L’AUTOSTRADA DEI LAGHI

autostrada dei laghi

Una buona ambientazione per raccontare una storia di misteri è senza dubbio quella offerta da un antico castello isolato fra le montagne: atmosfera gotica, alte torri merlate circondate da pesanti nuvole nere, lunghi e tetri corridoi pieni di angoli bui, vecchie porte di legno che cigolano. Le combinazioni per creare la giusta tensione sono numerose e tutte molto efficaci, ma lo stesso risultato lo si può ottenere anche prendendo spunto da una soluzione opposta come, per esempio, l’hinterland di una grande città come Milano. Case, casermoni, complessi residenziali, fabbriche dismesse, capannoni e centri commerciali. Nell’hinterland di Milano esistono anche grandi aree verdi, parchi attrezzati e splendide ville nobiliari, ma per il momento, quello che a noi interessa, è il contrasto che può scatenare un’area fortemente antropizzata usata come scenario per il racconto di un mistero storico che dura da quasi 100 anni. Un mistero che non si nasconde nelle segrete di un maniero medioevale, ma nello scavo di un vecchio cantiere dimenticato avviato all’inizio degli anni Venti fa per costruire la prima autostrada d’Europa, vale a la A8, nota ai pendolari di tutta la Lombardia e non solo come Autostrada dei Laghi. E il mistero è quello del “Piccone perduto di Mussolini”.

Lainate è un Comune di oltre 25 mila abitanti. Fa parte della Città metropolitana di Milano, ma si trova al confine con la Provincia di Varese. Qualche riga sopra si parlava di antiche ville nobiliari e proprio lì, a Lainate, si trova infatti una delle più belle tenute del territorio: Villa Visconti Borromeo Arese Litta, risalente al XVI secolo, dotata di un Ninfeo ancora perfettamente funzionante. Ma passeggiando fra le vie della cittadina ci si può anche lasciare trasportare dalla suggestione storica del Risorgimento Italiano e di re Vittorio Emanuele II, che dopo la battaglia di Magenta del 1859 decise di fermarsi a Lainate per mangiare e dormire assieme a Napoleone III. A Lainate poi, nel marzo del 1923, niente meno che il Duce in persona diede il via libera ai lavori per la realizzazione della prima autostrada d’Europa, l’Autostrada dei Laghi, appunto, proprio quella che oggi viene percorsa da migliaia di pendolari, quella dove in certe ore del giorno si formano code che sembrano non finire mai, quella dove il via vai di Tir carichi di merci, a volte anche molto pericolose, è incessante è stata la prima via moderna di grande comunicazione costruita per collegare Milano col lago Maggiore e coi laghi di Varese e di Como.

autostrada dei laghi
Nel marzo del 1923 fu il Duce in persona a dare il via libera ai lavori per la realizzazione della prima autostrada d’Europa, l’Autostrada dei Laghi.

A volerla fortemente fu un ingegnere, che era anche conte, e che di nome faceva Piero Puricelli. Progettò una strada a una sola corsia sostanzialmente diritta come un fuso riservata alle sole automobili. Niente carri, carrozze, biciclette o pedoni, dunque, che sovente nella viabilità normale erano motivo di incidenti e rallentamenti, ma solo macchine. All’epoca ne circolavano complessivamente poco meno di 100 mila, di cui la metà vetture, mentre il resto era formato da autocarri e autobus. L’intuizione geniale che convinse il governo a dare il benestare al progetto era stato l’autofinanziamento. In sostanza, esattamente come accade ancora oggi, Puricelli aveva progettato un sistema di caselli grazie ai quali l’autostrada si sarebbe pagata da sola. Prima di andare oltre è tuttavia doverosa una precisazione: l’Autolaghi si contende il primato di prima autostrada d’Europa con la Avus della periferia di Berlino. Avus sta per Automobil Verkehers und Ubungs-Strasse, in italiano “strada per il traffico e per le prove delle automobili”, che era già in funzione nel 1909. Un bel dieci anni prima della nostra A8, ma siccome ai tedeschi piace fare i furbi, va detto che quella era un circuito e non una strada appositamente costruita per le auto e i mezzi pesanti. Quindi, secondo gli esperti, il primato è italiano.

