LE MINIERE DELLA VALVASSERA

Miniere della Valvassera

Quando sento parlare di miniere, l’immagine che mi sovviene immediatamente è quella dei giacimenti raccontati e disegnati nei fumetti di Tex Willer. Faccio dunque un po’ fatica a mettere a fuoco l’idea di una miniera vicino casa, un’antica miniera con chilometri e chilometri di galleria e cunicoli. E invece, in Valvassera, una valle laterale della Valganna, in provincia di Varese, si trova una delle miniere più importanti della zona, che per anni, sopratutto nel corso dell’Ottocento, è stata un rilevante centro di estrazione di oro, argento, carbone e piombo.

Oggi i sentieri della zona sono battuti ogni fine settimana dagli amanti delle escursioni nel verde. Tuttavia, quest’angolo nascosto a pochi chilometri da Milano non è sempre stato così: un piccolo paradiso per gli amanti delle gite in montagna. Fino agli agli anni Sessanta, chi si fosse incamminato lungo quei percorsi, non avrebbe incrociato gitanti in scarpe da trekking e pantaloni corti, ma minatori dagli occhi stravolti, il volto annerito dalla fuliggine e, sulle spalle, al posto dello zaino con la colazione al sacco, picconi e pale. Può sembrare strano, ma per oltre un secolo l’economia e il commercio del varesotto si sono basati anche sull’estrazione di minerali dal sottosuolo: un attività secondaria, che anche alla Camera di commercio fanno fatica a ricordare, ma che ha comunque lasciato profonde tracce (sul e sotto il territorio) come testimoniano i resti abbandonati della miniera della Valvassera. Resti che, oltre alle galleria e ai cunicoli, comprendono anche le vecchie abitazioni dei minatori e i forni dove veniva cotto il materiale estratto.

Miniere della Valvassera in Valganna
Oggi i sentieri della zona sono battuti ogni fine settimana dagli amanti delle escursioni nel verde.

La storia delle miniere della Valvassera, che contano circa 5 km di gallerie, è una storia dimenticata. Tutto iniziò molto probabilmente in epoca romana. Anche se alcuni studiosi locali fanno risalire l’inizio delle prime operazioni di estrazione al tempo degli Estruschi o ai Celti. Di sicuro c’è che il punto di massima espansione, le miniere della Valvassera lo raggiunsero nell’800, sotto Napoleone. La repubblica Cisalpina, affamata di materie prime per consolidare il proprio dominio in Europa, iniziò a rilasciare concessioni (al tempo si chiamavano privative) a raffica.

Gli imprenditori della zona, solleticati dalla prospettiva di facili guadagni, individuarono così un vero e proprio bacino minerario di circa centro chilometri quadrati delimitato a Sud dal Campo dei Fiori e a Nord dalla valle del Tresa, con il suo fulcro, appunto, in Valvassera. Per arrivarci bisogna incamminarsi lungo una strada laterale della statale 233 Varesina.
Le fonti storiche sulle origine di questo giacimento sono scarse. Difficile trovare dati certi e documenti. Fra quelli più interessanti, ne compare uno del 1500 che comproverebbe un arbitrato sulla proprietà di un giacimento nel quale sarebbe rimasto coinvolto anche il futuro Papa Pio IV, passato alla storia per essere stato il pontefice che condusse a conclusione il Concilio di Trento e che istituì il primo indice di libri proibiti. Comunque sia, “l’età dell’oro” della nostra miniera fu senza dubbio l’Ottocento. In particolare, nel 1811 il Dipartimento del Lario, del quale faceva parte il distretto di Varese, produceva 2.104 tonnellate di metalli e vantava oltre 200 giacimenti. Così, la miniera della Valvassera venne ampliata con impianti più moderni e con la costruzione di un magazzino, di una fucina, di una falegnameria, di una stalla, di vari laboratori chimici, di una pesa, di cucine e di un alloggio-dormitorio per i minatori. Più gli uffici amministrativi.

Miniere della Valvassera in Valganna
Per arrivare alla miniera della Valvassera bisogna incamminarsi lungo una strada laterale della statale 233 Varesina.

E tutto, sebbene mezzo diroccato e sommerso dalla vegetazione, è ancora lì, lungo i sentieri che ogni fine settimana vengono invasi dagli amanti del trekking. Vicino all’imbocco delle vecchie gallerie, scavate sino a una profondità di una decina di metri, ci sono ancora vecchie attrezzature abbandonate e un capello rovesciato nel vicino torrente. L’argento estratto dalla miniera della Valvassera veniva venduto alle grandi industrie di La Spezia, Padova e Genova e nel 1870 venne anche portato all’edizione viennese di Expo del 1873. Tuttavia, il crollo del mercato europeo, tra Ottocento e Novecento, provocò la progressiva chiusura del sito, arrivata in via definiva a metà degli anni Sessanta.

Oggi, di quella miniera si possono vedere solo i resti dimenticati e mezzi distrutti: l’antica ferrovia arrugginita, le case diroccate, i tetti sfondati e le travi di sostegno erose dall’umidità. Solo l’ente regionale Parco Campo dei Fiori, responsabile della tutela, se ne prende cura. Tuttavia, la proprietà della miniera è privata e i tentativi di trasformarne i resti in un grande intervento edilizio sono sempre più insistenti.

Written By
More from REDAZIONE

L’ULTIMO LAZZARETTO DI MILANO

È difficile immaginare il quartiere Dergano come una sterminata distesa di campi,...
Read More

1 Comment

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *