IL NAVIGLIO DELLA MARTESANA

Naviglio della Martesana

Lo si può percorrere a piedi o in bici su uno dei numerosi tratti di pista ciclabile. Oppure ne si può seguire il tracciato in macchina o in moto, sostandosi lungo la strada che lo costeggia. Secondo noi, però, uno dei modi più efficaci per conoscere il naviglio della Martesana è di percorrerlo indietro nel tempo, un viaggio a ritroso fino alle sue origini, per scoprire che questo corso d’acqua artificiale non è stato solo un canale costruito per irrigare i campi della zona a Nord-Est di Milano, come invece è accaduto per il canale Villoresi, di cui abbiamo parlato qualche puntata fa, nell’area a Nord-Ovest, ma è stato una via di comunicazione indispensabile per costruire e approvvigionare la stessa Milano. Un’arteria che ha pompato vita dentro la città per secoli e secoli. Un percorso commerciale, economico e di passeggeri lungo il quale negli anni si sono stratificate storie di uomini, curiosità inaspettate, leggende dimenticate e persino tempi sotterranei usati per misteriose riunioni massoniche.

Il vero nome del naviglio della Martesana è in realtà naviglio Piccolo, cosa che di fatto lo ha posto fin dalla nascita in una posizione subalterna rispetto al naviglio Grande e al naviglio Pavese, molto più glamour e conosciuti anche per essere centri scintillanti della movida milanese. Il naviglio della Martesana, al contrario, a partire dalla fine degli anni Cinquanta, vale a dire da quando è stata sospesa la navigazione, è stato trattato alla stregua di una discarica, anche dalla malavita, che soprattutto durante gli anni di Vallanzasca e Turatell sceglieva spesso le buie e isolate sponde del canale per regolare i conti con chi aveva sgarrato. Così, capitava spesso che in coincidenza dei periodi di “asciutta”, sul fondo, assieme a pneumatici, motorini, vecchi mobili e carcasse di animali, spuntasse anche qualche cadavere: uomini, donne e in qualche circostanza anche ragazzi molto giovani. La malavita non andava per il sottile. Quando c’era da sparare, sparava. Senza tanti scrupoli.

Naviglio della Martesana
Il vero nome del naviglio della Martesana è in realtà naviglio Piccolo, cosa che di fatto lo ha posto fin dalla nascita in una posizione subalterna rispetto al naviglio Grande e al naviglio Pavese.

Al naviglio, così, è rimasta attaccata l’immagine di luogo abbandonato e degradato. Di posto dal quale è meglio tenersi lontano per evitare di fare brutti incontri. In realtà, quel naviglio minore, quasi dimenticato o rimosso, nasconde nella sua Storia (con la esse maiuscola) tante altre storie (con la esse minuscola) tutte sorprendenti. Facciamo un esempio: a sua costruzione risale alla seconda metà del Quattrocento, sotto il ducato degli Sforza, e le ragioni alla base della sua progettazione erano trasportare fin dentro la città merci di qualsiasi tipo. Tuttavia, spigolando qua e là fra le varie informazioni e soprattutto guardando il suo percorso dall’alto, se ne nota l’estrema tortuosità. La domanda, come direbbe Lubrano, sorge spontanea: perché è sinuoso come un serpente mentre logica avrebbe voluto che fosse diritto come un fuso? La risposta è nell’estrema litigiosità dei proprietari terrieri del contado, che prima non ne volevano sapere di cedere un pezzo della loro terra per costruirlo, ma che poi, una volta intuiti i vantaggi che avrebbe potuto portare per l’agricoltura, si accapigliarono per averlo il più vicino possibile. Insomma, il progetto fu scritto, riscritto e corretto decine di volte e all’inizio il naviglio non ebbe nemmeno il successo che il duca Francesco Sforza si aspettava.

Naviglio della Martesana
Ponte levatoio sulla Martesana in prossimità del parco dei Germani a Cernusco sul Naviglio. Foto tratta dal libro “Il naviglio della Martesana, un viaggio di ieri, le immagini di oggi” di Enzo Motta.

