito entusiastici consensi e finendo per diventare nel giro di pochi anni un modello capace di ispirare tutte le utilitarie future, Smart compresa. La A112, insomma, è una macchina che ha fatto storia, ma ce n’è una in particolare, fra i i tanti milioni sfornati in quasi 20 anni di produzione, che l’ha fatta un po’ più delle altre. Si tratta di una A112 color caffè latte, modello Elegant, targata Roma Y97252.

A112 Dalla Chiesa Voghera
L’ultima volta che questa A112 è stata vista circolare era il 3 settembre del 1982, a Palermo, in via Carini.

L’ultima volta che l’hanno vista circolare era il 3 settembre del 1982, a Palermo, in via Carini per la precisione e a bordo c’erano un austero generale dei carabinieri in pensione appena nominato prefetto di Palermo e la sua giovane moglie, una crocerossina dallo sguardo sognante e il sorriso dolce. Erano Carlo Alberto Dalla Chiesa ed Emanuela Setti Carraro, diventati sposi meno di due mesi prima, il 10 luglio del 1982, e uccisi a bordo di quella A112 da un commando di mafiosi mandati da Totò Riina. Con loro morì anche l’agente della scorta, Domenico Russo, l’ennesimo tributo di sangue versato dalle forze dell’ordine per difendere uomini dello stato che lo stesso stato però lasciava immancabilmente soli. Ma non è la storia di Russo quella che vogliamo raccontare oggi e nemmeno quella del generale Dalla Chiesa e di sua moglie.
Quella che vogliamo raccontare oggi è infatti la storia della A112, attualmente conservata nel museo storico di Voghera, arrivata fino a giorni nostri solo grazie al fondatore ed ex direttore dell’esposizione, Giuseppe Beccari, che ha rischiato di finire al macero per colpa della solita e maledetta burocrazia italiana. Diciamo subito che fare una visita al museo ne vale veramente la pena. Per gli appassionati di storia, per tutti quelli che oltre a leggere amano anche vedere, il museo storico di Voghera è una tappa da non mancare. Sono esposte divise militari, armi da fuoco, equipaggiamenti e medaglie dal Risorgimento alla Seconda Guerra Mondiale. Per elencare tutte le curiosità, servirebbe una giornata intera. D’acchito vengono in mente le divise dell’esercito italiano indossate durate la battaglia di El Alamein, un siluro lungo cinque metri arrivato direttamente dal porto di Taranto dove, durante le Seconda Guerra Mondiale, stavano alla fonda i nostri Mas e una serie di elmetti dell’esercito austro-ungarico. A curare le centinaia di pezzi esposti (anzi, migliaia) ci pensa una gentile quanto risoluta pensionata che risponde al nome di Giuseppina Beccari, vedova di Giuseppe Beccari, il fondatore del museo.

A112 Dalla Chiesa museo Voghera
La A112 dell’omicidio Dalla Chiesa è conservata a Voghera, presso il Museo Storico.

E se la A112 sulla quale furono trucidati Dalla Chiesa ed Emanuela Setti Carraro è arrivata fino a oggi lo si deve a loro due. Un pezzo importante della nostra storia recente è lì, curata con attenzione maniacale, in quel museo della profonda Provincia lombarda. Vista da qualche metro di distanza sembra una A112 come tutte le altre, ma basta avvicinarsi per capire che non è così. I fori dei proiettili nei cristalli e nei sedili, le ammaccature sulla carrozzeria, i fari anteriori sfondati e la lamiera del cofano piegata fanno capire che non è come tutte le altre. In quell’auto, in quell’abitacolo di pochi metri cubi il tempo si è fermato alle 21 e 15 di quel 3 settembre del 1982. Sono passati quasi 40 anni da allora, ma quei buchi fanno ancora male solo a guardarli. Com’era logico che accadesse, subito dopo il duplice omicidio l’auto venne sottoposta a sequestro. A distanza di un anno, i sigilli vennero tolti e siccome l’auto era di proprietà della moglie di Dalla Chiesa, fu la famiglia Setti Carraro a dover decidere cosa farne. A Voghera avevano parecchi legami di amicizia. La mamma di Emanuela, Maria Antonietta, capogruppo delle crocerossine, durante la seconda guerra mondiale aveva salvato la vita a padre Molteni, una figura carismatica in città, e la stessa Emanuela, anche lei crocerossina, frequentava abitualmente la sezione locale della Cri.

A112 Dalla Chiesa omicidio
L’omicidio Dalla Chiesa è una pagina nera della storia d’Italia. Qui una foto d’epoca della A112 poco dopo la sparatoria.

Una sera del 1984 in casa Beccari arrivò una telefonata. Il padre di Emanuela sapeva che Giuseppe Beccari si stava dedicando con passione alla creazione di un museo storico e gli propose di prendersi cura di quella A112. Il trasporto della vettura da Palermo fu fatto dalla stessa casa automobilistica e per farla entrare nello spazio espositivo, fu necessario abbattere un pezzo di muro. Poi subito ricostruito per evitare che a qualcuno venisse in mente di rubarla. Ma il pericolo non erano in ladri. A distanza di pochi mesi, infatti, nella cassetta della posta, Giuseppe Beccari trovò un bollettino con la richiesta di pagare il bollo di circolazione: 150 mila lire. Va bene, pensò Beccari, paghiamo. Ma quando dopo qualche anno provò a far presente la situazione, la riposta fu negativa. Nessuno sconto per il generale che aveva sconfitto le Brigate Rosse e che aveva cercato di combattere la Mafia. Nessuno sconto per la crocerossina Emanuela Setti Carraro. Nessuno sconto per Giuseppe Beccari e per la moglie Giuseppina che cercavano di tenere viva la memoria di quei fatti terribili. Qualcuno gli suggerì anche di non pagare, di togliere le targhe e di mettercene due posticce. Ma come si fa a fare una cosa così? Sarebbe come togliere l’identità a una persona.
Cancellare nome e cognome e con loro tutto il suo passato. Non si può. Non si fa. Beccari provò così a denunciare pubblicamente il caso di mala burocrazia e il clamore suscitato dalla vicenda provocò l’interessamento dell’onorevole Mario Borghezio della Lega. Che dopo essersi reso conto di persona dello stato dei fatti, presentò un’interrogazione in Parlamento. L’allora ministro delle Finanze, Ottaviano del Turco, promise che l’auto sarebbe stata esentata. Gli uffici ministeriali si attivarono, venne aperto un fascicolo, la pratica fu avviata, l’iter fece il suo corso e finalmente nella cassetta della posta Giuseppe Beccari trovò una lettera in cui gli si annunciava la lieta notizia: “A far data da oggi l’autovettura Autobianchi A112 Elegant è esente dal pagamento del bollo” diceva la missiva. Solo che la data era quel 2004. Vent’anni esatti dopo che l’auto era entrata far parte della collezione del museo. Adesso, Giuseppina Beccari non paga più bolli. Non deve più lottare contro l’insensibilità che si cela dietro le scartoffie dei ministeri romani. Tuttavia, l’amaro in bocca un po’ resta. I corleonesi uccisero gli occupanti di quella vettura, ma se non fosse stato per l’impegno di una moglie e di un marito della profonda Provincia lombarda, la maledetta burocrazia italiana avrebbe distrutto anche la vettura.

A112 Dalla Chiesa
La A112 dell’omicidio Dalla Chiesa è arrivata fino a giorni nostri solo grazie al fondatore ed ex direttore del Museo Storico di Voghera, Giuseppe Beccari.

 

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