IL MONTE STELLA

Monte Stella

Migliaia di persone ci passano accanto ogni giorno senza sapere bene cosa sia. Molti lo utilizzano come punto di riferimento per dare indicazioni stradali: “Arriva fino al Monte Stella, superalo e poi vai a sinistra”. Per molti altri invece è un bel parco con tanto di collinetta per fare footing o una passeggiata in un fine settimana di bel tempo. E in effetti è così: il Monte Stella di Milano, che i milanesi di una volta chiamano ancora “la montagnetta di San Siro”, fa parte delle abitudini quotidiane di una grande città dove il ritmo della vita lascia poco spazio per guardarsi attorno.

Tuttavia, anche se osservato distrattamente il Monte Stella può sembrare una semplice protuberanza del terreno stretta fra svincoli autostradali e quartieri residenziali, vista un po’ più da vicino non è così. Già il semplice fatto che Milano, città piatta se ne esiste una, sia dotata di una collina, dovrebbe far sorgere qualche sospetto, ma come dicevamo la velocità della vita moderna non lascia molto spazio per riflettere su ciò che ci circonda e allora ecco una valida ragione per raccontare la storia del Monte Stella, che partito come cumulo di macerie è diventato uno dei simboli della città dove nel 2003 è stato aperto il primo Giardino dei giusti in Italia.
Iniziamo con una foto. Siamo nella Primavera del 1944. La scatto è ovviamente in bianco e nero e riproduce la Galleria Vittorio Emanuele invasa dalle macerie. Un militare con le mani in tasca osserva sconsolato la volta verso via Silvio Pellico mezza distrutta dai bombardamenti dalle quale penzolano cavi elettrici e pezzi di intonaco. Sulla sua destra la saracinesca di un negozio è accartocciata su se stessa molto probabilmente a causa del calore. In mezzo, quasi sotto la cupola centrale, anche lei mezza crollata, c’è un uomo che cammina con le braccia lungo i fianchi guardandosi in giro sconsolato e tutto attorno si vedono solo detriti.

Monte Stella
La storia del Monte Stella inizia nella primavera del 1944.

Ecco, nella Primavera del 1944 Milano era così. Un cumulo di macerie. Dopo mesi di bombardamenti a tappeto degli alleati, molti palazzi erano stati praticamente rasi al suolo. I milanesi erano in ginocchio e l’allora Podestà, Piero Parini, un fascista della prima ora, decise il 2 aprile di lanciare una sottoscrizione per un prestito pubblico mirata a risanare le casse pubbliche. Il nome prescelto fu prestito “Città di Milano”, ma alla storia è passato come “Prestito Parini”. Nonostante il Comitato di liberazione avesse detto a chiare lettere che, finta la guerra, il prestito non sarebbe stato riconosciuto, i milanesi risposero comunque alla grande e la somma stabilita di un miliardo di lire venne coperta nel giro di pochi giorni. Parte di quella somma fu subito spesa per smaltire le macerie. Per strada c’era di tutto: pezzi di muro, balconi crollati, tetti diroccati, tavoli, armadi, letti. Come punto di conferimento, l’amministrazione cittadina decise di utilizzare alcune cave periferiche e una in particolare, più grande delle altre e piena d’acqua, era l’ideale: la cava vicino a San Siro. La storia del Monte Stella, o della montagnetta di San Siro così come la chiamano i milanesi di una volta, iniziò così. Un po’ per caso e un po’ per necessità in un giorno di Primavera di oltre 70 anni fa e da quel momento è diventata a suo modo uno di luoghi più interessanti ed evocativi di Milano.
E già, direte voi, il capoluogo può contare su monumenti di ben altro spessore per farsi rappresentare da un punto di vista iconografico, ma nessuno di loro può essere considerato come la “tomba della case dei milanesi”. La sotto, sotto quei prati, quegli alberi e quelle siepi ci sono i resti delle abitazioni di mezza Milano. Una bellissima canzona scritta dal cantautore Nino Rossi negli anni Sessanta e interpretata magistralmente da Nanni Svampa dice proprio così: “Muntagneta de San Sir, tumba dei noster ca’…”. Sulle note di uno swing gentile racconta la storia di quel “muntun de tera” e nonostante la drammaticità dei versi, la canzone riesce a strappare un sorriso malinconico.

Monte Stella Milano
Chi ha detto che a Milano non si può sciare?

