IL FRONTE PER LA LIBERAZIONE DEI NANI DA GIARDINO

Fronte Liberazione Nani Giardino

I loro obiettivi? Le ville circondate da giardini e cortili. Agivano col favore delle tenebre vestiti di nero, col passamontagna calato sul volto, scavalcavano i cancelli stando bene attenti a evitare telecamere e sistemi d’allarme e, una volta dentro, catturavano la loro preda per poi sparire senza lasciare tracce. Ce ne è abbastanza per pensare a un racconto di cronaca nera, una di quelle brutte vicende di sequestri che hanno funestato il Nord Italia e in modo particolare la Lombardia negli anni Settanta. Ma non è così, o lo è solo all’apparenza perché in questo caso chi si intrufola furtivo nella proprietà altrui non lo fa per fare del male, ma del bene. Non vuole rapire uomini, donne o, peggio ancora, bambini, ma liberare nani.

Nani da giardino, per la precisione, perché questa è l’incredibile e divertente storia del Fronte di Liberazione dei nani da giardino, nato a metà degli anni Novanta nel cuore della Francia, diventato nel giro di pochi mesi un fenomeno internazionale grazie anche all’arrivo di Internet e che, in Lombardia, in modo particolare nelle Province di Varese, Pavia e Monza, ha visto operare alcuni dei gruppi più attivi e sfrontati.
Iniziamo col dire che non sappiamo se tenere nani in giardino sia una cosa chic o kitsch. Non ci interessa questo lato della vicenda. C’è chi ne va matto, chi li detesta o addirittura chi ne ha paura. A noi va bene tutto. Ciò che ci preme, invece, è risalire alle origini del fenomeno per capire come mai, fra gli anni Novanta e i primi del Duemila, centinaia di persone hanno sentito la necessità di organizzarsi in cellule segrete del Fronte per rapire, pardon liberare, migliaia di nani da giardino. Fonti sicure non ce ne sono, ma pare che le liberazioni siano state oltre 10 mila nel giro di un decennio. I nani da giardino li hanno inventati i tedeschi, ma a renderli famosi nel mondo ci ha pensato un inglese. I nani, così come i troll, sono parte integrante della cultura fiabesca nord europea e si dice che siano in grado di tenere lontani gli spiriti maligni che si aggirano nelle lunghe notti invernali. L’abitudine di tenerne qualcuno in giardino come elemento di arredo si diffonde in Germania più o meno meno nel XVII secolo, ma è in Inghilterra, a metà dell’Ottocento, che il fenomeno esplode nel vero senso della parola. Il merito va ascritto a Sir Charles Ishman, ex brillante studente della Rugby School e del Brasenose College, membro della British National Association of Spiritualism e appassionato giardiniere. Durante un viaggio in Germania, Sir Ishman rimase molto colpito da quella strana abitudine di popolare i giardini delle tenute con dei nanetti e così decise di acquistarne ben 22 e di portarli in patria per dare un tocco esotico ai giardini di Lamport Hall, la sua residenza nel Northampton. L’idea ebbe successo e un po’ alla volta si diffuse in tutto il mondo. Ancora due dati aiutano a capire la portata del fenomeno: nel 1997, vale a dire quando il Fronte ha iniziato a compiere blitz, in Francia furono venduti quasi un milione di nani da giardino. Il paese a più alto tasso, con 27 milioni di nani, era invece la Germania, mentre in tutto il mondo erano circa 100 milioni.

Fronte liberazione nani giardino
I nani, così come i troll, sono parte integrante della cultura fiabesca nord europea e si dice che siano in grado di tenere lontani gli spiriti maligni che si aggirano nelle lunghe notti invernali.

