IL CANAPIFICIO DI CASSANO

Canapificio Cassano D'Adda

La Rivoluzione industriale dietro casa. Non serve fare lunghi viaggi per rendersi conto di cosa è stato quel processo di trasformazione economica e industriale che fra ‘800 e ‘900 ha letteralmente cambiato il volto del mondo. Basta andare a Cassano d’Adda e chiedere dove si trova il vecchio Canapificio.

Lì, fra quei capannoni abbandonati, quelle officine diroccate e quegli uffici mezzi distrutti, sono state scritte alcune delle pagine più importanti della storia dello sviluppo economico lombardo. Il Linificio-Canapificio nazionale, costruito nel 1873 su di un lotto di 120 mila metri quadrati affacciato sull’Adda, è il simbolo della Rivoluzione industriale made in Lombardia, con il fiume leonardesco come co-protagonista. Lungo le sue sponde, che separano la Provincia di Milano da quella di Bergamo, dalla metà dell’Ottocento in poi sono cresciute filande, setifici e vellutifici, oltre alle grandi centrali elettriche come la Bertini e la Taccani, che sfruttandone la corrente fornivano energia elettrica alle aziende. E il Canapificio di Cassano era uno dei siti produttivi più importanti, un vero e proprio fiore all’occhiello dell’imprenditoria lombarda, circondato da altre eccellenze come il ponte di Paderno d’Adda del 1889, opera d’ingegneria civile che ha poco da invidiare alla tour Eiffel, e il villaggio Crespi del 1878, esempio unico al mondo di “Company town”, dichiarato dall’Unesco patrimonio dell’umanità.

La parabola del Canapificio di Cassano, uno dei più grossi d’Europa, può essere considerata come il simbolo di tutte le aree industriali abbandonate, dove oramai si mischiano memoria e degrado. Il Canapificio non fu mai solo e solamente un posto di lavoro. Per Cassano e i borghi vicino fu qualcosa di più, fu un luogo dove guadagnarsi il rispetto sociale attraverso l’impegno quotidiano, il luogo dove trovare nuovi amici e forse anche l’amore. Fu, in una parola, una specie di grande famiglia.

Canapificio Cassano
La parabola del Canapificio di Cassano, uno dei più grossi d’Europa, può essere considerata come il simbolo di tutte le aree industriali abbandonate, dove oramai si mischiano memoria e degrado.

Oggi, a oltre 20 anni dalla chiusura, di quell’efficienza produttiva, di quella visione sociale dell’imprenditoria, non rimangono che pochi ricordi custoditi dai cassanesi più anziani. Tutto il resto, è degrado a uno stadio quasi terminale. Il Canapificio è abbandonato a se stesso e a poco sono valsi i diversi tentativi di riportarlo in vita trasformandolo in un nuovo quartiere residenziale con uffici e negozi, cercando al contempo di mantenere parte delle vecchie strutture come testimonianza. La sua chiusura nel 1995 ha significato la fine di un’epoca. Il Canapificio era una città nella città, che scandiva anche il passare delle ore con la sirena della produzione. E una volta fuori, c’era il Dopolavoro, dove fra i dipendenti s’intrecciavano conoscenze, amicizie e amori. Tre generazioni di cassanesi si sono date il cambio là dentro.

Linificio Canapificio Cassano Gera D'Adda
Il Canapificio è abbandonato a se stesso e a poco sono valsi i diversi tentativi di riportarlo in vita trasformandolo in un nuovo quartiere residenziale con uffici e negozi.

Tre come i piani di riqualificazione che si sono succeduti in questi ultimi anni, i primi due rimasti fermi al palo, il terzo, arrivato dopo una lunga inchiesta locale per tangenti che ha tenuto bloccata l’amministrazione per due anni, prevederebbe di recuperare il comparto con un dimezzamento della volumetrie, preservando alcune parti di pregio come i 100 metri di tettoia utilizzata come corderia e la ciminiera a Nord. Per il momento, però, si tratta solo di progetti sulla carta.

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