LA BATTAGLIA DEL VIGORELLI

Battaglia del Vigorelli

Il Velodromo Vigorelli è senza dubbio uno degli impianti sportivi più importanti di Milano. Non ha la maestosità di San Siro e non può nemmeno vantare la storia plurisecolare dell’Arena Civica, inaugurata addirittura nel 1805. Tuttavia, a suo modo è un impianto unico, che ha scritto pagine epiche del ciclismo nazionale e internazionale e che alle spalle vanta un passato alquanto burrascoso, soprattutto quando è stato utilizzato non per le attività sportive, ma per quelle musicali. Si sa, durante l’estate, quando l’attività agonistica diminuisce, capita che gli impianti sportivi vengano impiegati per organizzare concerti e il Vigorelli non ha fatto eccezione. Fra i tanti che ha ospitato, ce n’è uno passato alla storia non tanto per la performance degli artisti, quanto per il violento scontro esploso dopo solo 26 minuti di musica fra le forze dell’ordine e le centinaia di giovani accorsi per assistere all’esibizione. Una lotta senza quartiere con decine di feriti e altrettanti arresti, durata una notte intera.

Stiamo parlando del concerto dei Led Zeppelin del 1971 e di quella che i giornali dell’epoca chiamarono “La battaglia del Vigorelli”. Il Velodromo, inaugurato nel 1935 in pieno Ventennio fascista, si trova nel quartiere Sempione di Milano, zona Nord Ovest. Vanta una pista lunga quasi 400 metri lungo la quale sono stati compiuti ben sei record dell’ora. Il primo già tre giorni dopo la sua inaugurazione da Giuseppe Olmo; il più famoso nel 1942 da Fausto Coppi. Distrutto dai bombardamenti alleati nel ’43, ricostruito più bello di prima nel ’46, a partire dall’inizio degli anni Cinquanta il Vigorelli era già tornato in piena attività. Gare di ciclismo ovviamente. Ben tre edizioni dei campionati mondiali su pista e altrettante tappe del Giro d’Italia. Quanto a fama, oramai, minacciava da vicino San Siro e l’amministrazione comunale pensò quindi di sfruttarlo per organizzare concerti di grande richiamo.

Vigorelli Milano
I Beatles hanno suonato al Vigorelli il 24 giugno 1965. Ad aprire il concerto Peppino Di Capri.

Fra i primi ci fu quello dei Beatles datato 24 giugno 1965. Unica apparizione degli scarafaggi di Liverpool a Milano, che per l’occasione ebbero come supporter Peppino di Capri. Due le esibizioni. La prima di pomeriggio, alle 17. La seconda alle 21. In tutto, novantasei minuti per circa 27 mila spettatori per lo più composti da ragazzine fra i 13 e 16 anni, da qui l’ora pomeridiana studiata ad arte per aggirare il più che probabile divieto dei genitori a uscire la sera. Non dimentichiamo che stiamo parlando della metà degli anni Sessanta e che le ragazze italiane si facevano ancora mandare dalla mamma a prendere il latte. L’arrivo a Milano dei FabFour fu ovviamente un evento riportato da tutti i giornali. Ad attenderli alla stazione Centrale c’erano nugoli di adolescenti urlanti e sciami di fotografi impazziti. Imponente il servizio d’ordine, che direttamente dalla voce del questore aveva ricevuto l’ordine di prevenire tempestivamente qualsiasi intemperanza. Non ce ne fu bisogno. Tutto si svolse nella massima tranquillità e lo stesso valse per i molti altri concerti organizzati negli anni successivi.

Vigorelli Led Zeppelin
I Led Zeppelin.

Fino alla sera del 5 luglio del 1971, quando a Milano arrivarono i Led Zeppelin. A portarli in Italia per la loro prima data in assoluto nel Belpaese fu il Cantagiro, manifestazione canora itinerante che andava per la maggiore negli anni Sessanta. In altre parole, se i Beatles avevano avuto come supporter Peppino di Capri, i Led Zeppelin, i nuovi alfieri del rock duro in odore di satanismo, avrebbero chiuso le esibizioni di Gianni Morandi, Lucio Dalla, Milva e Bobby Solo. Per usare una metafora culinaria, fu come mettere la marmellata sugli spaghetti. Difficile pensare a stili così lontani, anche e soprattutto in relazione ai fan. E infatti le cose iniziarono ad andare male fin da subito. Il primo e unico cantante italiano a salire sul palco, davanti a un Vigorelli gremito, fu Gianni Morandi. L’accoglienza, purtroppo, non fu delle migliori: bordate di fischi, ululati e insulti. Più, raccontano le cronache, anche qualche zolla di terra. Il Gianni nazionale abbandonò il palco nel giro di pochi istanti in lacrime e quelli che avrebbero dovuto suonare dopo di lui, vale a dire Dalla, Milva e Bobby Solo, rinunciarono. Meglio evitare. Nel frattempo, fuori dal Vigorelli, dove premevano per entrare altre centinaia di ragazzi, la temperatura stava iniziando a salire. D’altro canto, da almeno due anni a Milano aveva oltrepassato i limiti di guardia.

