LA CASCINAZZA

Cascinazza Monza

Monza, tardo pomeriggio di un qualsiasi giorno lavorativo. Il traffico si muove alla velocità di un calesse. Viale Fermi, passaggio obbligato per arrivare al raccordo delle tangenziali, è la solita marmellata di lamiere, gas di scarico e pneumatici. La noia cresce, il nervoso pure. Servirebbe una distrazione. Qualcosa che non faccia pensare al tempo perso. L’occhio cade su di un grande campo verde smeraldo. Uno dei pochi sopravvissuti alle lottizzazioni selvagge degli anni Settanta e Ottanta. È bello, fa venire voglia di farci un giro in bici, una lunga pedalata fino a quello strano cascinale che si scorge sullo sfondo. È lontano, coperto per metà dalla vegetazione, ma nonostante la distanza e i rampicanti lascia intuire due cose. La prima: un tempo doveva essere una grossa azienda agricola. La seconda: sta crollando a pezzi. Ce n’è anche una terza, che però non è visibile a occhio nudo. Per vederla serve andare indietro nel tempo e spulciare nella cronaca locale brianzola. In quegli articoli di politica e vita amministrativa che, a partire dai primi anni Ottanta, raccontano di un mistero urbanistico dietro al quale si nasconde l’unica sconfitta patita da Silvio Berlusconi imprenditore.

Se Milano Due a Segrate, di cui abbiamo parlato qualche giorno fa, incarna il successo che ha dato inizio a tutto, se è l’episodio di serendipità imprenditoriale che ha dato via libera all’ascesa del Cavaliere di Arcore, allora cascina Cascinazza di Monza è la nemesi, il lato oscuro, il fato che all’improvviso diventa avaro. Berlusconi voleva trasformare quel prato e quel vecchio cascinale in un moderno quartiere residenziale che si sarebbe dovuto chiamare Milano Tre. Ci ha provato in tutti i modi a ottenere le relative licenze. Anni di tentativi, polemiche e battaglie legali. Ma non c’è stato niente da fare. Alla fine, non è riuscito a mettere nemmeno un mattone. E se ci si pensa un attimo è ben strana questa cosa. Un imprenditore affermato come Berlusconi, col suo piglio, la sua capacità persuasiva, che ha già realizzato importanti investimenti a Milano e che ha le conoscenze giuste, non riesce a costruire in una cittadina di Provincia come Monza? Molto strano. Un mistero, appunto. Un piccolo giallo che si snoda fra le pieghe di piani regolatori, concessioni edilizie e metri cubi. Prima però di svelarne la soluzione facciamo un po’ di storia.

Cascina Cascinazza
Cascina Cascinazza rappresenta un fallimento imprenditoriale di Silvio Berlusconi.

Se oggi cascina Cascinazza è un rudere che fa quasi a paura per il livello di degrado e per le sinistre figure che lo frequentano, una volta era un’azienda agricola modello, nata sotto il Ducato degli Sforza. La sua storia inizia nel XV secolo, quando Bianca Maria Sforza donò il fondo a una Cappellania del Duomo di Monza. I frati la destinarono subito a uso agricolo e in breve tempo divenne un esempio di completa integrazione fra agricoltura e zootecnia. Cascina Cascinazza è stata l’unica azienda agricola umida del nord Milano. Grazie alle marcite e alla vicinanza al canale Villoresi, il prato poteva essere tagliato anche cinque o sei volte l’anno anziché tre e grazie ai carichi di fieno sempre più frequenti fu possibile allevare fino a 300 capi di bestiame. Per secoli fu una delle fattorie più floride della Provincia, fino a che non arrivò la Seconda Guerra Mondiale e poi il Dopoguerra. Con la ricostruzione e il boom economico. Là dove c’era l’erba, cantava un tizio nato in via Gluck.

In pochi anni case e casermoni crescono in maniera scomposta nelle periferie delle grandi e medie città e Monza, porta d’ingresso per la verde Brianza, non fa eccezione. Fanno gola i suoi prati e quello che circonda cascina Cascinazza viene acquistato negli anni Sessanta dai Ramazzotti, quelli dell’amaro. Col Comune concludono un accordo per costruire quasi due milioni di metri cubi di residenziale, una vera e propria colata di cemento, poi però ridimensionati a poco più di 300 mila. La destinazione del fondo è agricola, ma non è un problema insormontabile. In Consiglio comunale, dove la maggioranza è saldamente in mano alla Democrazia Cristiana, iniziano però le prime polemiche. Fra le righe degli articoli del tempo emerge una certa ostilità e così all’inizio degli anni Ottanta i Ramazzotti si stancano e decidono di disfarsene. Cascina Cascinazza diventa così di proprietà di Berlusconi. Il via libera ai cantieri per la costruzione del nuovo modernissimo quartiere residenziale sembra una questione di ore. In Comune vengono presentati progetti e plichi di documenti alti una spanna. In cambio del permesso, Berlusconi si offre di realizzare servizi alla città come asili, parchi pubblici e centri di aggregazione. Se volete farvi un’idea delle dimensioni dell’intervento aprite google maps e cercate cascina Cascinazza.

