LA BASE NATO DI BRESCIA

base Nato Brescia

Wikipedia spiega che “Cortina di Ferro” è una locuzione per indicare la linea di confine che divise l’Europa in due distinte zona d’influenza politica dal secondo dopoguerra a crollo del Muro di Berlino. Da una parte “noi”, vale a dire il mondo occidentale e capitalista facente capo agli Stati Uniti e alla Nato; dall’altra “gli altri”, ovvero il mondo orientale e comunista guidato dall’Unione Sovietica e dal patto di Varsavia. Fra i due blocchi non scoppiò mai una guerra vera e propria, ma piuttosto ci fu un’aspra contrapposizione in diversi settori: militare, scientifico, sportivo e culturale, giusto per fare qualche esempio. Come molti di voi avranno già capito, stiamo parlando della Guerra Fredda, della quale la Cortina di Ferro, assieme al Muro di Berlino, è uno dei simboli più potenti. Quest’ultimo tagliava in due Berlino, la Cortina invece l’intera Europa. Era una lunga barriera di spesse reti metalliche, cavalli di Frisia, filo spinato e torrette d’avvistamento che aveva la funzione di evitare la fuga di migliaia di persone dal regime sovietico. Correva lungo il confine della Finlandia, andava dal mar Baltico all’Adriatico e separava la Bulgaria dalla Grecia. Già, ma allora cosa c’entra la Lombardia? C’entra, perché in realtà le Cortine erano due. La prima è quella di cui abbiamo appena detto; l’altra, invece, meno nota, fatta di onde elettromagnetiche, attraversava la Lombardia a Est di Brescia. Non ci credete? Allora abbiate la pazienza di seguirci in questo nuovo racconto e capirete che non ci sbagliamo e che a pochi passi da casa esiste la possibilità di fare una gita fuori porta dalle inaspettate suggestioni storiche.

Base Nato Brescia
Sergio Feudo alla base Nato Dosso dei Galli sommersa dalla neve.

Iniziamo con l’individuare geograficamente il luogo. Siamo nel cuore delle Alpi bresciane, ai piedi del gruppo dell’Adamello, dove si trova un monte che si chiama Dosso dei Galli. Si trova a metà strada fra i Comuni di Collio e Bagolino. Ci si può arrivare in macchina seguendo la strada provinciale delle Tre Valli, nome dovuto alla sua posizione di collegamento delle tre vallate bresciane (Camonica, Trompia e Sabbia), ma è possibile raggiungerlo anche a piedi o in bici, seguendo uno degli antichi sentieri militari della zona trasformati in percorsi trekking. Fino al 1969 il monte contava 2.275 metri di altezza. In quell’anno, tuttavia, successe qualcosa che ne mozzò letteralmente il cocuzzolo abbassandolo di 80 metri. La Nato infatti decise di potenziare il sistema di comunicazioni Ace High, già in funzione dalla metà degli anni Cinquanta, costruendo una nuova stazione Troposcatter in una zona strategica del Sud Europa. Le Alpi bresciane, appunto, e non fu un caso che il progetto venne fatto partire proprio in quell’anno. Il 1969 inizia col concerto dei Beatles sul tetto della Apple, prosegue con il secondo scudetto alla Fiorentina e lo sbarco sulla Luna, ma termina con l’Autunno Caldo, la strage di piazza Fontana e una crescente tensione fra Usa e Urss. La Guerra Fredda in una delle sue fasi più critiche. La Cortina di Ferro non bastava più ad assicurare la sicurezza al mondo occidentale. Per prevenire un’eventuale invasione comunista (a quel tempo considerato come un rischio più che concreto) serviva un sistema di trasmissione delle informazioni veloce e sicuro.

Ecco allora che il 15 aprile una squadra di operai specializzati iniziò a far saltare a colpi di dinamite la vetta del Dosso dei Galli. I lavori vennero ultimati a tempo di record. La stazione era formata da un unico edificio a due piani fatto di calcestruzzo rinforzato accanto al quale vennero installate due grandi parabole altre 30 metri. Anzi, visto che è ancora lì, sarebbe più corretto dire che la stazione “è” formata da un unico edificio e da due grandi antenne, che viste da lontano sembrano le orecchie di Topolino. È stata chiusa nel 1995. Abbandonata a se stessa. Saccheggiata di tutto. Depredata da ladri, vandali e cacciatori di ricordi, che però non sono riusciti a rubarne il fascino. Quello è immutato. Sarà per il paesaggio mozzafiato che la circonda, ma arrivati lassù in cima si ha la netta sensazione che il tempo si sia fermato agli anni in cui Nixon e Breznev facevano il bello e il cattivo tempo. L’ex base Nato faceva parte di una dorsale che attraversava l’Europa dalla Norvegia alla Turchia: 49 stazioni in totale, distanti l’una dall’altra circa 300 chilometri, collegate alla rete degli Stati Uniti attraverso la Groenlandia, che comunicavano fra loro sfruttando la troposfera, da qui il nome Troposcatter. Va bene, fermiamoci un attimo.

