L’EX DIURNO VENEZIA DI MILANO

Diurno Venezia Milano

Di luoghi dimenticati a Milano ce ne sono molti, ma pochi sono in grado di trasmettere quel senso di quotidianità oramai perduta come sa fare l’ex albergo Diurno di porta Venezia. Piccoli gesti dimenticati come quello di sedersi sulla poltrona del barbiere per una rasatura perfetta o come quello di concedersi un buon bagno caldo e rilassante.

Niente a che vedere con le suggestioni sportive delle vecchie scuderie De Montel o le inquietudini provocate dal vecchio Derganino, dove venivano internati gli infettivi. L’ex diurno Venezia, in fondo a corso Buenos Aires, rappresenta uno spaccato di vita di una Milano che non c’è più. L’ex Diurno fu costruito nel 1925 per offrire un servizio di classe ai viaggiatori, ma anche per dare alla povera gente senza servizi igienici in casa l’opportunità di farsi un bagno come si deve.

Ex Diurno Venezia
L’ex diurno Venezia fu costruito nel 1925 per offrire un servizio di classe ai viaggiatori, ma anche per dare alla povera gente senza servizi igienici in casa l’opportunità di farsi un bagno come si deve.

In superficie la sua presenza e testimoniata solo da due alte colonne che guardano i bastioni (una contiene la canna fumaria della caldaia dei bagni) e da una vecchia pensilina liberty in ferro battuto annerita dallo smog e ricoperta di graffiti. La struttura, attorcigliata su stesse come se fosse sopravvissuta a un rogo, segnalava uno dei due ingressi. L’altro, si trovava in corrispondenza della metro, ma è stato distrutto durante gli scavi e adesso non ne rimane più nulla, solo una piccola porta anonima piazzata al ventesimo gradino della scala che porta ai treni. Niente lo segnala o lo ricorda. Unica traccia, la scritta “public wash house” sulle assi che lo chiudono. Il Diurno è completamente abbandonato a se stesso da un decennio, ma Milano iniziò a scordarsene già nel dopoguerra e il processo di rimozione si concluse definitivamente negli anni Ottanta. Solo un parrucchiere è resistito fino a metà del Duemila e oggi varcarne la porta d’ingresso equivale a fare un salto indietro nel passato. L’umidità, l’incuria e l’abbandono di questi decenni hanno hanno intaccato duramente arredi e muri, ma non abbastanza da cancellare l’atmosfera da Belle Epoque che gli arredi, le boiserie e gli ornamenti sono ancora in grado di trasmettere.

Ex Albergo Diurno Milano
Il Diurno è completamente abbandonato a se stesso da un decennio, ma Milano iniziò a scordarsene già nel dopoguerra e il processo di rimozione si concluse definitivamente negli anni Ottanta.

Appena entrati, ci si ritrova nel bel mezzo del salone centrale. Ai lati, tanti piccoli separé, ognuno ancora con l’insegna del tipo di servizio offerto: cabine da bagno e per la doccia, gabinetti, un locale per guardaroba e stireria, una sala privata per trattative d’affari, un’agenzia turistica, un deposito di biciclette e anche un’agenzia postale. Tutto in stile liberty. Compreso la pavimentazione originale fatta a mosaico. I bagni pubblici di piazza Oberdan una specie di hammam alla milanese, ultimo esempio di albergo diurno rimasto quasi intatto in Italia.
Sulla paternità del progetto, alcuni anni fa si aprì anche una disputa. Anzi, un vero e proprio giallo. Secondo alcuni esperti del settore, la firma in fondo all’intervento potrebbe essere quella dell’archistar dello stile decò Piero Portaluppi. Prove? Non molte. Più che altro indizi, come lo stile inconfondibile delle boiserie e delle decorazioni interne o un appunto scritto dallo stesso Portaluppi sul suo registro dei lavori: “Albergo diurno in Milano, dicembre 1923, 579 ore lavorative”.

Ex Diurno Milano Fai
L’ex Diurno non poteva rimanere dimenticato per troppo tempo. E infatti da qualche anno a questa parte sia l’amministrazione comunale che il Fai, il Fondo ambientale italiano, hanno preso a cuore le sue sorti.

In virtù della sia bellezza e del suo significato, l’ex Diurno non poteva rimanere dimenticato per troppo tempo. E infatti da qualche anno a questa parte sia l’amministrazione comunale che il Fai, il Fondo ambientale italiano, hanno preso a cuore le sue sorti avviando, la prima, un piano di riqualificazione del tetto e della pavimentazione, mentre il secondo si sta preoccupando di organizzare delle visite guidate. Significativa, la testimonianza del presidente Fai Lombardia rilasciata un paio d’anni fa dopo che l’ex Diurno venne ripulito e riaperto. “È stato molto suggestivo entrare dopo tanto tempo che era chiuso – disse Andrea Rurale -. Il tempo era come sospeso, appoggiati agli scaffali c’erano ancora oggetti d’uso comune come forbici e smalti, sembrava che la gente se ne fosse appena andata”.

Written By
More from REDAZIONE

STORIA DI VINCENZO PERUGGIA

Cos’è il genio? È intuizione, decisione e velocità di esecuzione. Non sono...
Read More

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *