IL FIUME PIÙ BREVE D’ITALIA

Fiumelatte

Percorrendo la vecchia statale 36 che costeggia la sponda lecchese del lago di Como, giunti poco prima dell’abitato di Varenna, si attraversa un piccolo borgo aggrappato al fianco occidentale della Grigna. Lì, incastrato fra vecchie case di pescatori trasformate in appartamenti per i villeggianti, si trova quello che con un pizzico di partigianeria l’amministrazione locale ha definito come il fiume più breve d’Italia, vale dire Fiumelatte. Il fiume sbuca da una grotta nascosta nel fitto della vegetazione e prima di tuffarsi nel lago percorre una distanza di soli 250 metri. Pochi, molto pochi, ma non abbastanza da meritarsi effettivamente il primato nazionale, che invece pare spetti all’Aril, un immissario del lago di Garda che di metri ne conta ancora meno: 175, per la precisione.

Non è tuttavia la lunghezza (o cortezza) a rendere la storia di questo fiume interessante. Più misterioso il fatto che nonostante le ripetute spedizioni di geologi nessuno sia mai riuscito a individuarne la sorgente e a spiegarne l’intermittenza: Fiumelatte inizia a scorrere il 25 marzo di ogni anno e smette il 7 ottobre. Appare e scompare come un fantasma. Improvviso e impetuoso e deve il suo nome evocativo proprio al percorso ripido e scosceso che trasforma l’acqua in schiuma biancastra. Fra i suoi primi esploratori, probabilmente attratto dalle sue caratteristiche alquanto singolari, compare niente meno che Leonardo da Vinci, il genio dei geni, che nel Codice Atlantico, al folio 214, scriveva così: “A riscontro a Bellagio è il Fiumelaccio, il quale cade da alto più che braccia 100 dalla vena donde nasce, a piombo sul lago, con inistimabile strepitio e romore. Questa vena versa solamente ad agosto e settembre“. Anche Plinio il Vecchio, il famoso ammiraglio della flotta romana che corse in soccorso di Pompei durante l’eruzione del Vesuvio, si interessò di questa piccola meraviglia della natura. E un fiume così incredibile, che sgorga repentino e tumultuoso da una fenditura nella montagna, capace di suscitare l’interesse di uomini come Leonardo e Plinio, oltre che di molti altri naturalisti e studiosi, non poteva non favorire il nascere di molte leggende.

Fiumelatte Varenna
Fiumelatte inizia a scorrere il 25 marzo di ogni anno e smette il 7 ottobre. Appare e scompare come un fantasma.

La più famosa racconta di una splendida fanciulla dagli occhi azzurri e dai capelli biondi circondata di spasimanti che promise il suo cuore a chi le avesse rivelato l’origine del Fiumelatte. Ci provarono in tre a entrare in quell’antro buio e umido, ma quando dopo molti giorni tornarono, i tre ragazzi non erano più gli stessi di prima. Gli occhi spiritati, i capelli bianchi e radi, la bocca contorta in una smorfia di terrore, sembrava avessero guardato negli occhi il diavolo e dopo che tutti e tre morirono nel giro di poche ore senza dire una parola su ciò che avevano visti là dentro, nessuno ebbe più l’ardire di avventurarsi in quel buco maledetto dove gli spazi angusti e un buio infinito erano in grado di far perdere il senno a chiunque. Un’altra leggenda racconta invece di tre frati che, decisi a scoprire le origini de fiume, si addentrarono nella grotta nonostante gli scongiuri degli abitanti del posto. Cosa avrebbero potuto fare quei tre fraticelli di fronte ai demoni e ai fantasmi che li attendevano oltre l’imboccatura? Niente di niente. E infatti, dopo qualche giorno, quando l’acqua, puntuale come un orologio svizzero riprese a sgorgare violenta, i corpi dei tre uomini furono scaraventati nel lago. Morti. Leggende, suggestioni, storie di paese che negli anni hanno contribuito a far lievitare il fascino misterioso di questo posto. Attenzione, però. L’origine del Fiumelatte e la sua intermittenza continuano a rimanere un mistero reale. Le spedizioni di geologi addentratesi nella grotta sono riuscite ad arrivare fino a un certo punto. Poi, si sono dovute fermare di fronte a cunicoli troppo stretti e pericolosi. Così, negli anni novanta, per farsi un’idea almeno approssimativa, un gruppo di studiosi pensò di ricorrere a un espediente ingegnoso: salì in cima alla Grigna e versò del colorante atossico nella grotta “W le donne” che a distanza di qualche minuto comparve poi nel tratto finale di Fiumelatte. La cavità dalla quale il fiume sbocca sarebbe dunque il condotto superiore di un sistema di canali carsici situati nella pancia del Grignone. Ma arrivare fino alla sorgente, addentrarsi in quel labirinto di cunicoli popolato di incubi fino al punto esatto dove il fiume inizia la sua corsa è impossibile. A meno che non si voglia uscire completamente pazzi.

Fiumelatte
Il punto in cui Fiumelatte esce dalla montagna.

Fiumelatte

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