LA TOMBA DI EVITA PERON

Evita Peron Milano

Sono diversi i nomi illustri seppelliti nel cimitero Maggiore di Milano. Nel campo santo che i milanesi chiamano “il Musocco” hanno trovato riposo eterno sportivi, cabarettisti, scrittori, attori e cantanti. Muovendoci su di un fronte completamente diverso, nel Musocco sono stati tumulati anche assassinati e assassini che hanno fatto la storia della cronaca nera milanese, protagonisti di primo piano degli Anni di Piombo come Luigi Clabresi, il commissario di polizia ucciso in via Cherubini nel maggio del 1972, e i caduti della Repubblica sociale italiana, fra i quali spicca il nome di Alessandro Pavolini, il fondatore delle Brigate Nere.

Certo, non è come il cimitero Monumentale, dove sono stati sepolti personaggi famosi come Dario Fo e la moglie Franca Rame, ma il cimitero Maggiore coi sui 70 mila metri quadrati e circa mezzo milione di “ospiti” è uno dei più grandi della città. Se non il più grande. Costruito alla fine del 1800, sui resti del bosco della Merlata, al tempo infestato dai briganti, per fare fronte a una Milano sempre più tentacolare, ha accolto per un anno anche la salma di Benito Mussolini, prima che venisse trafugata da Domenico Leccisi la notte fra il 22 e il 23 aprile del 1946 approfittando di una rivolta nel carcere di San Vittore, che distrasse polizia e carabinieri. Ufficialmente la motivazione alla base del gesto fu nella mancata risposta del Governo a una degna sepoltura del Duce del fascismo. Fatto sta che dopo quattro mesi di peregrinazioni fra Madesimo e la Certosa di Pavia il cadavere venne restituito. E a pochi passi da dove era stato tumulato in gran segreto Mussolini c’era un’altra tomba famosa. Anzi, famosissima: quella di Evita Peron, la guida spirituale dell’Argentina, la sostenitrice della causa dei lavoratori, la paladina dei poveri diavoli, che dopo la sua morte rimase sepolta al Musocco fino ai primi anni Settanta, con un seguito noir che arriva fino ai giorni nostri relativo ai suoi famosissimi gioielli

Il Musocco, concepito come un cimitero classico, entrò in funzione esattamente il 23 ottobre 1895. Per agevolare i trasporti dei cadaveri venne istituito anche un tram apposta, la cui stazione di partenza (del 1906) si trovava accanto a porta Romana e i milanesi, ironicamente, l’avevano ribattezzato “La Gioconda”. Evita Peron nacque in mezzo al niente, a Los Toldos, circa 300 chilometri lontano da Buenos Aires, la capitale Argentina. Il suo nome completo è Maria Eva Duarte. Giovanissima, aveva solo 15 anni, si trasferì per tentare la carriera di attrice. Ebbe una certa fortuna e poco più che ventenne conobbe Juan Domingo Peron, che nel giro di pochi mesi divenne prima il suo fidanzato ufficiale e poi suo marito. Lui fu nominato presidente dell’Argentina e lei assurse al ruolo di regina dei descamisados. Insieme diedero vita al peronismo, una politica basata su di un forte nazionalismo e sull’attenzione verso le classi sociali più disagiate. Nel 1947 Evita fece anche un viaggio in Europa, o quel che ne rimaneva dopo cinque anni e rotti di guerra feroce. Visitò Portogallo, Francia, Svizzera, Italia e Vaticano. Ma non siamo qua per parlare di ciò che fece in vita, ma della fine che fece il suo cadavere, portato da una parte all’altra dell’oceano Atlantico, sballottato qua e la fino ad arrivare a Milano.

Evita Peron Cimitero Maggiore
Evita fu seppellita nel cimitero Maggiore, sotto il falso nome di Maria Maggi.

