L’IPPODROMO DI MONZA

Ippodromo di Monza

La chiamavano la “Ascot italiana” ed era uno degli appuntamenti immancabili dell’alta società lombarda. L’ippodromo Mirabello del Parco di Monza oramai sopravvive solo nella memoria di quei monzesi con qualche primavera alle spalle. Dei fasti e della gloria di quell’impianto sportivo realizzato nel 1922 contestualmente all’Autodromo rimangono solo poche tracce senza memoria come lo scheletro annerito della biglietteria, l’edificio del sellaggio mezzo diroccato e una fontana nascosta nel bosco retrostante.

Tutto il resto, non c’è più: le due tribune Liberty, lo chalet e la ricevitoria sono state distrutte alla fine degli anni Ottanta da quattro incendi. Quattro misteriosi incendi rimasti senza colpevole che fanno di questo luogo abbandonato un vero e proprio “cold case” ambientato nel Parco di Monza. L’ippodromo Mirabello di Monza era veramente il punto d’incontro fra aristocrazia e impresa lombarda.  Su quella pista gareggiavano sportivi del calibro dei fratelli Piero e Raimondo D’Inzeo e Graziano Mancinelli, oltre al regista Luchino Visconti, che prima di darsi al cinema fu anche fantino dilettante, allenatore e allevatore.

Ippodromo Mirabello Monza
L’ippodromo Mirabello di Monza era il punto d’incontro fra aristocrazia e impresa lombarda.

L’impianto era in perfetto stile Belle Epoque, dotato di due tribune in legno da 1500 posti. L’Ippodromo era stato pensato per il trotto e le corse dei dilettanti. Ma l’appuntamento clou, quello che le famiglie del jet-set brianzolo e lombardo non avrebbero disertato per nulla al mondo, era il cross country. Dopo la Seconda guerra mondiale, tuttavia, l’impianto iniziò la sua fase discendente. Anno dopo anno gli spettatori diminuivano, gli incassi pure e nel 1976 la Sire (Società incremento razze equine che aveva in gestione l’area) decise di chiudere l’attività e liberare gli uffici amministrativi di villa Mirabello. Da quel momento, fino a metà anni Ottanta, l’impianto venne abbandonato a se stesso.

Per rendersi conto di come era fatto, oltre alle foto, basta dare un occhio al film Asso di Adriano Celentano, girato nel 1981 quando gradinate e tettoie erano ancora in ottima forma. Nei primi anni Ottanta una finanziaria bresciana tentò di riportarlo agli antichi fasti organizzando una giornata di gare. L’idea ebbe un discreto successo e le due amministrazioni comproprietarie, quelle di Monza e di Milano, iniziarono a discutere un suo possibile recupero. Quando però sembrava che il progetto potesse decollare, l’impianto fu distrutto da quattro incendi consecutivi fra il 1987 e il 1990.

Ippodromo Monza Mirabello
Le due tribune Liberty, lo chalet e la ricevitoria sono state distrutte alla fine degli anni Ottanta da quattro incendi.

Un rogo all’anno, che ridussero tribune e chalet a cumulo di assi annerite e cenere. Si parlò di incidente provocato da uno dei balordi che sovente frequentavano la zona. Sbandati, mezzi tossici e clochard alla ricerca di un posto dove passare la notte. Di certo, però, c’è che i vigili del fuoco dopo avere spento le fiamme rilevarono tracce di liquido infiammabile. Un dettaglio che fa pensare a qualcosa di doloso e forse anche pianificato. Fra le ipotesi investigative più calde comparve quella del mondo delle scommesse clandestine milanesi, infastidito dalla possibile rinascita della “Ascot italiana”. Fra l’altro, a causa degli alti costi di manutenzione (o di demolizione), nemmeno i Comuni proprietari di Milano e Monza amavano troppo l’ippodromo e così, sebbene fosse pure sottoposto ai vincoli della Sovrintendenza, i roghi che lo ridussero a un mucchio di cenere vennero presto dimenticati.

Ippodromo di Monza
L’ippodromo del parco di Monza era chiamato la “Ascot italiana”. Venne distrutto da 4 incendi alla fine degli anni ottanta.

Adesso, di quell’impianto sportivo che ha fatto la storia di Monza restano solo due ruderi dimenticati: la vecchia biglietteria e l’edificio del sellaggio, oltre a una piccola fontana nascosta nel bosco. Si trovano a pochi metri dall’ingresso dell’Autodromo e nonostante il fuoco, il tempo trascorso e il degrado, sono ancora in grado di regalare al visitatore una scintilla di quella gloria oramai perduta.

(le foto storiche pubblicate in questo articolo sono uscite dall’archivio personale di Giancarlo Nava, ex caposervizio de “il Cittadino”).

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