STORIA DI MILANO DUE

Milano Due

Il 1970 è un anno di grande rilievo storico e di profondi cambiamenti culturali. Nel mondo e in Italia succedono tante, tantissime cose che lasceranno un segno indelebile nella vita di ciascuno di noi. Il 1970 è l’anno della morte di Jimi Hendrix e Janis Joplin e della decisione di Paul McCarteny di rivolgersi a un legale per sciogliere definitivamente i Beatles. È l’anno dell’ammaraggio dell’Apollo 13, della mitica partita Italia Germania 4 a 3 a Città del Messico, dell’ottavo titolo mondiale di un’inarrestabile Giacomo Agostini, della rivolta di Reggio Calabria e del tentativo di colpo di stato di Junio Valerio Borghese. Il 1970 è l’anno che viene subito dopo la strage di piazza Fontana. Nel 1970 i tre singoli più venduti sono “La Lontananza” di Domenico Modugno, “Insieme” di Mina e “Venus” degli Shocking Blue. Nelle sale cinematografiche escono “Indagine su di un cittadino al di sopra di ogni sospetto” e “Dramma della gelosia”, l’Inter vince il suo undicesimo scudetto e in un terreno di circa 70 ettari alle porte di Milano un semi sconosciuto imprenditore che risponde al nome di Silvio Berlusconi inizia i lavori per la costruzione di Milano 2.

Posso già sentire le vostre obiezioni e perplessità: ma cosa diavolo c’entra la costruzione di un quartiere residenziale con eventi di grande rilievo storico e sociale come quelli appena citati? C’entra, c’entra, fidatevi, ma per capire bene quale direzione stiamo prendendo bisogna fare un salto indietro nel passato fino al 1548, quando Cristoforo Armeno, oscuro scrittore italo-armeno, traduce in italiano un’antica fiaba persiana. Il titolo è “I tre principi di Serendippo”, vale a dire l’odierno Sri Lanka. Racconta delle avventure di tre giovani rampolli mandati in giro per il mondo dal padre a fare esperienza prima di prendere le redini del regno. I tre viaggiano, incontrano gente e visitano città. In breve: fanno scoperte, tutte causate solo apparentemente dal caso, ma in realtà frutto della loro irrefrenabile curiosità e della loro perspicacia. Qualche decennio dopo, ed esattamente nel XVIII secolo, uno scrittore inglese di nome Horace Walpole, autore de “ll castello di Otranto”, romanzo diventato famoso per avere dato l’avvio al genere gotico, ispirato da quell’antica fiaba orientale, conia un nuovo termine, una vera e propria parola d’autore. Si tratta di Serendipity, che tradotto in italiano diventa Serendipità. La definizione esatta, copiata dal Garzanti, dice così: “[…] lo scoprire qualcosa di inatteso e importante che non ha nulla a che vedere con quanto ci si proponeva o si pensava di trovare”. So che state scuotendo la testa perplessi, ma abbiate pazienza ancora per qualche istante. I casi di Serendipità sono tanti e alcuni anche molto famosi. Per chiarirci le idee facciamo qualche esempio pratico. Il più noto è senza dubbio quello di Cristoforo Colombo, partito per trovare una nuova rotta verso le Indie, ma che invece finì per scoprire l’America. Nello stesso elenco rientra anche la scoperta della penicillina da parte di Fleming, che si era dimenticato in laboratorio alcune colture di Stafilococco sulle quali, al suo ritorno, notò essere cresciuto un alone chiaro: la muffa. La Serendipità trova la sua realizzazione più piena in ambito scientifico: pare che circa il 50% delle scoperte sia frutto della Serendipità. Ma può essere declinata in qualsiasi altro campo: l’amore, il lavoro, l’economia e anche l’imprenditoria.

Milano Due
La storia di Milano Due è una storia di serendipità.

