L’EX MACELLO DI MONZA

Ex Macello Monza

Il Macello di Monza era il cuore pulsante della città, il luogo dove gli allevatori concludevano affari con una stretta di mano, dove decine di addetti lavoravano la carne che sarebbe poi finita sulle tavole dei monzesi, dove i grossisti della frutta urlavano la bontà delle loro merce alle massaie e dove una volta l’anno tutti, ma proprio tutti i monzesi si incontravano per partecipare alla Sagra di San Giovanni, la festa del santo patrono di Monza.

Oggi, di tutto questo rimane nulla. Dopo oltre 30 anni di abbandono, l’ex Macello comunale di via Procaccini è il fantasma di se stesso. Non più simbolo di una Monza che lavorava e celebrava le sue tradizioni, ma simbolo dei luoghi degradati della città: edifici mezzi diroccati, vecchi macchinari arrugginiti, tetti crollati e cumuli di rifiuti di ogni tipo, persino lastre di amianto e roulotte abbandonate.

Area ex Macello Monza
Dopo oltre 30 anni di abbandono, l’ex Macello comunale di via Procaccini è il fantasma di se stesso.

Quando alle fine dell’Ottocento il Comune di Monza decise di costruire un complesso per la macellazione delle carni, fece le cose per bene. Utilizzò una vasta area vicino al centro, considerò la vicinanza del canale Villoresi per smaltire i resti della macellazione e addirittura acquistò le tettoie per la protezione degli animali dall’Esposizione universale di Torino del 1911. Si preoccupò anche che le stalle venissero realizzate lungo l’asse Est-Ovest, affinché gli animali godessero di più ombra possibile, e i laboratori lungo l’asse Nord-Sud, per garantire più ore di illuminazione agli addetti alla macellazione. Oggi, purtroppo, di quella cura e precisione utilizzate per progettare e costruire l’ex Macello non è rimasto nulla. Una delle aree più “monzesi” della città, è abbandonata a se stessa da 30 anni. E da dieci attende un progetto di recupero che non arriva mai.

L’anno della sua inaugurazione è il 1906. L’area, che conta 44 mila metri quadrati di superficie, è suddivisa in tre parti: l’ex macello vero e proprio, il mercato del bestiame e il mercato ortofrutticolo, ancora attivo e con le stesse tettoie che il Comune acquistò nel 1950 a un’asta indetta dalla Fiera di Milano. Per lungo tempo è stato un punto di riferimento per gli allevatori di tutta la Lombardia. Poteva contenere centinaia fra cavalli, bovini, vitelli e suini e il 24 giugno di ogni anno si trasformava nel teatro della Sagra del bestiame di San Giovanni, cuore delle celebrazioni dedicate al santo patrono della città. A fine anni Settanta tuttavia gli affari iniziarono ad andare male e nel 1984 venne definitivamente chiuso. L’anno successivo, la famosa “nevicata del 1985” fece crollare il tetto degli edifici dove si macellavano bovini e suini, ribattezzati le “cattedrali” per l’architettura che ricordava appunto quella delle chiese. Il Comune, a quel puntò, provò a risolvere il problema facendo entrare in azione le ruspe, ma la Sovrintendenza di Milano in extremis vincolò l’intera area. Il salvataggio coincise anche con l’inizio di un lento abbandono e oggi, ciò che resta, sono ruderi di archeologia industriale che insieme compongono una delle aree più ricche di memoria e al tempo stesso più degradate della città. Sugli ingressi dei reparti sono ancora visibili le scritte delle varie specializzazioni: “Tripperia”, “Distruzione carni infetti”, “Macello bovini” e via dicendo e all’interno, semiricoperti da uno spesso strato di guano, sono sopravvissuti alle incursioni di vandali e graffitari antichi macchinari e attrezzature.

Macello Monza
L’area conta 44 mila metri quadrati di superficie ed è suddivisa in tre parti: l’ex macello vero e proprio, il mercato del bestiame e il mercato ortofrutticolo, ancora attivo.

Fra i piani di riqualificazione più ambiziosi messi a punto di recente compare senza dubbio quello che avrebbe dovuto trasformare tutta la zona in una “Covent garden” della Brianza. Il Comune iniziò a discuterne nel 2006. La fresca nomina a capoluogo di Provincia autorizzava a pensare in grande e nel 2007 i lavori vennero affidati alla Hi Senses Srl di Torino con l’obiettivo di far rivivere l’ex Macello attraverso una cittadella della cultura e dei giovani: locali notturni ricavati dalle stalle, spazi per incontri e spettacoli sotto le tettoie, centro fitness nella “cattedrale” e un parco urbano.

Tuttavia, come sovente accade nelle amministrazioni comunali, i cambi di giunta comportano anche cambi di progettazione. Nel 2012, quando il centro sinistra prese il posto della Lega alla guida della città, decise di sostituire il progetto “Covent garden” con un nuovo progetto che prevede di sfruttare l’area per realizzare un polo scolastico. Operazione che tuttavia ha avuto due controindicazioni. La prima: un nuovo allungamento dei tempi di recupero. La seconda: una vertenza legale per risarcimento danni avviata dall’azienda che avrebbe dovuto dare attuazione al primo progetto e che costerà alle casse comunali un paio di milioni di euro.

Recupero Macello Monza
L’ex Macello di Monza è simbolo del degrado cittadino: vecchi macchinari arrugginiti, tetti crollati e cumuli di rifiuti di ogni tipo, persino lastre di amianto e roulotte abbandonate.

In questo tourbillon di progetti e piani di recupero, l’unica parte realizzata è stata la riqualificazione della palazzina dove una volta avevano sede gli uffici amministrativi dell’ex Macello. Grazie a un intervento da circa 6 milioni di euro, l’edificio è stato completamente rimesso a nuovo e utilizzato per dislocare il personale dell’ufficio Ambiente ed Ecologia. A pochi metri di distanza, tuttavia, il degrado di tutti gli altri edifici aumenta a vista a d’occhio e il cortile è stato trasformato in una discarica a cielo aperto dove sono stati accumulati rifiuti di ogni tipo, compreso lastre di amianto e una vecchia roulotte.

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