GLI ERETICI DI CONCOREZZO

Catari Concorezzo eresia

Concorezzo è quella che si può definire una piccola e tranquilla città di provincia. Conta poco più di 15 mila abitanti, alcune ville gentilizie degne di nota come palazzo De Capitani, una dogana e una stazione dei carabinieri. Il centro storico si snoda lungo via Libertà e ogni fine settimana i bar della zona si riempiono di pensionati, giovane coppie e bambini per il rito del cappuccio con brioche. Una piccola, tranquilla e operosa cittadina di provincia, appunto. Tuttavia, non è sempre stato così. C’è stato un tempo, tanti anni fa, in cui Concorezzo era una città di livello europeo, famosa in Italia, in Francia e in buona parte dell’Est Europa per essere la capitale dei Catari, e dove la Santa Inquisizione diede vita a una delle persecuzioni più atroci della sua storia.

I Catari, o Perfetti così come venivano chiamati per il loro stile di vita, furono un movimento eretico nato nel Sud della Francia intorno al X secolo. La loro dottrina si basava sul dualismo materia-spirito: la prima era cattiva, la seconda buona. I Catari erano convinti che tutto il mondo materiale fosse male e per questo erano arrivati a rifiutare il persino il battesimo d’acqua, l’eucarestia e anche il matrimonio. L’atto sessuale era visto come un errore, proprio perché destinato alla procreazione di un altro corpo che avrebbe tenuto in gabbia uno spirito, e per quanto riguarda l’alimentazione erano dei vegani ante litteram: rifiutavano qualsiasi cibo derivante da un accoppiamento, eccezion fatta per il pesce.
Ma a renderli particolarmente antipatici ai vertici della Chiesa romana e far a scattare le persecuzioni nei loro confronti non furono tanto le posizioni estreme in fatto di cibo e sesso, quanto la loro costante denuncia della corruzione morale e materiale di tutto il clero, in quel periodo particolarmente ben predisposto verso i piaceri della carne.

Catari Concorezzo eresia
La chiesa di Sant’Eugenio: da qui si scatenò la repressione dei catari a Concorezzo.

I Catari nacquero in Occitania, ma essendo abili commercianti erano portati a viaggiare molto spesso. Anno dopo anno e affare dopo affare arrivarono fino in Bulgaria dove diedero vita al bogomillismo. L’articolo che trattavano più frequentemente erano le stoffe e non fu un caso se intorno alla metà del 1100 giunsero a Concorezzo, un piccolo e tranquillo villaggio alle porte di Milano dove da qualche anno gli abitanti si erano distinti per la loro abilità in una produzione moto particolare: gli aghi.

Ancora oggi i concorezzesi vengono chiamati i “gugiroeu” e per lo stesso motivo la più importante benemerenza civica cittadina è la “Gugia d’ora”. Sulla presenza dei Catari a Concorezzo, don Ercole Gerosa, concorezzese doc e figura storica locale, ha scritto un bel libro dal titolo “La storia dell’eresia Catara a Concorezzo”. Gerosa fotografa il momento in cui i Catari giunsero a Concorezzo citando un manoscritto conservato nella biblioteca di Tolosa che dice: “Il 22 luglio del 1246, Giovanni Pagés dice di avere comperato da Pietro Gausbert 34.000 aghi e di essersi impegnato a corrispondergli sei franchi di Melguel”.
I Catari scoprirono dunque Concorezzo per motivi commerciali, ma stando a quanto successe dopo, dovettero trovarsi decisamente bene. Nel volgere di pochi mesi, infatti, la comunità dei Perfetti crebbe a vista d’occhio diventando la capitale italiana del catarismo: degli oltre 4 mila adepti presenti sul territorio italiano, più o meno la metà aveva deciso di mettere radici proprio a Concorezzo.

 

Catari Concorezzo storia dell'eresia
Concorezzo fu la capitale italiana dell’eresia catara.

Oggi di tracce del loro passato e del loro passaggio, purtroppo, non ce ne sono più. Anzi no. Qualcosa è rimasto, anche se non si tratta di una vestigia catara, ma dell’unica chiesa cattolica che in quel periodo riuscì a sopravvivere. Si tratta della chiesa di Sant’Eugenio, posizionata all’incrocio fra la Sp 2 e la Sp 3 a pochi metri dal cimitero cittadino.
La chiesa di Sant’Eugenio, la più antica della città, divenne un baluardo della cristianità, una roccaforte del clero tradizionale, una vera e propria enclave cattolica in territorio nemico, fino a che l’Inquisizione non cominciò ad alzare il tiro per spazzare via ogni tipo di deriva anti dogmatica. A quel tempo nella zona di Milano l’inquisitore più temuto e attivo era un frate dominicano, tal Pietro da Verona.

Catari Concorezzo Storia
I Catari scoprirono Concorezzo per motivi commerciali e successivamente vi misero radici.

Il suo zelo, tuttavia, non piacque a un nobile concorezzese che aveva abbracciato l’ideologia catara, Stefano Confalonieri di Agliate.
Il nobiluomo, indispettito dalle continue notizie sugli arresti e sugli interrogatori del frate, decise di farlo fuori e commissionò l’omicidio a un sicario che arrivava da fuori, Carino de Balsamo, che tese il fatale agguato dalle parti di Barlassina. L’assassinio di Pietro, però, non si rivelò un buon affare per la comunità catara concorezzese.
Il fattaccio infatti scatenò la repressione del Podestà di Milano, Oldrano da Tresseno, che per conto della Chiesa di Roma inviò in Brianza truppe armate fino ai denti. E la loro base logistica, l’avamposto dal quale fecero partire la riscossa che sancì l’inizio della fine per la comunità catara di Concorezzo, fu proprio la chiesa di Sant’Eugenio.

Written By
More from REDAZIONE

L’EX MACELLO DI MONZA

Il Macello di Monza era il cuore pulsante della città, il luogo...
Read More

2 Comments

  • Sarebbe bene, vista la particolare storeograficità dell’articolo che venissero indicate le fonti di tutte le principali affermazioni con note bibliografiche verificabili e magari che l’articolo fosse firmato (Non mi pare che lo sia)

    • grazie Stefano della sua opinione. In verità l’articolo cita al proprio interno alcune delle fonti consultate, per esempio il libro di don Ercole Gerosa, e come per tutti i nostri servizi i contenuti sono il risultato di contatti, ricerche, archivi e telefonate svolti da giornalisti. Non abbiamo pretese di saggistica, le note bibliografiche pertanto non ci sembrano indispensabili e non sono in linea con il progetto editoriale di Storie Dimenticate. Per quanto riguarda la firma, a Storie Dimenticate crediamo che quello che viene scritto sia più importante di chi lo scrive. Tranne in casi particolari gli articoli continueranno a non essere firmati. Grazie per averci dato modo di esplicitare questi aspetti. A presto!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *