GLI ULTIMI GIORNI DI MARINETTI

Morte Tommaso Marinetti

È una Bellagio che non ti aspetti quella che emerge scavando fra le pieghe della sua storia. Non è una cittadina votata solamente al turismo, ma è qualcosa di più. È come uno scrigno all’interno del quale è custodito un segreto che affonda le sue radici nel tempo. Si tratta della morte di un personaggio unico nel suo genere. Discusso e provocatore. Criticato e chiacchierato. Ma un poeta, un drammaturgo, uno scrittore, in una parola: Filippo Tommaso Marinetti, uno dei padri fondatori del futurismo, che finì i suoi giorni proprio nella cittadina lariana il 2 dicembre del 1944.

In riva al lago di Como aveva passato poco più di un mese e aveva composto il suo ultimo poema. Tuttavia, malato di cuore, reduce dalla campagna di Russia, era venuto meno all’inizio dell’inverno. E della sua fine si era addirittura interessato il New York Times. Il famoso quotidiano statunitense aveva infatti dedicato alla morte del poeta un articolo datato 3 dicembre, segno, forse, di come Marinetti fosse più famoso all’estero che in Italia. “Uccidiamo il chiaro di luna”. Basterebbe questa frase per definire Marinetti e per chi avesse ancora qualche dubbio citamo “Zang tumb tumb”, poemetto simbolo, opera pubblicata a Milano l’anno che scoppiò la Prima Guerra Mondiale, vale dire nel 1914.

Filippo Tommaso Marinetti Bellagio
Filippo Tommaso Marinetti in riva al lago di Como aveva passato poco più di un mese e aveva composto il suo ultimo poema.

Nato ad Alessandria d’Egitto il 22 dicembre del 1876 è considerato da tutti come il “poeta combattente”. È stato uno dei principali interpreti del suo tempo, i primi anni del ‘900. Ispiratore del movimento del futurismo assieme a Umberto Boccioni, Carlo Carrà e Luigi Russolo. Partecipò sia alla rotta di Caporetto che alla vittoria di Vittorio Veneto. Amante della velocità, dell’azione, della guerra, amico intimo del duce, Benito Mussolini, ha preso parte anche all’avventura di Fiume con Gabriele D’Annunzio. Solo che due galli in un pollaio non vanno troppo d’accoro e dopo una furiosa litigata col vate, Marinetti se ne andò.
Per non farsi mancare nulla fu protagonista anche della Seconda Guerra Mondiale e arrivò a Bellagio dopo essere stato parte attiva, sul fronte russo, della spedizione dell’Armir come ufficiale volontario. Aveva 66 anni. Del resto, in un’intervista degli anni Trenta Vitaliano Brancati aveva affermato che la guerra sarebbe stata combattuta dai vecchi, mentre i giovani sarebbero stati risparmiati per “la fecondazione della razza”.

Filippo Tommaso Marinetti a Bellagio
Filippo Tommaso Marinetti era nato ad Alessandria d’Egitto il 22 dicembre del 1876 ed era considerato da tutti come il “poeta combattente”.

Bellagio è situata in una posizione estremamente fortunata, al confluire di entrambi i rami del lago di Como, da una parte quello di Lecco, dall’altra quello di Como, in mezzo lei, con le sue viette, con i negozietti di oggetti caratteristici, con le sue chiese, i palazzi nobiliari, con villa Melzi d’Eril, con Villa Serbelloni dove si trova l’unica sede estera della Rockfeller Foundation, che ogni anno ospita conferenze di politici, scienziati e studenti provenienti da tutto il mondo. Bellagio che ogni anno è visitata da migliaia di turisti. Bellagio con i suoi hotel e i suoi scorci, capace di ispirare la costruzione di un resort a Las Vegas che porta il suo nome e pure Sergio Leone: in uno dei suoi capolavori, C’era una volta in America, fa camminare Robert De Niro (Noodles) ed Elizabeth Mc Govern (Deborah) proprio lungo una delle passeggiate di Bellagio. Però non siamo qui per fare uno spot turistico di Bellagio, che per quanto bella sia non ha certo bisogno di noi per reclamizzarsi come una delle più affascinanti cittadine d’Italia. Il perno centrale del racconto odierno invece è Filippo Tommaso Marinetti. Anzi, la sua morte che come abbiamo scritto è avvenuta nel dicembre del ’44, quando la Seconda Guerra Mondiale stava finendo e per la precisione nell’hotel Splendide, affacciato sul lungolago Manzoni.

Filippo Tommaso Marinetti
Un ritratto di Filippo Tommaso Marinetti.

La figura di Marinetti è stata discussa da più parti. Il suo ruolo, la sua amicizia con Mussolini e la sua vicinanza al fascismo ne hanno fatto un uomo sì di cultura, ma al centro di molte polemiche. Era giunto a Bellagio grazie ai buoni uffici di un suo amico, l’ambasciatore giapponese presso la Repubblica di Salò, Shinokuro Hidaka. Marinetti, assieme alla moglie Benedetta Cappa, anche lei poetessa e scrittrice, era stato ospite nell’hotel Splendide, che al tempo si chiamava Splendido essendo vietate le parole straniere. Come abbiamo detto, era reduce dalla campagna russa ed era gravemente malato di cuore. Assieme alla consorte e ad entrambe le figlie alloggiava nelle stanze al primo piano dell’hotel, quelle attrezzate con i balconi. Una targa, mezza nascosta, sul lato destro dell’albergo per chi guarda, ne rammenta la presenza. Lì, in quella camera, vi aveva abitato per oltre un mese in attesa di essere trasferito in Svizzera, dove la sua malattia avrebbe dovuto essere curata e forse guarita. In Svizzera sarebbe dovuto andare sempre grazie all’appoggio dell’ambasciatore Hidaka, che era rimasto letteralmente affascinato dalle sue poesie e scritti. In altre parole, era lui a pagare il conto delle stanze in cui il poeta dormiva con la moglie e le figlie.

La morte di Filippo Tommaso Marinetti
Marinetti era giunto a Bellagio grazie ai buoni uffici di un suo amico, l’ambasciatore giapponese presso la Repubblica di Salò, Shinokuro Hidaka.

Il giorno prima era sceso a passeggiare lungo le rive del lago, molto probabilmente aveva percorso lo stesso tratto che Sergio Leone aveva fatto percorrere a Noodles e Deborah. Sul lago aveva anche composto il suo ultimo poema, il “Quarto d’ora della X Mas”. Aveva confidato alla consorte la sua frustrazione per un regime, quello fascista, ormai prossimo alla completa dissoluzione. Poi, era morto. Aveva 68 anni. La notte fra il primo e il 2 dicembre il suo cuore malato, fiaccato dalle fatiche dell’ultima guerra, aveva cessato di battere. Pochi giorni dopo la sua dipartita giunse l’autorizzazione per il trasferimento in Svizzera, ma arrivò troppo tardi. La sua salma venne visitata anche da Benito Mussolini. Il duce era riuscito a eludere i controlli imposti dal regime nazista. In macchina era arrivato fino a Bellagio e qui, dopo essersi fatto aprire la porta dal custode dell’hotel Splendido, aveva dato l’estremo saluto all’amico di tante battaglie. I funerali vennero celebrati nella chiesa dedicata a San Giacomo e successivamente venne trasferito nel cimitero monumentale a Milano, dove la sua avventura iniziò e dove tuttora è sepolto. Tre mesi dopo le esequie Mondadori pubblicò, a tiratura limitata, il “Quarto d’ora della X Mas” con una commossa introduzione di Benedetta. Ma quasi nessuno se ne accorse.

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