LA COLONIA FARINACCI DI CREMONA

colonia Farinacci Cremona

La Colonia ex Farinacci di Cremona non è l’unica in Lombardia. Fra gli anni Trenta e i Cinquanta nel Nord Italia ne sono state costruite a centinaia. Forse a migliaia. In riva ai fiumi, come quella di Cremona, appunto, costruita sulla sponda Nord del Po, ma anche in collina, in montagna e al mare. Erano un’opportunità per migliaia di ragazzini poveri e sofferenti di tubercolosi di mangiare regolarmente, di trascorrere una settimana o due di vacanza e di curarsi. A Selvino, in Provincia di Bergamo, si trova la Colonia Sciesopoli, famosa per esser stata utilizzata durante la fine della Seconda Guerra Mondiale come ricovero per 800 orfani ebrei, che grazie a quell’improbabile rifugio riuscirono a scampare la deportazione. Nella pineta di Cervia, invece, si trova la maestosa colonia intitolata a Costanzo Ciano, il padre di Galeazzo, marito della figlia del Duce, adesso ridotta a un gigantesco rudere in riva alla spiaggia che Pupi Avati utilizzò nei primi anni Ottanta come location per “Zeder”, un film horror decisamente inquietante, uno dei suoi primi lavori, uscito a distanza di un paio d’anni da “La casa dalle finestre che ridono”.

Colonia Farinacci Cremona
La Colonia Farinacci è un luogo simbolo di Cremona. Crediti immagine: Fondazione Arvedi-Buschini.

Oltre alla colonia Farinacci di Cremona, dunque, ribattezzata dopo la Seconda guerra mondiale per ovvie ragioni Colonia Padana, in Lombardia ce ne sono molte altre disseminate lungo tutto il territorio. I giornali degli anni Trenta, per esempio, scrivevano che “nell’anno IX dell’era fascista esistono nella Valle Padana 81 colonie in grado di ospitare complessivamente 11.802 bambini”. Insomma, la Colonia di Cremona non è certo un unicum. Tuttavia, a differenza delle altre, che in linea di massima giacciono da decenni in un profondo stato di abbandono e degrado, è stata recentemente rimessa a nuovo mantenendo intatta la struttura originaria (a forma di poppa di nave) grazie a un finanziamento della Fondazione Arvedi-Buschini. La stragrande maggioranza di questo patrimonio immobiliare è stato infatti abbandonato a se stesso a partire dagli anni Settanta. Dimenticato e lasciato a marcire in un angolo.

La Colonia di Cremona, intitolata a uno dei fascisti più intransigenti e odiati del regime, invece, con la sua caratteristica forma di nave, è riemersa dal mare di degrado in cui lentamente si era inabissata. Il primo nucleo delle ex Colonie Padane nacque durante la Prima guerra mondiale. L’Adriatico, per colpa del conflitto, era diventato un mare pericoloso e le Colonie sorte lungo quella costa nei primi del Novecento non erano più utilizzabili. Per assicurare comunque ai bambini più gracili e malaticci una o due settimane di sole, di aria buona e di pasti regolari, vennero allestite strutture di fortuna in riva al Po. Per lo più baracche o capanne, che però col tempo crebbero e sulle quali il regime fascista puntò trasformandole in un eccezionale strumento di consenso. Farinacci lo sapeva molto bene e ogni sabato non mancava di farsi vedere da quelle parti.

Colonia Farinacci
La Colonia di Cremona fu realizzate nel 1936, testimonianza dell’architettura italiana nel periodo fra le due guerre.

La Colonia di Cremona fu realizzate nel 1936, testimonianza dell’architettura italiana nel periodo fra le due guerre. Sorge in una zona golenale del Po, immersa in uno splendido bosco che si estende su di un’area di quasi 40 mila metri quadrati. A Cremona, eccezionale città d’arte, ci sono tante cose da visitare: il bellissimo Duomo, il Battistero, il palazzo del Comune e la Loggia dei Militi. Tuttavia, nell’elenco merita di starci anche la Colonia ex Farinacci. Il suo valore non è artistico, per quanto possa essere considerata come un ottimo esempio di razionalismo fascista, ma merita di essere ricordata perché la sua storia è la storia di migliaia di ragazzini che per la prima volta abbandonavano la cascina per andare a farsi curare la tubercolosi. Adolescenti nati in famiglie povere di contadini o di operai che per la prima volta trascorrevano qualche giorno di vacanza lontano dal cortile di casa. La sua storia è la storia di intere generazioni che hanno attraversato la guerra e il boom economico. Le notti in camerata coi coetanei, la colazione nel refettorio, l’adunata in cortile, gli esercizi ginnici e i tuffi in acqua.

Colonia Farinacci
A partire dagli anni Ottanta, la Colonia Farinacci è stata un po’ di tutto: teatro di un cruento omicidio di mafia negli anni Novanta, zona di spacciatori, luogo di raduno per gli appassionati di Harley Davidson e zona frequentata da giovani coppie in cerca di intimità. Crediti immagine: RastelliFoto.

La storia della Colonia ex Farinacci di Cremona è uguale a quella di molte altre strutture simili: dismissione, abbandono e degrado. A partire dagli anni Ottanta, è stata un po’ di tutto: teatro di un cruento omicidio di mafia negli anni Novanta, zona di spacciatori, luogo di raduno per gli appassionati di Harley Davidson e, per finire, anche zona frequentata da giovani coppie in cerca di intimità. L’edificio è stato usato per diverso tempo da associazioni del territorio, ma la piena del Po dell’ottobre del 2000 fece fuggire tutti. Qualcuno pensò anche di trasformarla in un locale notturno, ma la presenza nel progetto di slot machine che avrebbero aiutato l’imprenditore a rientrare velocemente dei costi spinse l’amministrazione comunale a bloccare tutto. Non è semplice spiegare le ragioni del loro abbandono. Forse c’entra un inconscio processo di rimozione del Ventennio fascista o forse dipende dal fatto che a loro modo sono un simbolo, rappresentano un momento di passaggio da un’Italia rurale a una consumistica, da un’Italia ancora povera a una dove il benessere era oramai diffuso in tutte le classi sociali.

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