Base Nato a Brescia
Il 15 aprile 1969 una squadra di operai specializzati iniziò a far saltare a colpi di dinamite la vetta del Dosso dei Galli per costruirvi una base Nato.

Siccome immaginavamo fin dall’inizio che le cose si sarebbero complicate cammin facendo, abbiamo deciso per questa puntata di farci dare una mano da un esperto. Anzi, da uno che in quella stazione ci ha lavorato dal 1971 al 1995. Il suo nome è Sergio Feudo, adesso abita in Provincia di Brescia con la moglie e si gode la pensione. Ma per oltre 20 anni è come se fosse stato perennemente sul fronte. “Sono nato in una località di mare del Lazio – spiega – e quando, dopo avere seguito il corso Genio Trasmissioni a Latina, sono arrivato lassù, sono stato male. Mi mancava l’aria e il disagio fisico che provavo era intenso”. Il processo di ambientamento è stato fortunatamente veloce e senza ulteriori traumi. Lassù il lavoro non mancava. “Eravamo in 25, – prosegue – dieci tecnici, un comandante, cinque militari di leva con compiti di supporto e due manutentori, poi c’erano anche sette carabinieri, ai quali spettavano invece compiti di polizia militare”. Come abbiamo accennato, la tecnologia utilizzata per trasmettere le informazioni era la Troposcatter. In altre parole, il segnale veniva lanciato nella troposfera, sparpagliato per renderlo illeggibile e poi raccolto dalle parabole della stazione verso la quale era stato trasmesso. “Al tempo era il metodo più sicuro. – prosegue Sergio – Più sicuro anche dei satelliti. Tutti le informazioni erano criptate e noi avevamo dei manuali per il protocollo delle trasmissioni che dovevano essere bruciati dopo essere state utilizzati”. Avete presente la dicitura Burn after reading riportata su tutti i documenti top secret? Ecco, è la stessa cosa, sembra di essere in un film di spie e intrighi. Nella stazione Nato Dossi dei Galli però non c’erano agenti segreti, ma esperti di trasmissione radio. La sala più importante si chiamava OH, vale a dire Over Horizon, collegata direttamente alle parabole e dentro c’erano le apparecchiature, i radar, i monitor, gli indicatori di frequenza e migliaia di cavi elettrici. La linea comprendeva anche cinque canali telefonici criptati ed usati esclusivamente dai vertici militari e dal presidente americano, chiamati Hot Line (non c’è bisogno di traduzione). Il suo nome in codice era IDGZ ed era collegata a Nord con la stazione di Feldberg in Germania (nome in codice AFEZ e a Sud con quella del monte Giogo (IMXZ), nell’Appennino tosco emiliano. Insomma, se dovessimo tracciare su di una cartina la linea di questa Cortina di onde elettromagnetiche, correrebbe fra Brescia e Desenzano, poi attraverserebbe Ghedi e Cannetto sull’Oglio e andrebbe a finire la sua corsa nel bel mezzo delle montagne sopra Parma. La sicurezza del mondo occidentale e del nostro sistema di vita dipendeva dall’efficienza di questi collegamenti e dalla velocità con cui venivano trasmesse le informazioni. “Gli apparati radio dovevano essere sempre in perfetta efficienza. – prosegue Sergio – I problemi più grossi erano causati dai temporali e dalle abbondanti nevicate invernali. Se durante le belle giornate di sole da lassù si può godere di un panorama mozzafiato, col lago d’Iseo da una parte e il Garda dall’altra, nei giorni di maltempo le cose potevano farsi parecchio complicate”. D’inverno, causa neve, la stazione poteva rimanere isolata per settimane, raggiungibile solo coi gatti delle nevi o con l’elicottero, e talvolta l’intensità dei temporali era tale da far saltare i collegamenti. A quel punto scattava l’emergenza per rimettere in funzione tutto il primo possibile. “Il lavoro era suddiviso in turni. – conclude Sergio – Da regolamento, dovevamo lavorare 24 ore con tre giorni di riposo, ma noi ne facevamo 48 con sei giorni liberi”.

Brescia Base Nato
Alla base Nato di Dosso del Galli lavoravano in 25: dieci tecnici, un comandante, cinque militari di leva con compiti di supporto e due manutentori, poi c’erano anche sette carabinieri, ai quali spettavano invece compiti di polizia militare.

Oggi la stazione è un guscio vuoto. Dopo che nel 1995 è stata dismessa, è stato rubato tutto: apparecchiature radio, consolle, attrezzature, tavoli, letti e persino i sanitari. La proprietà dell’area è privata. Ogni tanto si danno appuntamento gruppi di radio amatori o appassionati di paintball, ma molto più di spesso è meta di appassionati di escursioni e trekking. Ogni tanto vengono proposti progetti per la sua trasformazione. Online si legge che potrebbe essere adibita a museo, ma forse va bene anche così. In un certo modo ci ricorda il check point Charlie di Berlino. La famosa e visitatissima frontiera fra Ovest e Est, con la differenza che l’ex base Nato di Dosso dei Galli non serviva per far passare persone, ma parole.

Base Nato Dosso del Galli

Base Nato Dosso del Galli Brescia

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