Immaginiamo un imprenditore che pensava di creare un impero immobiliare costruendo un moderno quartiere residenziale alle porte di Milano e che invece finisce per cambiare la storia di un paese diventando il re della televisione commerciale. Se avete una mezza giornata libera fate un giro per i viali alberati di Milano Due e quando arrivate nella piazzetta centrale, quella affacciata al laghetto, date un occhio alle vetrine sotto i porticati. È lì che è iniziato tutto ed è lì che si è consumato un caso di Serendipità da manuale. Vediamo come. A metà degli anni Sessanta Berlusconi aveva costruito il quartiere Edilnord a Brugherio, ma siccome le cose non erano andate bene come sperava, aveva deciso di riprovarci acquistando il 24 settembre del 1968 un terreno di origine alluvionale affacciato al Lambro. Adesso quella zona è inglobata nella periferia di Milano, stretta fra tangenziale e aeroporto, ma 50 anni fa era un’area di campi e cascine a perdita d’occhio. Per portare a termine il progetto aveva dovuto darsi parecchio da fare. Due gli ostacoli più duri: ottenere dal Consiglio comunale di Segrate, Comune sotto il quale rientra Milano Due, la conversione della destinazione da agricola a residenziale del terreno e avere da Roma la modifica di alcune rotte aeree che avrebbero reso poco appetibili gli appartamenti. Sarà un caso, ma è proprio partire dai primi anni Settanta che iniziano a sorgere nella zona i primi comitati anti rumore. Ne nascono a Milano Due, ma anche a San Felice, a Redecesio, a Segrate e nel Villaggio Ambrosiano. Protestano, manifestano e stendono striscioni. Ma litigano anche fra di loro. Al tempo, forse, nessuno conosceva l’espressione inglese “not in my backyard”, ma la situazione è proprio quella. Alla fine, però, riescono a dare vita a un coordinamento e a ottenere lo spostamento di alcune rotte.

Milano Due
La storia di Milano Due è legata indissolubilmente a Silvio Berlusconi e alle sue mire imprenditoriali.

La vendita degli appartamenti comincia a lievitare. Gli appartamenti sono di qualità. Il residence di lusso. Vanta negozi, servizi, campi da tennis, un campo da calcio oggi intitolato a Raimondo Vianello e una piscina. Per evitare di corromperne la linea estetica con delle antenne centralizzate, Berlusconi aveva chiesto agli architetti di cablare tutti gli appartamenti per trasmettere programmi tv via cavo, liberalizzati da una sentenza della Corte Costituzionale del 1974. Quelli sono gli anni delle prime tv private e il 24 settembre 1974, Giacomo Properzj e Alceo Moretti, due esponenti del partito repubblicano lombardo affascinanti dal mondo del tubo catodico, decidono di approfittarne e di fondare Telemilanocavo, una delle prime tv private assieme a Tele Biella. Aprono la redazione a Milano Due in un negozio sfitto della piazzetta affacciata al laghetto e iniziano subito le trasmissioni. Grazie alla cablatura riescono a raggiungere tutte le famiglie del complesso. Trasmettono riunioni condominiali, feste di compleanno, piccoli notiziari locali e documentari prestati dalla vicina Mondadori. La tv cresce, ma la raccolta pubblicitaria un po’ meno. I costi di produzione sono molto alti. Incidono, in particolare, le spese d’affitto. Così, un giorno del 1976, la Serendipità di cui abbiamo già parlato decide di entrare in azione e di mescolare le carte della storia.

Milano Due storia
Il 24 settembre 1974 Giacomo Properzj e Alceo Moretti, due esponenti del partito repubblicano lombardo affascinanti dal mondo del tubo catodico, decidono di approfittarne e di fondare Telemilanocavo, una delle prime tv private.

È pomeriggio tardi, Properzj è al telefono con l’ex assessore alla Cultura del Comune di Milano, Paolo Pillitteri. Sta cercando di spuntare qualche contributo economico e mentre dà fondo a tutte le sue capacità persuasive, in redazione entra un uomo sorridente, ben vestito, non molto alto. Properzj gli fa cenno di attendere, ma l’uomo, sempre sorridendo, inizia a gironzolare e osservare, scende anche nello scantinato dove è stato allestito lo studio e poi, mentre Properzj è ancora al telefono, saluta e se ne va. Quell’uomo, ça va sans dire, era Silvio Berlusconi che, a distanza di pochi mesi, si ripresentò da Properzj proponendogli di rilevare Telemilanocavo per la cifra simbolica di una lira, oltre ovviamente ai debiti che ammontavano più o meno a una ventina di milioni di lire. Il resto è storia. Di lì a poco la Corte Costituzionale avrebbe liberalizzato anche la trasmissione via etere. Berlusconi investì fiumi di denaro e trasformò il piccolo studio televisivo di Telemilanocavo in Canale Cinque, marchio registrato ufficialmente a Milano nel 1979, quarant’anni fa esatti. Può sembrare che tutto sia frutto del caso, di una mera coincidenza. Noi, invece, siamo sicuri che si tratti di caso lampante di Serendipità. La Serendipità non è amica di chi sta con le mani in mano, di chi si limita ad aspettare. La curiosità e la ricerca continua ne sono invece gli alleati chiave, perché permettono di massimizzare le probabilità di imbatterci nell’inaspettato. Ricordate cosa dice la definizione di Serendipità data dal Garzanti on line, “lo scoprire qualcosa di inatteso e importante che non ha nulla a che vedere con quanto ci si proponeva o si pensava di trovare”.

