IL LAGO MORO

Lago Moro

C’era una volta un piccolo lago nel cuore delle Alpi lombarde…
Ecco, questa storia dovrebbe iniziare così, proprio come cominciano tutte le favole che si rispettino. Il luogo di cui fra poco vi diremo non è solo un bel posto dove andare a trascorrere una giornata di relax, magari facendo una passeggiata o più semplicemente trascorrendo un po’ di tempo seduti su di un muretto con le gambe sospese sull’acqua.
Il lago Moro, pochi chilometri a nord del lago d’Iseo, in Provincia di Brescia, ha anche tutto quello che serve per essere considerato come un luogo da fiaba: sulle sue sponde si affaccia un piccolo paesino con un campanile che spunta fra i tetti, poco distante si trova un piccolo porticciolo con alcune barche ormeggiate, nelle anse crescono fitti canneti che trasmettono una sensazione di sospensione del tempo e i pendii dei monti circostanti sono coperti da castagneti. In certe giornate sul pelo dell’acqua si forma anche una leggera nebbiolina misteriosa e intrigante e in certe notti, quelle quando la luna bianca è alta nel cielo scuro, sulla superficie appare una culla.

La favola del lago Moro, che messa così fa un po’ fa paura, ma come vedremo alla fine fa anche un po’ pensare, inizia qua. Quindi, non indugiamo oltre e cominciamo: c’era una volta un piccolo lago nel cuore delle Alpi lombarde. Piccolo perché non ha niente a che vedere col vicino lago d’Iseo e tanto meno col Garda. Un puntino, al confronto, che si fa fatica a trovare sulla cartina e perciò è anche fuori dalle rotte turistiche più affollate. Ma, si sa, le dimensioni non contano e non sta scritto da nessuna parte che i posti più affascinanti devono essere per forza anche i più affollati. Cominciamo quindi col fornire qualche indicazione pratica, ma senza esagerare per non trasformare una fiaba in una segnalazione turistica.

Lago Moro Brescia
Un luogo da fiaba: Il lago Moro, pochi chilometri a nord del lago d’Iseo, in Provincia di Brescia.

Il lago Moro a suo modo è un lago senza terra perché si trova a metà fra due Comuni, quello di Darfo Boario e Angolo Terme, su di un promontorio del monte Pora. Altezza? Non molto, poco meno di 400 metri sul livello del mare. D’estate non si suda, d’inverno però l’umidità ti entra nelle ossa e la superficie ghiaccia. Fino agli anni Settanta la sua esistenza era nota agli abitanti del posto. Poi, un’associazione di volontari ribattezzata “Amici del Lago Moro” ha iniziato a occuparsene trasformandolo in soggetto per concorsi fotografici e di pittura. Poi, nel 2000, Regione Lombardia ha creato un Parco di interesse sovraccomunale con lo scopo di garantire tutela e manutenzione. Il lago Moro infatti ha alcune peculiarità fra le quali la più curiosa riguarda le sue origini. La tradizione orale vuole che abbia origini vulcaniche, ma gli esperti ritengono più probabile che sia il risultato dall’escavazione glaciale. Piccolo, come dicevamo, ma le sue pareti in quarzo, che attribuiscono all’acqua una colorazione particolarmente scura, vanno giù per oltre 40 metri. Sulle sponde vicino al paesino col campanile, che si chiama Capo di Lago, è stata eretta tanti anni fa una stele. L’epigrafe recita: “Pregate per l’anima di Franceschinelli Enrico, d’anni 19, scomparso miseramente in un queste acque il 6 giugno del 1922. Oh passeggero, ti prego, un requiem”.

Lago Moro provincia Brescia
Il Lago Moro in autunno. Per gentile concessione Associazione Amici del Lago Moro.

L’acqua è fredda. Scura e fredda. Non lascia scampo. Ed è proprio nell’acqua che si nascondono altre due curiosità. La prima è che non ha immissari e nemmeno emissari. A parte qualche piccolo ruscello, non ci soni fiumi che alimentano il bacino. L’approvvigionamento d’acqua infatti avviene di “nascosto”, vale a dire sottoterra. Il lago Moro, dicono gli specialisti, è un lago mermitico, che vive grazie a sorgenti sotterranee e le cui acque non si mescolano mai, quelle sopra rimangono sopra e quelle sotto rimangono sotto. La seconda curiosità rimanda invece direttamente alla favola nata attorno al lago di cui abbiamo parlato in apertura. Nelle notti di luna piena, come abbiamo già detto, sulla superficie illuminata e luccicante apparirebbe niente meno che una culla. Di storie, leggende e aneddoti attorno al lago Moro e alle sue origini negli anni ne sono nate molte. Questa però è una di quelle che gira sulle labbra degli abitanti del posto da tempo immemore e solo negli anni Settanta, grazie alla passione di uno studioso di storia locale, Giorgio Gaioni, è stata strappata alla tradizione orale e messa nero su bianco nel libro “Leggende di Val Camonica e Val di Scalve”.

Lago Moro
L’origine del Lago Moro è una storia di leggende che si tramandano di generazione in generazione.

La favola, che i vecchi della zona raccontavano ai bambini seduti attorno a un camino acceso, racconta che in un tempo lontano al posto del lago ci fosse una radura sulla quale sorgevano due case. In una viveva una donna gretta e attaccata alle cose materiali, nell’altra invece viveva una donna generosa e sempre ben disposta verso il prossimo. Un bel giorno entrambe ebbero un bambino e sulla piccola valle scese la letizia. La felicità regnava sovrana ed entrambe le neo mamme erano serene e sorridenti. Tuttavia, quell’equilibrio idilliaco non era destinato a durare a lungo e infatti un brutto giorno dai boschi di castagni comparve un uomo. Era un viandante, stanco e affamato, che andò a bussare alla porta della casa dove viveva la donna avida. L’uomo chiese di essere accolto, ma la donna gli chiuse la porta in faccia, e allora il viandante andò a chiedere ospitalità alla donna generosa, che lo fece entrare, gli diede da mangiare e un giaciglio su cui dormire. A quel punto, l’uomo, colpito dall’altruismo la esortò a fuggire col figlio perché a breve su quel posto si sarebbe scatenata la furia di Dio sotto forma di diluvio. La donna scappò, il diluvio si abbattè con somma violenza sulla radura fino a trasformarla in un lago, il lago Moro appunto. Da allora, nelle notti di luna piena, non appiano licantropi ululanti, ma una culla, una culla vuota accompagnata dal pianto di un bambino e infatti in dialetto locale il lago viene anche chiamato lago della Cuna, ovvero della culla.

 

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