CASCINA ALLUVIONI

Cascina Alluvioni

Ricordate Novecento, il famoso film di Bernardo Bertolucci? Quello lunghissimo, che dura cinque ore e rotti? Ricordate l’uccisione del maiale grazie alla quale tutte le famiglie della corte hanno da mangiare? Rammentate la scena in cui il fascista Attila, magistralmente interpretato da Donald Sutherland, viene prima bersagliato e poi ricoperto di merda di vacca? Ecco, l’atmosfera è uguale. Stesse case, stesse stalle, stessi fienili. E se si chiudono gli occhi anche stessi odori, stessi rumori e stessa gente. D’altro canto buona parte delle scene della pellicola interpretata fra gli altri da Robert De Niro e da Gerard Depardieu, entrambi giovanissimi, sono state girate proprio in provincia di Cremona, circa 30 chilometri più a est, per la precisione nell’azienda agricola Badia di Voltido, al confine con la provincia di Mantova.

Ma non stiamo parlando della cascina del film Novecento, bensì di cascina Alluvioni di Brancere, vicino a Stagno Lombardo, un paesotto che se da una parte conta poco più di mille abitanti, dall’altra è la cittadina più grande della zona, l’unica che consente un riferimento geografico degno di questo nome. Cascina Alluvioni è  infatti immersa nel silenzio più assoluto, sulle sponde del fiume Po, che dopo aver bagnato Cremona si spinge a sud verso Casalmaggiore e Brescello.

Cascina Alluvioni Cremona

Oltre al cortile dal sapore antico, è possibile ammirare anche la casa padronale e, soprattutto, la Limonaia, vale dire la serra dove tanti anni or sono venivano conservate le piante di limoni in vaso, costruita con torri e merli da sembrare quasi un castello. Cascina Alluvioni, tuttavia, non gode di buona salute. Pezzo dopo pezzo sta per venire giù completamente e per quanto certe atmosfere riportino alla mente il film di Bertolucci, è diroccata. Chi la visita sicuramente può respirare l’aria che si respirava nelle antiche corti lombarde, ma rischia di cascare in un buco nel terreno o di rimanere sotto al crollo di qualche trave. Insomma, per farla breve, chi ci entra lo fa a suo rischio e pericolo e cogliamo l’occasione per indirizzare alla proprietà un appello: la cascina Alluvioni merita di essere rimessa in sesto.

Lo merita perché, nonostante si trovi in pessime condizioni, è un bell’esempio di architettura agricola. Forse uno dei più importanti del territorio. Un simbolo della laboriosità dei contadini che popolavano la pianura Padana. Un pezzo della storia lombarda che purtroppo, un po’ alla volta, sta completamente sparendo. In più punti la vegetazione ha preso il sopravvento. Erbacce, arbusti e rami coprono il fascino del posto. E lo stesso dicasi per i crolli che hanno colpito soprattutto i tetti. Cascina Alluvioni versa in stato di totale abbandono, sconosciuta anche agli stessi residenti in zona, è meta solo di curiosi, fotografi e video amatori che desiderano immortalarne la bellezza. Gli unici lavori che sono stati fatti sono quelli di puntellare le zone più a rischio e di rimozione dell’amianto. Oltre a questo cascina Alluvioni, situata nel cuore della pianura Padana, è completamente lasciata a se stessa. A farla da padrone sono i detriti e l’oblio. L’unico conforto arriva dalla Sovrintendenza, che ha posto un vincolo a tutta la struttura. In sostanza la proprietà non può fare ciò che vuole, ma in caso di ristrutturazione dovrà seguire le indicazioni e le prescrizioni date dall’ispettorato. Rimanendo in tema di film, a metà anni Settanta il regista Alberto Lattuada voleva usarla come set di “Oh Serafina!”, con Renato Pozzetto e Dalila Di Lazzaro, tratto dall’omonimo romanzo di Giuseppe Berto. Tuttavia le sue condizioni, già fatiscenti e precarie, spinsero Lattuada a scegliere un’altra ambientazione e le riprese vennero così effettuate nelle campagne attorno a Ripalta Cremasca e nel convento di Santa Maria della Croce a Crema. Alla Limonaia, un vero e proprio gioiello , alla casa padronale, alle abitazioni dei braccianti e alla corte si aggiunge un altro elemento, quanto meno insolito: la cappella gentilizia della famiglia Germani, proprietari della struttura fino alla fine dell’Ottocento, situata qualche decina di metri fuori dalla cascina. La cappella, sola soletta in mezzo ai campi, testimonia il legame della famiglia Germani col territorio.

Casina Alluvioni

Un legame molto forte attorno al quale sono nate alcune leggende. Si tratta ovviamente di fantasmi, ma sono fantasmi seri. Anzi serissimi, dal momento che sono finiti anche in un libro intitolato “l’Italia dei fantasmi”, scritto da Harold Stuart, che ha raccontato come attorno al Po siano fiorite col tempo storie, miti e favole riguardo spettri, apparizioni e inquietanti presenze. La cappella gentilizia sarebbe (usiamo il condizionale perché con queste cose non si è mai sicuri di nulla) stata costruita in terra sconsacrata. Per questo motivo i Germani, o meglio i fantasmi dei Germani, vagherebbero senza requie. In particolare una loro bambina, morta secoli fa in età prematura, apparirebbe nelle notti di luna piena cavalcando un destriero bianco, avvolta da lunghe vesti, terrorizzando i presenti. Una seconda leggenda racconta invece di un gruppo di amici che, incuriosito dalle storie attorno alla cascina, si sarebbe fermato una notte per vedere coi propri occhi cosa sarebbe successo. Per ore non sarebbe accaduto nulla fin che non si sarebbe aperto all’improvviso un cancello dietro il quale sarebbe apparso il vecchio Germani, convinto garibaldino, con tanto di stivali, cappello e spada. L’avvistamento sarebbe stato anche riportato nel libro di Stuart e trattandosi di leggende e fantasmi noi, ovviamente, siamo arci convinti che sia tutto vero.

Cascina Alluvioni

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