L’EX POLVERIERA DI TAINO

Ex polveriera Taino

La bellezza di uno dei panorami più belli della Lombardia, il mistero di una vecchia polveriera nascosta in un bosco secolare e la memoria storica di Taino, piccola cittadina di quattro mila anime in Provincia di Varese. Sono questi i tre ingredienti che fanno dell’ex Polveriera Montedison uno dei luoghi abbandonati più suggestivi e carichi di fascino di tutta la regione.

L’ex polveriera fu costruita agli inizi del 900 nel bosco della collina del Campaccio, affaccio naturale sul lago Maggiore dal quale è possibile godere di uno scorcio mozzafiato: di fronte il monte Rosa, dall’altro lato della sponda Arona e sotto, un po’ spostata a destra, la Rocca di Angera. Per oltre mezzo secolo, l’ex polveriera ha fatto parte della vita e della morte dei tainesi e oggi, dopo 40 anni e passa di abbandono, restano 700 mila metri quadrati di ruderi, vecchi laboratori, camminamenti e cunicoli.

Negli anni di massimo splendore, l’azienda arrivò a impiegare fino a 2 mila addetti, vale a dire l’intera popolazione di Taino. L’anno della sua fondazione è il 1914, pochi mesi prima dello scoppio della Prima guerra mondiale, e fu costruita per volontà dalla ditta francese Davey Bickford Smith. All’inizio la produzione era modesta e anche il numero di addetti non andava oltre le 50 unità. Ma dopo la fine della Grande Guerra, con l’ingresso nella proprietà di grandi aziende del settore, l’attività aumentò: micce rapide, micce lente e micce detonanti, munizioni di diverso calibro e soprattutto proiettili antiaereo e anticarro. Da quei laboratori uscirono anche le micce che vennero utilizzate per l’apertura del traforo del Sempione e durante la Seconda guerra mondiale il comando tedesco per proteggerla allestì anche un distaccamento di oltre 200 militari. Finito il conflitto, iniziò il declino e nel 1972, dopo che la proprietà passo prima alla Montecatini e poi alla Montedison, arrivò la chiusura.

Ex Polveriera Taino Varese
Negli anni di massimo splendore, l’azienda arrivò a impiegare fino a 2 mila addetti, vale a dire l’intera popolazione di Taino.

Tuttavia, il momento chiave della storia dell’ex polveriera, quello che l’ha fatta entrare nella memoria collettiva di tutti gli abitanti della zona, risale al 27 luglio del 1935, quando un’esplosione avvenuta durante una delle fasi della lavorazione uccise 35 tainesi. Ma la tragedia non spezzò il legame fra la popolazione e la fabbrica. Al contrario, nonostante il dolore e la disperazione, in un certo modo lo rinsaldò: i tainesi erano consci del rischio che correvano, quell’azienda paradossalmente dava da vivere a migliaia di famiglie e c’erano addetti che prima di iniziare a lavorare si facevano il segno della croce.

Adesso, dopo 40 anni di abbandono, ciò che rimane sono solo edifici mezzi diroccati e capannoni sventrati. Resti che adesso stanno crollando a pezzi, muti spettatori delle sempre più frequenti incursioni di vandali, writer, sette sataniche e appassionati di softair attirati dai sentieri infestati di rovi, dalla vegetazione fitta e dai cunicoli: è come se l’ex polveriera stesse per essere inglobata dal bosco che per anni l’ha protetta dalle incursioni aree.

Ex Polveriera Taino Varese
Dopo 40 anni di abbandono ciò che rimane sono solo edifici mezzi diroccati e capannoni sventrati.

Ovviamente, come per ogni luogo abbandonato che si rispetti, anche per l’ex polveriera nel corso degli anni sono fiorite leggende, per lo più legate alla presenza di spettri. Una delle storie più gettonate riguarda i fantasmi delle vittime della grande esplosione del ’35. C’è chi sostiene di averli visti vagare fra gli alberi e le rovine e chi, invece, afferma di averne udito i lamenti.

La cosa certa, tuttavia, è l’intenzione dell’amministrazione comunale locale di bloccare il degrado. Dieci anni fa decise di rilevare il terreno per un milione di euro, una spesa impegnativa per un comune di 4 mila abitanti scarsi, tanto che non mancarono critiche e polemiche. L’ex Polveriera è un “balcone naturale” affacciato sul lago e l’obiettivo è costruire un grande villaggio turistico con albergo, residence, centro sportivo e ville. Ma il progetto, nonostante le offerte, non è mai decollato: colpa della crisi, delle dimensioni eccessive dell’area e del divieto imposto dal Pgt a insediamenti commerciali di grandi dimensioni. Nel frattempo, in attesa che il progetto di recupero prenda finalmente forma e sostanza, in Comune hanno pensato di mantenere viva la storia e la memoria dell’ex polveriera trasformando l’ex Dopo lavoro in un museo civico con centro anziani annesso.

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