IL TRANSATLANTICO DI SEVESO

Piscine via Ortles Seveso

Sta naufragando in un mare di degrado e di rifiuti il Transatlantico di Seveso. Anno dopo anno, dal 2006 a oggi, la grande piscina comunale all’angolo fra via Ortles e viale Redipuglia sta scivolando sul fondo di un abisso fatto di oblio e mancanza di manutenzione.

Quei sevesini con qualche primavera alle spalle ricorderanno certamente la sua inaugurazione all’inizio degli anni Sessanta. In un epoca in cui i brianzoli d’estate facevano il bagno nelle rogge o nel canale Villoresi, l’inaugurazione di una struttura di quella portata fece scalpore, ne parlarono persino i giornali e per farci un tuffo arrivavano un po’ da tutta la Brianza, Milano compresa.

Tuttavia, nonostante i successi dell’inaugurazione iniziale, il Transatlantico non ha mai avuto vita facile. Anzi, si può dire tranquillamente che a causa delle varie tribolazioni, di vite ne ha avute ben tre.
La prima finì nell’estate nel 1976, a poco più di dieci anni dalla sua inaugurazione, quando a pochi metri di distanza esplose il reattore A 101 dell’Icmesa di Meda rilasciando nell’aria una nube tossica di diossina.

Piscine di Seveso diossina
L’inaugurazione del Transatlantico di Seveso fece scalpore, ne parlarono persino i giornali e per farci un tuffo arrivavano un po’ da tutta la Brianza, Milano compresa.

La seconda, invece, dopo 20 anni di alterne fortune, finì soffocata da ben due incendi dolosi scoppiati nel 2006 e rimasti impuniti.
La terza, infine, è quella che dovrebbe iniziare grazie a un bando per il recupero dell’impianto sportivo. In ballo, ci sono un progetto da 4 milioni e mezzo di euro e, soprattutto, uno degli interventi più importanti dell’amministrazione locale.

Per i sevesini, ma anche per molti brianzoli, il Transatlantico non era solo un impianto sportivo dalla linee architettoniche insolite (com’è facile immaginare, ricordano quella di una nave). Fu anche una delle prime piscine moderne della zona. All’inizio degli anni Sessanta, quando fare il bagno d’estate significava per lo più nuotare nei fiumi o fare un salto in bici in uno dei laghi più vicini, avere a portata di mano un centro dotato di comfort come docce e spogliatoi, rappresentò un vero e proprio evento.

Transatlantico di Seveso
Il 10 luglio del 1976, la tragedia dell’Icmesa decreta la prima fine del Transatlantico di Seveso.

E infatti, nel volgere di poco, la struttura divenne famosa in tutto il circondario, un vero e proprio polo di aggregazione non solo sportivo ma anche sociale. Il 10 luglio del 1976, tuttavia, la tragedia dell’Icmesa ne decretò la prima morte. Il centro, a causa delle bonifiche, rimase chiuso per quattro anni e quando riaprì, niente era più come prima. Troppo profonde le ustioni lasciate dalla diossina per riprendere a nuotare e a tuffarsi come se niente fosse. Così, a metà degli anni Ottanta, la proprietà decise decise di trasferire il centro al Comune in anticipo rispetto ai termini sottoscritti al momento del via libera ai lavori. Ma l’ingresso dell’amministrazione non migliorò la situazione. Anzi.

Nonostante le ripetute iniezioni di liquidità, fatte fra l’altro utilizzando il miliardo di lire di risarcimento danni ottenuto per la diossina, il Transatlantico di Seveso oramai imbarcava acqua da tutte le parti. E il secondo naufragio arrivò nel 2006. Per evitarlo, il Comune le aveva tentate tutte, anche affidare la gestione a un privato che realizzò all’interno dell’impianto un bar, un ristorante e campi da calcetto. Estremo tentativo di richiamare nuovi clienti. Ma non ci fu niente da fare. Due incendi dolosi scoppiati nel 2006 distrussero tutto lasciando rovine e detriti.

Piscine di Seveso
Il piano di recupero sul quale l’amministrazione sta lavorando da diverso tempo coinvolgerà tutta l’area della piscina, alla quale il Comune ha aggiunto l’adiacente campo da calcio per rendere la riqualificazione più appetibile.

Da allora, il Transatlantico è stato abbandonato a se stesso. Prima lo hanno depredato di tutto quello che si poteva portare via: piastrelle, rubinetti, mobili, sedie e tavoli. Poi, tossici e senza tetto, l’hanno trasformato in un rifugio per la notte e infine è stato trasformato in una discarica: basta affacciarsi a una delle finestre a oblò che si affacciano su via Ortles per vedere sacchi di rifiuti buttati dentro dai passanti.

Il piano di recupero sul quale l’amministrazione sta oramai lavorando da diverso tempo coinvolgerà tutta l’area della piscina, alla quale il Comune ha aggiunto l’adiacente campo da calcio per rendere la riqualificazione più appetibile. Se tutto andrà come deve, al posto del “transatlantico affondato”, sorgerà un moderno centro sportivo dotato oltre che di piscina, anche di bar, ristorante, palestre, campi da calcetto e di tennis.

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