ERBONNE

Erbonne

Ve la ricordate Consonno, la Las Vegas della Brianza? Ve la ricordate quella cittadella del futuro fondata dal conte Mario Bagno a pochi passi da Lecco per regalare ai suoi visitatori serate dalle mille luci e dal divertimento sfrenato? Ecco, provate a pensare a qualcosa di diametralmente opposto, ma non a un borgo fantasma come Rovaiolo, in Provincia di Pavia, abbandonato dai suoi abitanti in fetta e furia per paura di una frana. Pensate invece a un luogo abitato dove il tempo si è fermato. Anzi, dove il tempo scorre, ma più lentamente che in tutto il resto del mondo, un specie di bolla spazio-temporale capace di trasportare i visitatori indietro nel tempo come la famosa DeLorean del film Ritorno al Futuro. Pensate che possa esistere un posto così? Siete scettici? Fate male, perché la risposta è sì, esiste, e si chiama Erbonne.



Per trovarlo basta arrivare a Como, procedere diritto lungo la sponda occidentale, girare verso la Val d’Intelvi una volta arrivati ad Argegno e poi salire fino a quasi mille metri d’altezza. Lì, a una decina di metri dal confine con la Svizzera, trovate Erbonne, un paese dalla storia millenaria e misteriosa.
Cominciamo dall’inizio. Se Roma deve la sua fondazione Romolo e Remo, Erbonne deve invece la sua nascita a un Cereghetti e a un Puricelli. Lì, infatti, si chiamano tutti così e viene da pensare che in proporzione ci sono più Ceregehetti a Erbonne che John Smith in tutti gli Stati Uniti. Certo, Roma nei secoli si è sviluppata fino a diventare una delle città più importanti e belle del mondo, mentre Erbonne continua a contare i soliti 50 edifici fra case e stalle e la popolazione residente non supera le dieci unità. Tuttavia, mentre i romani, ma anche i persiani e gli egizi non avevano ancora dato vita alle loro civiltà, a Erbonne un piccolo nucleo di uomini coraggiosi si dava già parecchio da fare per sopravvivere alla natura selvaggia e ostile. Volete qualche prova? Qualche anno fa, al termine di una serie di scavi archeologici, sono state trovate sette selci lavorate niente meno che dall’uomo di Neanderthal in un periodo stimato fra i 50 e i 60 mila anni fa, mentre la fondazione del villaggio risalirebbe a circa mille anni prima della nascita di Cristo.

Erbonne
Erbonne conta 50 edifici fra case e stalle e la popolazione residente non supera le dieci unità.

Insomma, un gran bel primato, che fa di Erbonne una città unica al mondo, proprio come Roma, anche se in modo diverso. Erbonne, però, non si trova in una posizione privilegiata come la Città Eterna, ma è nascosta fra le valli alpine e così, un po’ alla volta, il tempo e gli uomini se ne sono completamente dimenticati.
A metà Ottocento, per esempio, mentre in Lombardia veniva inaugurata la linea ferroviaria Milano-Monza e la rete stradale si stava sviluppando su impulso della finalmente raggiunta unità nazionale, gli erbonnesi dovevano accontentarsi di applaudire la realizzazione della prima opera pubblica: una fontana, ancora esistente e ancora funzionante. Nel 1930, invece, mentre a Milano entrava in funzione la stazione Centrale, a Erbonne esultavano per il via libera ai lavori della prima strada di collegamento con la Val d’Intelvi, strada che però non fu completata subito, ma solo dopo la guerra. E sempre solo dopo la Seconda Guerra Mondiale veniva effettuato il primo allacciamento elettrico. Nel 1967, poi, mentre nel resto del mondo iniziavano a soffiare i venti della contestazione giovanile, Erbonne viveva invece lo shock del primo furto in appartamento: la notte fra il 18 e il 19 settembre ignoti entravano nella locale casa parrocchiale e rubavano poco più di 65 mila lire. Infine, per la realizzazione di un ponte che collegasse Erbonne a Scudellate, borgo gemello sul versante svizzero della montagna, è stato necessario attendere il 2005.