Diciamo subito che Evita morì alla fine di luglio del 1952 per un tumore. Juan Peron fu deposto tre anni dopo dalla Revolucion Libertadora che portò al potere il generale Eduardo Leonardi. Per i rivoluzionari si pose subito un problema: che fare del corpo di Evita? Il marito, scappato in Spagna, a Madrid, stava facendo costruire un vero e proprio mausoleo con relativa statua monumentale e grattacielo. I fautori della rivoluzione volevano evitare a ogni costo che la first lady, nel frattempo imbalsamata, diventasse oggetto di venerazione da parte della folla. Leonardi e suoi seguaci non potevano permetterselo. Così Evita fu spedita il più lontano possibile, in Europa, e più precisamente a Milano, nel cimitero Maggiore, sotto il falso nome di Maria Maggi, vedova de Magistris. Prima di finire in uno dei cimiteri più famosi del capoluogo lombardo, la salma venne nascosta nei posti più disparati e impensabili: in un furgone, poi in diversi uffici e anche in un armadio. Infine, a bordo del transatlantico Conte Biancamano, attraversò il mare: oceano Atlantico, mar Mediterraneo, mar Tirreno e sbarcò a Genova.

Siamo nel 1957 e il 13 maggio di quell’anno il cadavere fu sepolto al Musocco. Lì, sotto mentite spoglie, rimase per quasi 15 anni finché il 1 settembre del 1971 venne riesumata. I peronisti montoneros sequestrarono Pedro Aramburu, presidente argentino che aveva preso il posto di Leonardi, e si fecero dire dove si trovava il cadavere.

Non usciamo troppo dal seminato però. La storia dell’Argentina è molto interessante, ricca di colpi di scena e altrettanto travagliata. Ma non è questo il momento di affrontarla. Per farla breve diciamo che fu restituito a Juan Peron con uno stratagemma: un presunto fratello di Maria Maggi chiese ed ottenne la restituzione della salma e, dopo essere stata parcheggiata a Madrid per alcuni anni, nel 1974, tornò in patria (due anni dopo fu sepolta nel cimitero della Recoleta, nella cappella di famiglia, dove si trova ancora adesso, la sua è una delle tombe più visitate al mondo). Nel cimitero Maggiore la sua posizione esatta è campo 86, pietra tombale 41. Al posto della tomba originaria è stata messa nel 2005 una lapide – ricordo come testimoniato dal Corriere della Sera che nel luglio di quell’anno pubblicò una foto notizia per celebrare il momento.

Evita Peron è stata un personaggio celebrato da molti se non addirittura leggendario, entrato a far parte del costume popolare e dell’immaginario collettivo. Ha ispirato scrittori, registi e musicisti. In Argentina la sua autobiografia Razon de mi vida è diventata un testo obbligatorio nel sistema educativo e il musical scritto da Andrew Loyd Webber, lo stesso di Jesus Christ Superstar e Phantom of the opera, intitolato proprio Evita e interpretato da Madonna e Antonio Banderas, è ispirato alla sua vicenda umana e politica. Anche i suoi vestiti, le sue acconciature e i suoi gioielli sono stati un modello internazionale e la scintilla che ha acceso molte generazioni. Nel 2011 una collana, due anelli e un paio di orecchini del valore di circa sei milioni di euro furono ritrovati in una stanza di un hotel del milanese: erano stati rubati un paio d’anni prima da una famosa gioielleria spagnola. La notizia fece il giro del mondo in pochi istanti. Tutti i giornali ne parlarono. Dal Corriere della Sera del 22 giugno: “Una tiara da 4 milioni di euro, dono del re d’Olanda, due anelli e un paio di orecchini, tutti appartenuti a Evita Peron: i preziosi, per un valore di 6 milioni di euro, sono stati ritrovati in una stanza di hotel dai Carabinieri del Nucleo Investigativo di Milano, grazie alla stretta collaborazione con la Policia Nacional spagnola. I gioielli costituivano il bottino di una truffa-rapina compiuta in Spagna il 17 dicembre 2009 ai danni dei titolari della gioielleria «Joyas Sofia» di Valencia, da parte di un gruppo di nomadi serbi che si facevano passare per sceicchi”. E per concludere aggiungiamo due dettagli un po’ fuori dal comune, che danno l’idea di chi fosse sepolto al Musocco: la heavy metal band italiana White Skull le ha dedicato una canzone e persino il Quartetto Cetra ha fatto altrettanto col motivo “A pranzo con Evita”.

Evita Peron

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