Il Fronte per la liberazione dei nani da giardino è nato nel 1996 in Normandia, ad Alecon, nel dipartimento dell’Orne. In francese il nome corretto è Front de Liberation des Nains de Jardin, che abbreviato diventa Flnj. Il primo colpo, la liberazione di una statua di Ronald McDonald, fu una goliardata di un gruppo di studenti universitari. Per essere precisi, il loro capo, un ragazzo che si faceva chiamare “il prof”, la definì una “cazzata”, ma che fece presa molto velocemente. Nel 1997, infatti, a Limoges un cercatore di funghi trovò nei boschi vicino alla cittadina famosa per le sue ceramiche ben 119 statuette ordinatamente disposte in circolo in una radura. Il cercatore avvisò subito i gendarmi che, a quel punto, capirono che le decine di denunce di furto di nani da giardino presentate nei giorni precedenti non erano uno scherzo.
Lo slogan coniato dal Fronte, che spiega il senso dei blitz, dice: “Bloccati in un involucro di gesso, costretti a stare al freddo, sotto neve e pioggia, soggetti agli sberleffi e ai bisogni di vari animali e spesso dei piccoli uomini, lontano dal vostro mondo, come vi sentireste voi al posto loro?”. Insomma, quelle anime libere e antiche, imprigionate in giardini borghesi, dovevano tornare nel loro habitat naturale: il bosco, appunto. L’episodio finì su tutti i giornali d’Europa. Internet fece da amplificatore. In breve casi analoghi si verificarono in Germania, in Spagna, nei paesi Scandinavi e anche in Canada e negli Stati Uniti. In Italia il debutto è datato 1997 con due diverse organizzazioni segrete: il Movimento Autonomo per la Liberazione delle Anime da Giardino e le Brigate Nane, operative anche in Toscana. Facile immaginare lo stupore delle prime vittime, tranquilli e benestanti padri di famiglia che, uscendo la mattina per andare al lavoro, non trovavano più i tanto amati nanetti. Ed è facile immaginare anche lo sconcerto del carabiniere che riceveva la denuncia di furto: “Cosa significa che le hanno rubato i nani?”, “Significa che qualcuno mi ha rubato i sette nani in terracotta che avevo in giardino, vicino all’oleandro”, “Le hanno rubato anche Biancaneve?”.

Fronte liberazione nani giardino
In Lombardia il primo blitz del Fronte Liberazione Nani da Giardino venne messo a segno in una scuola materna di Legnano. A seguire toccò a diverse altre villette delle Province di Pavia e di Monza, ma fu soprattutto nel varesotto che il fenomeno si sviluppò in maniera rilevante.

Il primo blitz venne messo a segno in una scuola materna di Legnano. A seguire toccò a diverse altre villette delle Province di Pavia e di Monza, ma fu soprattutto nel varesotto che il fenomeno si sviluppò in maniera potente. Sesto Calende, Cardano al Campo, Azzate, Fagnano e Varese sono alcune delle città finite nel mirino dei liberatori nostrani. Il caso che fece più scalpore è dei primi anni del Duemila, quando i carabinieri pizzicarono a Olgiate Olona tre ragazze di ottima famiglia. Il trio fu fermato mentre cercava di liberare 14 statuette che erano già state allineate sul marciapiede in attesa di essere caricate su di un furgoncino. “Ci avete beccato, siamo prigionieri politici” dissero ai miliari increduli, che non riuscendo, o non volendo cogliere il senso ultimo dell’operazione, le arrestarono (una, minorenne, fu solo denunciata). Non sappiamo come è andata a finire. Probabilmente in niente, anche se codice penale alla mano le tre giovani si erano rese responsabili di furto e forse anche di violazione di domicilio. Tuttavia, la loro storia, così come la folle storia di questo fenomeno dimenticato e sepolto, merita secondo noi di essere ricordato. È vero, si tratta di un gioco e per di più anche rischioso ma, come sanno molto bene tutti i bambini, non c’è niente di più serio del gioco. Pochi anni prima di morire, il famose scrittore e poeta Sebastiano Vassalli, dalle colonne del Corriere della Sera, scrisse queste parole: “Purtroppo, a causa dell’età, non me la sento di sfidare cani feroci, ma ogni volta che un gruppo di nani viene liberato il mio vecchio cuore ha un balzo di gioia. L’ultimo è stato il 3 agosto, quando i giornali di tutta Europa, Corriere compreso, davano notizia del ritrovamento di 143 nani nella piazza del municipio di Sarrebourg in Lorena. Appartengo a una generazione che ha aperto gli occhi su un continente devastato dalla guerra e che ha cercato con tutte le forze di cambiare il mondo (naturalmente in meglio). Quel grande sogno, dopo il famoso 1968, si è ridimensionato e in parte è svanito. Il mondo va dove vuole lui, ma qualcosa si può fare per cercare di migliorare, si possono liberare i nani da giardino. Nani di tutto il mondo unitevi!”

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