LA LINEA CADORNA

Linea Cadorna

Una trincea lunga decine di chilometri che attraversa tutte le Alpi lombarde e piemontesi, una lunga linea difensiva fatta di cemento e acciaio che si snoda lungo valli, crinali e vette dimenticata per anni, ma che un po’ alla volta torna a vivere sotto forma di percorso trekking per gli amanti della montagna. È difficile trovare una storia più bella e interessante di quella della linea Cadorna, la Grande Frontiera del Nord realizzata nel corso della Prima Guerra Mondiale per proteggere la pianura Padana da invasioni straniere.

La sua è infatti una storia che inizia nel segno dell’inquietudine, persino della paura di una guerra che avrebbe segnato nel profondo migliaia di famiglie di italiani, ma che invece, a distanza più o meno di 100 anni, finisce (o continua) nel nome della natura e della spensieratezza. A suo modo la storia della Grande Frontiera del Nord, che gli esperti di cose militari chiamano la Maginot italiana, è quasi una favola da raccontare ai bambini.
Non lasciamoci fuorviare dal nome. Sebbene evochi luoghi lontani e quasi mitologici come quelli che si possono vedere nella famosa serie tv il Trono di Spade, la Grande Frontiera del Nord esiste veramente. Gli esperti di cose miliari la chiamano anche Linea Cadorna o Maginot Italiana. Sin dalla nascita del Regno d’Italia l’Esercito Italiano ha sempre avuto la fissa di proteggere il confine a Nord con la Svizzera da un eventuale attacco nemico che potesse mettere a rischio la pianura Padana e i tre grandi poli produttivi di Milano, Torino e Brescia, oltre al porto di Genova.
A spaventare il nostro Stato Maggiore non era ovviamente la Svizzera, ma l’Austria e, soprattutto, la Germania. Una calata attraverso le Alpi delle truppe germaniche avrebbe potuto rivelarsi fatale per l’esistenza stessa del giovane e fragile regno guidato da casa Savoia. Tuttavia, nonostante i numerosi progetti e sopralluoghi effettuati in tempo di pace, i lavori iniziarono in fretta e furia solo dopo lo scoppio della Prima Guerra Mondiale, eccezion fatta per il forte Montecchio Nord, capo saldo a ridosso dei due due fiumi Mera e Adda in Valtellina, realizzato nel 1911.

Linea Cadorna Varese
La Linea Cadorna: da sentiero di guerra a percorso di pace.

Per allestire la Grande Frontiera del Nord, lo Stato Maggiore non badò a spese. La Linea Cadorna costituisce infatti un eccezionale sistema difensivo fatto di bunker, case matte e trincee che va dalla Val D’Aosta alla Valtellina. I lavori vennero appaltati a un gruppo di aziende della Provincia di Varese che lavorarono presto e bene, tanto che il 27 agosto del 1916, data della dichiarazione di guerra alla Germania, l’opera era pronta.
I numeri citati nei siti specializzati parlano di 72 chilometri di trincee, 88 postazioni di artiglieria (11 in caverna), 25.000 metri quadrati di baraccamenti, 296 chilometri di strade e 398 chilometri di mulattiere, per un costo di oltre 105 milioni di vecchie lire e il contributo di 40.000 uomini. Ovviamente la linea Cadorna non ha niente a che vedere con le misure della linea Maginot francese, lunga 440 chilometri, o con la linea Sigfrido, che addirittura di chilometri ne conta oltre 630, ma comunque, si direbbe oggi, la sua figura la faceva. Eccome. Peccato però che non servì a niente. E quando scriviamo niente intendiamo proprio niente. Da quell’eccezionale sistema di fortificazioni, che arriva fino a 2 mila metri di quota, non fu mai sparato un solo colpo, quelle case matte e quelle trincee non furono colpite da un solo proiettile.
Cadorna ne affidò il comando a un generale di Varese, Ettore Mambretti, molto discusso e considerato negli ambienti militari come un “porta sfortuna”. Prima di assumere la guida della linea Cadorna partecipò infatti al disastro di Adua, la prima grande sconfitta di una potenza coloniale per opera di un esercito africano e dopo fu uno dei protagonisti in negativo della battaglia del monte Ortigara, che portò al massacro di migliaia di militari italiani e alla sua rimozione dal comando. In mezzo, appunto, assunse il comando della Grande Frontiera del Nord, che però, come abbiamo appena detto, non lo impegnò più di tanto. Il fronte caldo non era infatti quello con la Svizzera, ma quello con l’Austria. L’unica battaglia in cui la linea Cadorna fu coinvolta arriverà molto dopo, nel bel mezzo della fine della Seconda Guerra Mondiale, il 13 settembre del 1943, quando fra i bunker del monte San Martino scoppiò il primo conflitto fra la Resistenza, nel caso specifico un gruppo partigiano della Valcuva, e l’esercito tedesco.

Linea Cadorna
La Linea Cadorna costituisce un eccezionale sistema difensivo fatto di bunker, case matte e trincee che va dalla Val D’Aosta alla Valtellina.

Inutile dire come andarono a finire le cose. La Resistenza nel Nord Italia era agli esordi, male armata e male equipaggiata, mentre l’esercito tedesco era ancora nel pieno della sua efficienza. Attenzione, però. Se da una parte questo mancato impiego della linea Cadorna può far sorridere, dall’altra è stata la sua fortuna. Anzi, la nostra fortuna, perché la Grande Frontiera del Nord è arrivata ai nostri giorni pressoché intatta. Certo, il trascorrere del tempo, le intemperie e la mancanza di manutenzione l’hanno messa a dura prova. Tuttavia, grazie all’impegno delle Comunità Montane e di numerose associazioni di volontari, in modo particolare quelle che raccolgono gli ex alpini in congedo, quell’eccezionale sistema difensivo non solo è ancora lì, ma è anche utilizzato nei fine settimana dagli amanti della montagna per organizzare escursioni in alta quota, picnic davanti a panorami mozzafiato e passeggiate rilassanti. Da sentiero di guerra a percorso di pace, insomma. Difficile immaginare a priori una tale trasformazione. Verrebbe da pensare a una specie di favola, ma invece è tutto vero. I primi furono le penne nere del gruppo alpini di Ornavasso, in Piemonte, e poi, un po’ alla volta, l’idea si è allargata a macchia d’olio in tutte le valli attraversate dalla linea Cadorna. Oggi esistono almeno una dozzina di itinerari turistici, vengono organizzate gite di scolaresche e in alcuni casi, come per il forte Montecchio Nord, considerato come la fortezza della Prima Guerra Mondiale meglio conservata d’Europa, la linea Cadorna è stata trasformata in un museo. Comunemente si crede che per capire cosa fu la Prima Guerra Mondiale, che per comprendere almeno in parte l’atrocità di quella massacrante battaglia di trincea condotta in condizioni proibitive bisogna andare in Trentino, in Friuli, là dove c’erano i fronti caldi. Invece, a un’ora o poco più da Milano, arrivati in zona porto Ceresio, è possibile incamminarsi lungo il sentiero militare che porta al monte Orsa percorrendo le linee dei fucilieri, le cannoniere e tutti gli altri percorsi e le fortificazioni militari che compongono quella che era la fortezza inespugnabile del varesotto.

la Linea Cadorna
Il percorso della Linea Cadorna.
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