Puricelli aveva iniziato a lavorare al suo progetto già nel 1921 e aveva ottenuto tutte le concessioni dai governi Bonomi e Facta. Prestiamo attenzione alle date perché siamo in una fase fondamentale della storia d’Italia. Il 29 ottobre, dopo la Marcia su Roma, Mussolini viene incaricato dal re di formare il governo, il 16 novembre si presenta alle Camere e pronuncia il celebre discorso del Bivacco e il 2 dicembre, in una delle prime riunioni del suo gabinetto, dà il via libera definitivo alla realizzazione dell’Autostrada dei Laghi. Il 23 marzo, infine, partecipa all’avvio dei lavori e qua inizia il mistero del piccone. Dopo essere stato coi gerarchi nella sede dell’Automobile di Milano, il Duce raggiunse il cantiere e, circondato dalla autorità locali e da un nutrita folla di curiosi, iniziò a scavare. La cronaca del tempo racconta “che lavorò coscienziosamente di piccone per tre minuti almeno, smuovendo un buon quarto di metro cubo di terra”. Un piccone, dunque, definito dai cronisti “straordinario strumento simbolico fatto di metallo nichelato, con un manico di noce e recante in cima una vera di ottone sulla quale è inciso il fascio littorio”. Quel piccone avrebbe dovuto essere conservato come simbolo della prima grande opera pubblica avviata durante il regime fascista. Lo dice anche il Popolo d’Italia in un articolo apparso due giorni dopo l’inaugurazione del cantiere e infatti pare che venne affidato a una nobile famiglia lainatese. Tuttavia, da quel momento se ne sono perse le tracce. Pare che negli anni sia passato di mano, ma sebbene anche in tempi recenti siano stati lanciati diversi appelli per ritrovarlo, l’attrezzo è scomparso.

Autostrada dei laghi
L’Autostrada dei laghi è legata al mistero del piccone con il quale Mussolini inaugurò i lavori. Era il famoso “piccone risanatore fascista”.

L’idea di conservarlo, forse maturata dallo stesso Mussolini, che non era certo uno sprovveduto dal punto di vista mediatico, dipese dall’intuizione che quell’immagine del Duce al lavoro con un piccone sarebbe potuta diventare uno degli slogan più efficaci del fascismo: il famoso, o famigerato, dipende dai punti di vista, “piccone risanatore fascista”. Il centro di Milano, a metà degli anni Trenta, venne sventrato e rifatto completamente nuovo lanciando il medesimo slogan, lo stesso discorso vale per il centro di Monza, per tante altre città italiane e per altrettanti lavori pubblici a partire dalle bonifiche dell’Agro-Pontino. Ma di quel piccone che ispirò buona parte della retorica del Ventennio non si è saputo più nulla. Il mistero sul suo destino è iniziato a Lainate quando il 23 marzo del 1923 venne dato il via libera ai lavori dell’Autolaghi e non è mai stato risolto. Visto il tempo record in cui l’intervento fu concluso, un anno e mezzo, viene da pensare che avesse poteri magici. Ma si tratta chiaramente di una battuta figlia delle lungaggini di oggi e non certo di un endorsment politico. Comunque sia, all’inaugurazione, avvenuta il 21 settembre del 1924, non partecipò il Duce, ma il re Vittorio Emanuele a bordo di una Lancia Trikappa di casa Savoia seguita da un lungo corteo di altre auto. Complessivamente i lavori costarono 90 milioni di lire, mentre il costo del primo pedaggio era di nove centesimi.

Autostrada dei laghi
L’Autostrada dei laghi in un’immagine d’epoca gentilmente concessa dal comune di Lainate.
Autostrada dei laghi
L’Autostrada dei laghi in un’immagine d’epoca gentilmente concessa dal comune di Lainate.
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