Ma noi siamo sicuri che Berlusconi preferirebbe l’altra definizione, quella coniata guarda caso nel 1974 da un famoso chirurgo americano, Julius H. Comroe Jr, secondo il quale la Serendipità è “cercare un ago in un pagliaio e trovarci la figlia del contadino”.

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4 Comments

  • Buongiorno. Tra le storie dimenticate, anche da voi, permane l’origine dei soldi con cui Berlusconi ha realizzato il suo impero. Depurare quanto successo dalla provenienza dei finanziamenti è assurdo soprattutto se vi riproponete di riportare in luce storie dimenticate.Siete berlusconiani, siete pavidi, siete disinformati oppure non potete parlarne?
    cordiali salut. paolo

    • ciao Walter,
      grazie del commento!
      Storie Dimenticate è un progetto narrativo. Quello che facciamo è raccontare storie che abbiano aderenze con il territorio lombardo. Non ci occupiamo di cronaca, di ricostruzioni giudiziarie né di politica.
      Quindi, per rispondere alla domanda: non siamo berlusconiani, non siamo pavidi e non siamo disinformati. Facciamo un’altra cosa.
      Saluti.
      Redazione

    • Caro Paolo, probabilmente non hai frequentato Milano 2 nei primi anni ’80 come è accaduto a me. Giovane assunto dalla Regione Lombardia nel dicembre 1981, mi fu riservata una scrivania all’ultimo piano di Palazzo Canova nel futurista Centro Direzionale. In breve tempo Canale 5 avrebbe attirato centinaia di professionisti e non, dallo spettacolo all’informazione, al giornalismo, alla comicità, o semplicemente chi voleva intraprendere la carriera televisiva. Peccato volare basso e porre l’accento su aspetti che non rendono giustizia a chi in un modo o nell’altro, ha dato lavoro, speranze e fama a tanta tanta gente.
      Cordialmente

      • “Peccato volare basso e porre l’accento su aspetti che non rendono giustizia a chi in un modo o nell’altro, ha dato lavoro, speranze e fama a tanta tanta gente.”
        Cordialmente. Già, cordialmente… E’ sceso in campo e l’ha fatto per noi. Poi se, nella discesa in campo, ha schiacciato decine di persone, cosa importa? Se “per scendere in campo” è venuto a patti con la mafia (Mangano stalliere, ricorda?), sono indubbiamente bazzecole, quisquilie, pinzillacchere… Cit.: “Nel 1974 Berlusconi si trasferisce con la famiglia a villa Casati, affiancato dal boss mafioso Vittorio Mangano assunto in Sicilia da Marcello Dell’Utri come fattore, cioè come amministratore della casa e dei terreni. Cinque anni prima di trasferirsi a Milano ha subito tre arresti e vari procedimenti penali per truffa, emissione di assegni a vuoto, ricettazione, lesioni volontarie, tentata estorsione. La locale stazione dei Carabinieri riceve un’informativa dai colleghi palermitani, che segnala Mangano quale persona con precedenti giudiziari, e Dell’Utri quale persona che ne è informata. Mangano lascerà Arcore soltanto un paio di anni più tardi, in seguito a due arresti e a un’inchiesta a suo carico per il tentativo di sequestro di un ospite della villa, amico di Berlusconi, il principe di Santagata.

        Il nome di Mangano viene citato per la prima volta da Paolo Borsellino nel 1992, due mesi prima di essere ucciso nell’attentato di via d’Amelio. Borsellino afferma che Mangano è uno di quei personaggi che costituivano le teste di ponte dell’organizzazione mafiosa nel nord Italia. Nel 2000 Mangano viene condannato all’ergastolo per il duplice omicidio di Giuseppe Pecoraro e Giovambattista Romano. Di questo secondo omicidio Mangano sarebbe stato l’esecutore materiale. Mangano, malato di tumore, muore pochi giorni dopo la sentenza, in casa, agli arresti domiciliari concessi per motivi di salute, lasciando il carcere, dove già da cinque anni stava scontando la pena a cui era stato precedentemente condannato per traffico di stupefacenti ed estorsione.”

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