Cascinazza Monza
Cascina Cascinazza è stata l’unica azienda agricola umida del nord Milano.

Milano Tre sarebbe dovuta sorgere sull’area di circa 50 ettari compresa fra via Ghilini e via Masaccio. Ma il condizionale rivela in anticipo che alla fine non venne scavata nemmeno una zolla di terra. A partire dagli anni Novanta, poi, a quella ostilità già sperimentata dai Ramazzotti, si sommano le polemiche sollevate dai sempre più numerosi movimenti ambientalisti. Tuttavia, nonostante le contestazioni, le condizioni per costruire ci sarebbero comunque tutte: Berlusconi accetta di ridurre le volumetrie, la giunta municipale è di centro destra e l’iter burocratico può considerarsi come esaurito. Ma non c’è verso. La lottizzazione Cascinazza continua a rimanere ferma al palo. L’acme dello scontro viene raggiunto all’inizio del nuovo millennio, quando la città elegge una maggioranza di centro sinistra. È il momento più duro dello scontro. Volano gli stracci, oltre alle minacce di passare alle vie legali. Alla vicenda urbanistica già di suo molto complicata si intrecciano ricorsi e cause, ma quando alla successiva tornata elettorale va al governo nuovamente una giunta di centro destra arricchita dalla presenza di Paolo Romani come assessore all’Urbanistica, in molti pensano che oramai sia solo un questione di ore. Invece, quella che sembrava essere una vittoria annunciata ancorché agognata, si rivelerà essere la Waterloo di Berlusconi.

Cascinazza Monza
Milano Tre sarebbe dovuta sorgere sull’area di circa 50 ettari compresa fra via Ghilini e via Masaccio. Ma il condizionale rivela in anticipo che alla fine non venne scavata nemmeno una zolla di terra.

C’è solo il tempo per aggiungere alla già complessa vicenda di cascina Cascinazza un’inchiesta della magistratura e poi il cavaliere di Arcore decide di vendere. Nel frattempo, Berlusconi ha costruito la sua Milano Tre da un’altra parte, a Basiglio, nella zona Sud Milano, mentre cascina Cascinazza, rimasta un’area agricola, si è trasformata un po’ alla volta in un rudere da film horror: tetti crollati, muri scrostati e infestati dai graffiti, segni di bivacchi antichi e recenti e vegetazione incolta. Sono lontani, lontanissimi gli anni in cui la tenuta era uno dei fiori all’occhiello dell’agricoltura del Nord Milano, una cascina modello studiata anche nelle università e citata nei libri specializzati. Oggi cascina Cascinazza fa spavento per lo stato di abbandono e per la quantità di detriti che contiene. Meriterebbe una sorte migliore, se non altro per valorizzare lo splendido parco che la circonda, e in attesa che qualcosa cambi, noi possiamo solo limitarci a ricordare la sua storia. Che non finisce certo qua perché il mistero urbanistico di cui abbiamo parlato poche righe sopra non è stato ancora risolto: come mai Berlusconi non è riuscito a costruire a Monza la sua Milano Tre? Non ci sono prove certe per dare una risposta a quest’ultima domanda, ma solo delle voci che per anni sono girate nei corridoi della politica monzese. Voci secondo le quali a impedire a Berlusconi di entrare nel mercato immobiliare monzese siano stati i costruttori locali, gelosi dei lori spazi e poco propensi a dividere con gli “stranieri” i loro metri cubi. Un politico del quale non faremo mai il nome, nemmeno sotto tortura, disse: “Il sindaco potrà essere anche eletto da Berlusconi, ma se vuole governare in questa città deve fare i conti con la lobby degli imprenditori”. Berlusconi però non sembra portare rancore: pochi mesi fa si è comprato il Monza Calcio e ha promesso di portarlo in serie A.

Monza Cascinazza

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1 Comment

  • Grazie per avere spolverato questi ricordi che sono impresse nella mia memoria!!
    Anni 90 sono stati gli anni “d’oro” per chi ha volontariamente speculato!!
    Ma io voglio ricordare un episodio che raccontava mio padre
    Erano gli anni della seconda guerra mondiale e lui ritorno’ a piedi dalla Russia, impiego’ 4 mesi per arrivare a Monza dove trovo’ una citta’ allo sbando, senza cibo e miseria
    Nella cascina Cascinazza si produceva il burro e un camion con il carico e’ stato investito da una bomba
    Raccontava ” dal camion usciva il burro come cascate di cioccolato bianco”
    Lui,come altri andarano a raccogliere questo burro che si era disperso intorno ai terreni circostanti la cascina
    Felice di questo bottino porto’ a casa di nonna Clelia il burro che per molti giorni servi’a sfamare tutta la famiglia e quelle che abitavano le case di Monte Tognetti

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