Erbonne
Erbonne nel 2007 è stata il centro di uno “scandalo” burocratico e fiscale tra Italia e Svizzera.

Ma l’episodio che più di ogni altro lascia letteralmente di stucco è un altro ed è molto recente. Nel 2007, infatti, grazie (o per colpa) di un solerte impiegato della questura di Como venne accertato che a Erbonne non solo le lancette dell’orologio giravano più lentamente che da altre parti, ma anche che gli erbonnesi erano pure clandestini. Per spiegare questo particolare inghippo burocratico bisogna però fare un passo indietro. Erbonne sorge a pochi metri dal confine svizzero ed è abitato da cittadini sia italiani che svizzeri. Le case, le stalle e tutto il resto sono sul suolo italiano, ma per quanto riguarda le beghe fiscali, catastali e politiche lo spazio non si deve calcolare in metri, ma in secoli. Storicamente, infatti, Italia e Svizzera si sono sempre rimpallate competenze e responsabilità. Sin dall’inizio dell’Ottocento gli erbonnesi non hanno mai pagato le tasse a nessuno, poi le hanno pagate al Comune di San Fedele d’Intelvi senza però ottenere nessun servizio in cambio. Luca Marchiò, giornalista, e autore del bel libro “Il luogo che non c’è. I Segreti di Erbonne” spiega così questa situazione quasi kafkiana: “Solo nel secondo dopoguerra si arrivò a un chiarimento definitivo. Oggi tutti, italiani e svizzeri, pagano le tasse in Italia.
Però si pensi che fino al 1911 le bare dovevano essere portate a spalle per i boschi fino al cimitero di Scudellate e che solo nel 1954 è stata realizzata una strada fra San Fedele ed Erbonne al posto dello scomodo sentiero”. Insomma, a causa di questa situazione burocratica tutt’altro che chiara, un solerte funzionario della questura di Como scoprì nel 2000 che gli erbonnesi svizzeri erano tutti clandestini e per evitarne l’espulsione fu necessario chiedere un permesso di soggiorno, ovviamente senza scadenza. Ad agitare ulteriormente la storia di Erbonne hanno poi contribuito per decenni i burlanda e gli sfrusaddu. Ovvero, finanzieri e spalloni.

Erbonne
Data la sua posizione a pochi metri dal confine elvetico, Erbonne è stato in modo particolare negli anni Cinquanta uno degli snodi nevralgici del contrabbando lombardo.

Data la sua posizione a pochi metri dal confine elvetico, Erbonne è stato in modo particolare negli anni Cinquanta uno degli snodi nevralgici del contrabbando lombardo. Non si trasportavano illegalmente armi, droga o danaro, ma caffè, zucchero e, ovviamente, sigarette. Certe notti il via vai era incessante e così nel 1947 venne anche costruita una piccola caserma della guardia di finanza di quattro metri per quattro chiusa però nel 1977 e dal 2000 trasformata in un micro museo dove sono custodite divise, zaini, scarpe e tutti gli altri pezzi del mestiere. Vale la pena visitarlo, così come vale la pena vedere Erbonne, che non è solo un lungo elenco di storie curiose ai limiti del credibile che lo rendono un posto unico al mondo. Erbonne è anche, e soprattutto, un luogo dai panorami mozzafiato da dove partono splendidi sentieri per lunghe camminate immersi nella natura. Erbonne è un villaggio antico dove il silenzio è veramente rotto solo dal ticchettio degli orologi a pendolo e dove l’aria di montagna è così pura che, arrivata una certa ora, fa venire una fame da lupi. E poi, a Erbonne, quando cala la notte, le stelle sembrano così vicine che viene voglia di toccarle con un dito.

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