Tuttavia, perché la montagnetta di San Siro diventasse a tutti gli effetti il Monte Stella fu necessario un passo ulteriore. Anzi, un’intuizione geniale, quella di Paolo Bottoni, l’architetto urbanista che nel Dopoguerra progettò il quartiere QT8. Un giorno, guardando quel cumulo di macerie che cresceva ininterrottamente, pensò di trasformalo in una vera montagna. I lavori iniziarono nel 1949 e durarono una ventina d’anni. Al termine, la superficie passò da quasi 24 mila metri quadrati a oltre 190 mila per un’altezza di circa 100 metri e l’architetto decise di dedicare quella montagna fatta di sofferenza e dolore all’amata moglie Stella, scomparsa nel 1956. Ma come si conviene a ogni storia che si rispetti, anche quella del Monte Stella ha un piccolo mistero da svelare: siamo sicuri che tutte le macerie della Milano distrutta dai bombardamenti siano la sotto? Prima di alzare il velo su questo piccolo giallo vale però la pena proseguire nel racconto delle mille trasformazione del Monte Stella. Dopo una fase intermedia piuttosto difficile fra gli anni Sessanta e Settanta, quando a Milano giravano parecchi tipi che avevano scambiato quella collina per una discarica di auto rubate e cadaveri, alla fine degli anni Settanta arrivarono gli alberi, circa 600 piante trasportate direttamente dalla Toscana fra cui olmi, aceri, robinie, carpini, faggi e pini. Poi, la fantasia dei bambini dei quartieri vicini che dopo ogni nevicata prendevano d’assalto il monte con slittini e sci ispirò il Comune.
Per tre inverni consecutivi, quelli del 1982, del 1983 e del 1984 la “montagnetta de San Sir” cantata da Svampa venne trasformata in stazione sciistica. Il lato Ovest del Monte Stella venne attrezzato con impianti di risalita, illuminazione e neve artificiale e una pista di circa 250 metri lungo la quale venne organizzato lo “Slalom di Natale”. Il successo fu immediato. Furono allestite gare per i classificati Fisi, gare femminili, gare aziendali, slalom riservati ai manager e, padroni di non crederci, ma le cose stanno veramente così, anche un parallelo al quale partecipò un giovanissimo Alberto Tomba che vinse battendo Erlacher. Per vedere le immagini di quella discesa basta cliccare su YouTube. Sempre negli anni Ottanta il Monte Stella diede il nome anche a una radio locale: Radio Monte Stella, appunto, dove ebbe un discreto successo una trasmissione che andava in onda nel primo pomeriggio (la ascoltavo sempre quando tornavo da scuola) con Giorgio Porcaro, che al tempo interpretava il “terruncello” in giro per Milano a bordo di una 128 Krups. E sempre nei ruggenti Ottanta il Monte Stella divenne location per grandi concerti e per alcune edizioni della Festa dell’Unità. Ma l’utilizzo senz’altro più nobile che poteva essere fatto della “Montagnetta di San Siro” risale al 2003, quando venne inaugurato il primo “Giardino dei giusti” in Italia, il memoriale ispirato al giardino e museo di Yad Vashem di Gerusalemme nato per celebrare chi si è opposto ai genocidi e ai crimini contro l’umanità.

Monte Stella
Il lato Ovest del Monte Stella venne attrezzato con impianti di risalita, illuminazione e neve artificiale e una pista di circa 250 metri lungo la quale venne organizzato lo “Slalom di Natale”.

Prima di chiudere questo lungo racconto sul Monte Stella e sulle sue mille avventure, è giusto svelare il mistero sulla fine che hanno fatto parte dei detriti e delle macerie. Nei difficili anni del Dopoguerra, i contadini della periferia di Milano e delle città vicino avevano bisogno di qualsiasi cosa che li aiutasse a rimettere in piedi le loro abitazioni. Ecco, la cava di San Siro, al pari di tutte le altre cave attorno alla città, divenne così un via vai incessante di carretti e furgoni malandati dove venivano caricati i mattoni e tutto ciò che si poteva ancora utilizzare. Nella periferia Est di Monza c’è una vecchia abitazione dove vive un anziano che sostiene che la sua casa lui l’ha costruita proprio così e che le due palle di granito che ha messo davanti all’ingresso come ornamento arrivano proprio dalla “muntagnetta de San Sir”.

 

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