IL CASTELLO DI CUASSO

Castello di Cuasso

Una storia, per essere tale, ha bisogno di protagonisti, di eventi e anche di un ambientazione. In modo particolare se si tratta di una storia del mistero, i fatti devono inseriti nel giusto contesto, altrimenti si rischia di vanificare lo sforzo narrativo. La Londra di fine Ottocento, per esempio, il cuore più contraddittorio dell’epoca Vittoriana, è un posto ideale per questo scopo. È lì, infatti, che troviamo Sherlock Holmes, Jack lo Squartatore e anche Dracula. Oppure, se si tratta di una vicenda di fantasmi e spettri, il posto giusto potrebbe essere un castello scozzese, magari mezzo diroccato, un luogo dove si sono consumati amori, tradimenti e duelli all’ultimo sangue. Non è però necessario attraversare la manica per trovare un luogo simile. A un’oretta di macchina di Milano, affacciati sul lago di Lugano, ci sono infatti i resti di un castello medioevale dimenticato, la cui fondazione è letteralmente avvolta nel mistero e attorno al quale, negli anni, sono cresciute diverse leggende. Si tratta del castello di Cuasso al Monte, in Provincia di Varese, dimenticato per così tanto tempo dalla gente del posto da essere diventato lui stesso un fantasma.

A parte alcuni libri scritti da studiosi di storia locale e alcuni articoli di giornale, non esistono molti documenti sul castello di Cuasso e le notizie certe sul suo conto sono poche. Si sa per esempio che la sua fondazione risale all’Alto Medioevo e che venne edificato in posizione strategica, alla sommità di una gola da dove si può controllare tutta la zona. Molto probabilmente ebbe anche un ruolo nello scontro fra Guelfi e Ghibellini del XIII secolo, ma dopo essere passato sotto il Ducato di Milano se ne perdono completamente le tracce per anni. Avvolta nel mistero è anche la sua fondazione, nel senso che nessuno è ancora riuscito a stabilire con esattezza chi lo abbia costruito. Alcuni anni fa, infatti, al termine di una piccola campagna di scavi condotta da alcuni storici locali, emerse che la sua pianta è talmente insolita da avere solo due analogie: l’oramai scomparso castello di Trecate e, guarda caso, il maniero di Warkworth, nel Nord dell’Inghilterra, quasi al confine con la Scozia. L’ipotesi più probabile è che sia stato realizzato da maestranze sassoni a scopi militari e di presidio. Idea che è stata ripresa a secoli di distanza anche dall’esercito Italiano. Prima dello scoppio della Prima Guerra Mondiale il generale Cadorna decise infatti di inserire quel rudere all’interno della Linea Cadorna, il sistema di fortificazioni ribattezzato un po’ pomposamente “Maginot italiana”, che va dalla Val D’Ossola alla Valtellina, costruita per proteggere le industrie di Torino, Milano e Brescia da possibili attacchi attraverso la Svizzera.

Castello di Cuasso al Monte
A parte alcuni libri scritti da studiosi di storia locale e alcuni articoli di giornale, non esistono molti documenti sul castello di Cuasso e le notizie certe sul suo conto sono poche.

Negli anni antecedenti il conflitto, Il mastio venne così trasformato in una torre di osservazione e i cunicoli in trincee. Lo sforzo di ingegneria bellica, però, fu pressoché inutile dal momento che di lì a qualche anno l’Italia venne sì invasa, ma dalla parte opposta, in Sicilia. In ogni caso, alla fine delle ostilità il castello e la sua storia vennero nuovamente dimenticati. I resti, già piazzati in una posizione defilata rispetto a strade e centro abitato, furono coperti da piante e rampicanti, fino a sparire completamente dalla vista. E come accade per tutti, o quasi, i luoghi abbandonati, iniziarono ben presto a fiorire leggende e storie di fantasmi, come quella che vorrebbe i boschi della zona abitati dallo spettro del figlio del Duca di Cuasso, Carlo, ucciso a tradimento per amore di una donna. Le cose sarebbero andate più o meno così: ai tempi della prima crociata, il nobile signore Duca di Cuasso partì assieme a un manipolo di fidati guerrieri alla volta della Terrasanta, lasciando al castello la moglie, il piccolo figlio e un fedele maggiordomo. Poco dopo, però, la moglie morì e il giovane erede venne allevato nella famiglia del maggiordomo che aveva altri due figli, un maschio e una femmina. I guai iniziarono quando, oramai grandicelli, l’erede del conte e la figlia di maggiordomo s’innamorarono, scatenando una morbosa gelosia da parte del fratello della giovane. Sebbene entrambi i padri avessero proibito questo amore, i giovani continuarono a vedersi di nascosto e per darsi appuntamento utilizzavano la cascata della Cavallizza. Un giorno però la ragazza scoprì di essere incinta e, al rifiuto di Carlo di riconoscere il bambino, si suicidò buttandosi nella cascata. Il fratello, accecato dall’odio e dal dolore, uccise a sua volta l’amante della sorella, il cui fantasma, dicono le leggende, si aggiri ancora oggi fra le rovine del maniero in cerca del suo assassino. Ma si tratta di leggende, appunto, di storie da raccontare magari davanti a un caminetto acceso in un fredda notte d’inverno.

Castello di Cuasso al Monte

Castello di Cuasso

 

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