LA RAI NEL PARCO DI MONZA

Centro Rai Parco Monza

In cima hanno fatto il nido alcuni gheppi. Quei piccoli e veloci rapaci hanno trasformato l’antenna Rai all’interno del Parco di Monza in un rifugio. Probabilmente vi hanno nidificato altre specie di volatili, ma i gheppi sono i più presenti. Lì vicino, a poche decine di metri, si trova anche l’ex centro di controllo Rai, i cui giardini, che contano quasi duemila metri quadrati di spazio, sono stati trasformati in una maxi tana dai ghiri del polmone verde e gli alberi vengono usati dagli scoiattoli rossi per scorrazzare avanti e indietro senza sosta.

Centro Rai Parco Monza
Realizzato nel 1954 dall’archistar, il centro Rai del Parco di Monza ha attraversato oltre sessant’anni rimanendo uguale a se stesso.

Siamo in viale Mirabellino, traversa di viale Cavriga, uno degli angoli più suggestivi del Parco e l’ex centro Rai, con il suo antennone, è una delle fittanze più pittoresche. Fra tutti gli edifici storici e di prestigio, dall’Autodromo al Tennis Club, passando per il Golf Club, la palazzina a un piano disegnata all’inizio degli anni Cinquanta da Giò Ponti è una delle più ricche di storia. Tuttavia, è a rischio. Da un paio d’anni è stata chiusa completamente e nonostante le promesse dei politici di turno, non è mai stata valorizzata.
Realizzata nel 1954 dall’archistar, ha attraversato oltre sessant’anni rimanendo uguale a se stessa, arredi compresi, riuscendo anche nell’impresa di essere stata fra i primi in Italia, il 6 ottobre del ’57, a intercettare l’oramai storico “bip bip” dello Sputnik, anche noto come satellite rosso. La scelta di realizzare l’ex centro proprio all’interno del parco cintato più grande d’Europa non fu fatta tanto per farla. Originariamente la struttura si trovava Sesto Calende, ma dopo la Seconda Guerra Mondiale, in considerazione della vicina diffusione della tv, serviva una ubicazione migliore, lontano da edifici, montagne o altre fonti che potessero disturbare in qualsiasi modo il controllo delle onde elettromagnetiche.

Centro Rai Parco
Gli interni del Centro Rai nel parco di Monza.

Ecco dunque l’idea di sfruttare il Parco di Monza e la scelta si rivelò subito degna di nota: oltre allo Sputnik, l’anno successivo vennero ascoltati anche i segnali che lanciava lo Score, il satellite inviato nello spazio dagli Usa per replicare alla supremazia sfoggiata in quegli anni dall’Urss nella corsa allo spazio. La Guerra Fredda infatti si combatteva su diversi fronti. Quello militare, ovviamente, ma anche quello scientifico, culturale, sportivo e, naturalmente, quello spaziale che era (o è) uno dei più importanti. Ma il fascino del centro Rai, che ha un gemello a Sorrento, nasce soprattutto dalle sue linee architettoniche e dagli arredi interni. Tutto è uguale a prima. Tutto è uguale al ’54. Il divano che si trova all’ingresso, le scrivanie dei funzionari, il linoleum Pirelli steso per terra e persino le porte, realizzate con un’oblò affinché uno degli ex direttori della struttura potesse tenere sotto controllo i dipendenti: voleva assicurarsi che lavorassero tutti e che non battessero la fiacca. In passato era finito nel mirino del nascente movimento ambientalista, che voleva vietare ai dipendenti del centro di recarsi al lavoro in auto. Il loro obiettivo era di tenere fuori dal Parco qualsiasi tipo di vettura.

La progettazione del centro risale all’inizio degli anni Cinquanta. Giò Ponti fu affiancato da due firme d’eccezione, gli architetti Alberto Rosselli e Antonio Fornaroli. Fino a pochi anni fa era pienamente operativo. Garantiva la gestione delle reti, controllava la qualità del segnale e dava ordine alle onde radio. Era un vero e proprio punto centrale della tv italiana ed è stato oggetto dell’interesse anche del Fondo Ambientale Italiano. Nel 2018 infatti il Fai ha aperto il centro alle visite totalizzando migliaia di curiosi in pochi giorni di apertura.

Centro Rai Monza
Il centro Rai nel Parco di Monza.

Adesso, tuttavia, rischia l’oblio. Non è ancora al livello della raffineria di Lacchiarella, in provincia di Milano, o della mitica Villa De Vecchi, in provincia di Lecco. È ancora in buone condizioni. Tuttavia il mancato utilizzo potrebbe creare seri problemi di abbandono. Al suo meglio contava 26 dipendenti, negli ultimi mesi invece non erano più di una manciata. Gli ultimi se ne sono andati un paio d’anni or sono. Da allora la struttura è stata abbandonata a se stessa. Come abbiamo detto, non è messa male. Tuttavia, ancora qualche anno e potrebbe cominciare a cadere a pezzi. In passato si sono accavallate le idee relative ad un suo utilizzo. Diversi politici hanno ipotizzato di recuperarla come ristorante o addirittura come Spa.

Si è anche parlato di utilizzare gli uffici per allestire un museo della televisione, o ancora di trasformarlo in sede di un corso universitario. Tutte idee, niente di più. Lasciano il tempo che trovano. L’unica verità è che il centro Rai sta un po’ alla volta scivolando nel dimenticatoio al pari di molte altre strutture lombarde. Visto dall’alto, ha una forma molto particolare. Ricorda un’antenna parabolica e la torretta realizzata in legno e in vetro, utilizzata per gli ascolti delle onde medie, sembra la manopola per la sintonizzazione delle frequenze. Basta dare un occhio a Google Maps per rendersene conto. Alcune delle ultime soluzioni prevedevano di allestire un canale in lingua inglese, o una scuola di formazione giornalistica. Ma, come abbiamo detto, si tratta solo di idee.

Centro Rai Parco Monza
L’antenna del Centro Rai nel parco di Monza.
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