Vigorelli Milano
Sassaiole, cariche della polizia, bombe molotov, lacrimogeni. Ne furono sparati a decine, anche dentro il Vigorelli, che in breve si trasformò in un girone dantesco dal quale gli stessi Led Zeppelin batterono in ritirata.

Una febbre delirante che più o meno ogni fine settimana trasformava il centro della città in un campo di battaglia. Rossi, neri, polizia, carabinieri e manganellate. Tante manganellate. Un’esplosione incontrollata di violenza che di lì a qualche minuto avrebbe investito anche il Vigorelli. Davanti ai cancelli presidiati dalla polizia in tenuta anti sommossa si erano formati nutriti gruppi di “autoriduttori”, vale a dire contestatori che sostenevano la gratuità della musica e che quindi volevano entrare al concerto senza pagare. Al loro fianco, gruppi formati da decine di giovani della sinistra extraparlamentare e poi tanti altri ragazzi che semplicemente stavano seguendo l’onda. La scintilla che incendiò la notte milanese scattò quando, verso le 22, visto il forfait degli artisti italiani, le famiglie che erano venute al concerto decisero di andarsene. L’apertura dei cancelli fece scattare un tumulto e in quegli stessi istanti i Led Zeppelin fecero la loro apparizione sul palco accolti da un’ovazione. Nel giro di poco tutto il quartiere Sempione venne messo a ferro e fuoco. Sassaiole, cariche della polizia, bombe molotov, lacrimogeni. Tanti lacrimogeni. Ne furono sparati a decine, anche dentro il Vigorelli, che in breve si trasformò in un girone mefitico. “Keep cool” continuava a ripetere il cantante del gruppo, Robert Plant. “State calmi” diceva. Ma oramai la notte era sfuggita di mano e quando due fumogeni sfiorarono il palco, anche la band inglese decise che era arrivato il momento di uscire di scena. La battaglia finì così per scoppiare anche dentro il Vigorelli. Pista distrutta, spalti devastati, palco saccheggiato. Qualcuno fu visto fuggire col charleston del batterista John “Bonzo” Bonham. Il bilancio finale fu di oltre 30 feriti, metà dei quali fra le forze dell’ordine (un carabiniere perse un occhio) e di circa quindici arresti. I danni furono di oltre due milioni di lire. Una battaglia, insomma. Violenta e improvvisa, ma non imprevedibile perché nei mesi precedenti si erano verificati scontri analoghi durante i concerti di Eric Clapton, dei Rolling Stones e di Santana. C’era da aspettarsi qualcosa del genere. Era nell’aria.

Vigorelli Milano
Il Vigorelli di Milano, oggi.

Quello di quel 5 luglio 1971 non fu dunque il primo scontro durante un concerto, ma fu senza dubbio l’ultimo. L’indomani, il cantante dei Led Zeppelin Robert Plant disse infatti che non avrebbe più messo piede a Milano e come lui molti altri grandi artisti del rock mondiale disertarono l’Italia. Fuori e dentro il Vigorelli, quella notte, si svolse un vero e proprio scontro generazionale, si addensarono tensioni sociali e la politica si mescolò definitivamente alla musica. La battaglia del Vigorelli avviò un processo di progressiva emarginazione della scena musicale italiana che durò più o meno un decennio e nello stesso modo, per il Vigorelli iniziò un lento oblio che si trasformò in deciso declino a metà anni Ottanta, quando la “fiucada dell’85” fece crollare una parte di tettoia che sfondò la pista. Ma come abbiamo detto il Velodromo Vigorelli è un impianto duttile, che si sa adattare, e infatti nel 1997, grazie all’intuizione di organizzarci una gara della coppa del mondo di sci di fondo, tornò prepotentemente alla ribalta. Nel 2000, poi, venne intitolato ad Antonio Mapes, leggendario ciclista degli anni Cinquanta sette volte campione del mondo di velocità, e negli anni successivi venne utilizzato come campo da gioco e da allenamento da parte delle due squadre di football americano di Milano: i Rhinos e i Seaman. Nel 2016, infine, sono stati ultimati alcuni importanti lavori di riqualificazione che hanno rimesso completamente a nuovo la pista. Insomma, il Vigorelli continua ad essere uno degli impianti più vivaci e ricchi di storia di Milano, un simbolo di una città in bianco e nero che non c’è più, ma che merita comunque di essere ricordata. D’altro canto, non ci può scordare di quella maledetta notte in cui i Led Zeppelin fecero piangere Gianni Morandi.

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