IL MOSTRO DI COLICO

Mostro di Colico

In cima al lago di Como, dove i confini delle tre Province di Sondrio, Lecco e Como si confondono fra valli e fiumi, si trova un pianoro decisamente insolito: è il pian di Spagna, un’area umida di oltre 1500 ettari stretta a due passi da Colico, classificata nel 1983 da Regione Lombardia come zona protetta. La sua posizione è strategica, punto d’incontro fra la Valtellina e la Val Chiavenna, linea di confine fra i Grigioni e il Ducato di Milano, scelto dai generali dell’esercito spagnolo, e non solo da loro, per costruire diverse fortificazioni, torri di controllo e postazioni difensive. Il Forte Fuentes, in particolare, di cui abbiamo già parlato quando abbiamo raccontato la storia della Linea Cadorna, meglio nota come la Frontiera del Nord. Ma oltre a essere un luogo ricco di storia, il pian di Spagna è anche una porzione di terra pressoché incontaminata: sentieri in terra battuta, natura selvaggia, lo skyline delle Alpi e il blu profondo del lago. Sembra un posto fuori dal tempo, quasi da favola.

Il tratto costiero affacciato al lago è un susseguirsi di canneti e canali in parte nascosti dalla crescita delle ninfee, mentre la parte più interna è un fitto reticolato di campi coltivati a mais ed erba medica intervallati da filari di pioppi, salici e querce. Per quanto riguarda la fauna, il pian di Spagna è popolato da aironi, folaghe, germani reali e cigni, oltre che da volpi e qualche cervo, mentre verso il lago si possono incontrare testuggini, ramarri, bisce e rettili di vario tipo. E fra tutti questi animali delle specie più diverse è possibile incontrane uno decisamente fuori dal comune. Un animale che si può trovare veramente nelle fiabe perché si tratta di un mostro, una bestia preistorica con occhi grossi come uova, la pelle squamata, i denti aguzzi e una lunga coda che batte violentemente sull’acqua che tutti, oramai, chiamano comunemente Larry. Certo, il suo nome non è famoso come quello di Nessy, il mostro di Loch Ness, ma a suo vantaggio va il fatto di non essere stato trasformato dagli abitanti del posto in un business: una cosa sempre poco simpatica anche se stiamo parlando di mostri, che sono pur sempre degli animali. Diciamo subito che noi non sappiamo se Larry esiste veramente. Se qualcuno ci vuole credere, a noi va bene, e se qualcuno non ci vuole credere, a noi va bene lo stesso.

Mostro di Colico
La storia di Larry, il lariosauro, fece il giro d’Italia.

La sua storia inizia ufficialmente nel novembre del 1946, quando tutti i giornali nazionali e locali riportarono in prima pagina e con titoli a nove colonne la notizia di un avvistamento. Accanto a temi come la crisi del tripartitismo e il nodo del rimpatrio dei prigionieri italiani dalla Jugoslavia, il processo a Maeltzer e Mackensen per il massacro delle Fosse Ardeatine e la crisi energetica, i quotidiani raccontavano di una coppia di cacciatori che, seguendo il volo di stornelli lungo la costa del pian di Spagna, scorgevano a una decina di metri dalla riva una testa mostruosa di colore rosso – bruno e sormontata da una cresta irta di squame. Quella del 1946 era senz’altro un’Italia in ginocchio che usciva distrutta dalla guerra e quindi viene da pensare che i direttori delle varie testate ritennero che quello fosse un ottimo argomento per alleggerire un po’ il clima. Tuttavia, non fecero i conti col desiderio di mistero e di evasione dei loro lettori. Infatti, dopo quel primo avvistamento dei due cacciatori esplose la psicosi. La coppia, formata da due trentenni residenti vicino a Erba, habitué del pian di Spagna per le loro battute di caccia, raccontò anche di avere ferito il mostro a un occhio con un colpo di fucile caricato a pallettoni per le lepri. Colico venne invasa dai curiosi e nei giorni seguenti altri avvistamenti furono segnalati a Sorico, a Gera e a Piona. I pescatori organizzarono battute di caccia attrezzati con le armi più strampalate. Vennero anche scomodati scienziati ed esperti in criptozoologia, vale a dire lo studio di animali la cui esistenza è ipotizzata solo su basi indiziarie. In molti sostengono ancora oggi che il lariosauro sia un animale realmente esistito, un rettile acquatico, ormai estinto, vissuto 235 milioni di anni fa, i cui resti fossili vennero per la prima volta alla luce nel 1830 guarda caso a Perledo un paese del lago di Como (sponda lecchese) un po’ più a Sud di Colico. Comunque sia, al tempo si provò a spiegare lo strano avvistamento parlando di storioni e di bisce d’acqua dalle dimensioni inusuali, di anguille gigantesche, e soprattutto si puntò l’attenzione sulla particolare profondità del lago, sull’impossibilità di sapere con precisione cosa si celasse nei suoi fondali bui e limacciosi e si ricordò anche come in quei fondali sfociasse un fiume segreto che nasceva chissà dove.

Mostro di Colico
In molti sostengono ancora oggi che il lariosauro sia un animale realmente esistito, un rettile acquatico ormai estinto vissuto 235 milioni di anni fa.

Insomma, il mostro del lago di Como divenne in breve tempo una celebrità. Un caso che tenne banco anche negli anni a venire. Nel 1954, ad esempio, dei pescatori avvistarono uno strano animale che nuotava nelle acque di fronte ad Argegno, lungo un’ottantina di centimetri, con il muso e la parte posteriore del corpo arrotondati e le zampe palmate. Tre anni dopo, nel 1957, tra Dongo e Musso, in pratica di fronte a Colico, venne avvistato un enorme mostro la cui presenza fu “confermata” il mese successivo da alcuni biologi che si immersero nel lago con una batisfera e videro uno strano animale con la testa simile a quella di un coccodrillo. Dopo di che, di Larry, il lariosauro che per qualche anno aveva raggiunto come fama Nessy, non si seppe più nulla. Silenzio totale fino al biennio 2002-2003, quando nelle acque della sponda lecchese del lago alcuni pescatori dissero di essersi imbattuti in un mostro lungo una decina di metri dalla forma affusolata. Qualcuno disse anche di avere scattato delle foto, ma non ne abbiamo trovata traccia.

Mostro di Colico
La storia di Larry è stata cantata anche da Davide Van Der Sfroos.

Oggi, oramai, Larry è entrato di diritto nella leggenda. La sua storia è stata raccontata in un paio di libri ed diventato anche il soggetto di una canzone di Davide Van De Sfroos. Larry, però, non si è fatto più vedere. Il pian di Spagna, con la sua natura selvaggia circondata dalle imponenti vette alpine, rimane uno dei loghi più incantevoli e insoliti della Lombardia. Forse reso ancora più affascinante dal pensiero che da un momento all’altro, all’improvviso, dalle acque possa veramente affiorare la testa di Larry. E se qualcuno volesse farci un salto, appostarsi fra i cespugli per vedere se riesce a scorgere qualcosa di insolito, offriamo un consiglio: non andateci nei fine settimana estivi, in quei giorni, quel tratto di lago che sembra uscito da una fiaba, caratterizzato da venti pomeridiani costanti e tesi, si trasforma nella mecca di decine di amanti del wind e del kite surf che colorano il cielo con le loro vele. Tutto molto bello, ma troppo caotico per Larry.

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