L’età dell’oro del naviglio della Martesana, che nel suo percorso incontra una dozzina di Comuni, fu il periodo fra il Seicento e il Settecento. In quei due secoli il via vai di barconi carichi di merci di ogni tipi, di materiali edili e anche di persone era quasi paragonabile a quello della Tangenziale Est alle otto di mattina. Ovviamente, si tratta di una battuta. Però, per dare la dimensione di quanto fosse utilizzato, vale la pensa citare due dettagli. Il primo: i sassi e la sabbia delle cave della Valtellina coi quali Milano è stata costruita, sono arrivati a Milano da lì, a bordo di chiatte trainate prima da cavalli e poi da trattori. Lungo la Martesana hanno poi viaggiato come passeggeri nomi illustri della storia e della letteratura italiana. A partire da Carlo Borromeo, praticamente tutti gli arcivescovi di Milano hanno navigato sulle acque per recarsi a Groppello presso la villa arcivescovile. Nel 1649 vi navigò anche la giovane Maria Teresa d’Austria, proveniente da Vienna e diretta a Finale Ligure dove l’attendeva lo sposo. E poi, in epoche più recenti, lo hanno utilizzato Manzoni, Beccaria, Parini. Oggi, nonostante lunghi tratti siano ancora preda di incivili che scaricano abusivamente rifiuti, il percorso del naviglio della Martesana è un mix fra natura, storia e arte. Nelle sue acque si specchiano splendide tenute come Villa Melzi d’Eril a Vaprio d’Adda e lungo le sue alzaie germogliano storie di altri tempi, come quella che vuole il leggendario Casanova impegnato in singolar tenzone proprio lungo le sue rive in località Cassina di Pomm, vale a dire al termine di via Melchiorre Gioia, dove si trova una storica trattoria milanese, frequentata fra gli altri anche da Stendhal che paragonava la zona al Bois del Boulogne. Cassina di Pomm, aperta agli inizi del Seicento, fu sempre un punto di ritrovo per i barcaioli della Martesana. La leggenda vuole che siano passati di lì anche grandi condottieri come Bonaparte durante la campagna d’Italia e Garibaldi e che seduto ai tavoli dell’osteria il poeta Carlo Porta amasse confrontare i vini italiani a quelli francesi, ma soprattutto nel suo cortile si sarebbe battuto in duello niente meno che Casanova per gli occhi della bella Zenobia, una giovane del posto sedotta la notte precedente le nozze.

Naviglio della Martesana
Non è sicuro che Leonardo abbia partecipato direttamente ai lavori di realizzazione del naviglio Martesana. Di sicuro c’è che fra il 1484 al 1500 era ospite della corte sforzesca. La riproduzione è tratta dal libro “Il Navilio di Martesana” di C. Cassinotti – F. Gilli – E. Proni.

La Martesana è una storia che contiene tante altre storie. Un canale artificiale che sembra un romanzo. O anche una leggenda. Persino una maledizione. E fra le tante che girano ce ne è una che affonda le radici proprio negli anni della costruzione. Anzi, è alla base della costruzione stessa. Anno domini 1475. Napo, figlio di una nobile locale, sta per sposarsi con la contessina Silvia, che però un giorno viene trovata fra le braccia del Duca di Milano, Francesco Sforza. In realtà la giovane stava cercando di divincolarsi, ma il giovane Napo, accecato dalla gelosia, si scaglia contro il Duca, che essendo tale fa rinchiudere il ragazzo nelle segrete del castello di Trezzo. A quel punto, per rilasciarlo, chiede alla madre di realizzare il canale. La madre acconsente, ma quando capisce che il figlio non verrà mai liberato, ecco che lancia la sua maledizione: “Ogni anno sette abitanti della Martesana moriranno soffocati dalle acque del Naviglio, flora e fauna spariranno”. Parole terribili, che per molti anni sono servite a tenere lontani i bambini da quelle sponde scivolose e mortali. Ma le sorprese che il percorso del naviglio della Martesana riserva al viaggiatore non finiscono qua. Ce n’è ancora una che, anche se sembra una leggenda, è verità.

Naviglio della Martesana
Naviganti a bordo di un gommone sotto il ponte di Groppello. Foto tratta dal libro “Il naviglio della Martesana, un viaggio di ieri, le immagini di oggi” di Enzo Motta.

Lungo le sue sponde si nascondono infatti due Templi Notturni sotterranei risalenti all’Ottocento, vere e proprie rarità architettoniche di stampo neoclassico: in Europa se ne conosce un altro uguale solo a Schonau, in Germania, nel Baden Wuttenberg. I due templi lombardi sono invece a Cernusco sul Naviglio, sotto il Parco della Villa del Conte Ambrogio Uboldo, mentre l’altro è a Milano, in zona Gorla, sotto il Parco di Villa Finzi. Entrambi, dopo secoli di oblio e degrado sono stati recuperati dal Fai, Fondo Ambiente Italiano. È stata una sorpresa anche per noi scoprirne l’esistenza. Non sapevamo nemmeno cosa fossero, ma ci ripromettiamo di tornarci sopra e di raccontarne la storia in una delle prossime puntate. Sono due templi sotterranei fatti di colonnati, capitelli, volte e nicchie. Non hanno niente a che spartire con messe nere o riti magici. Piuttosto, pare siano stati costruiti per ospitare riunioni massoniche e riti di iniziazione. Da un’imboccatura posta sulla volta ricevono luce, che durate i solstizi d’inverno e d’estate illuminano nicchie particolari dove una volta erano molto probabilmente installate delle statue. Purtroppo, non abbiamo fotografie. Su Youtube però c’è un video grazie al quale è possibile farsi un’idea di questo posto che sembra uscito direttamente dal libro il Signore degli Anelli. O da un video gioco di Tomb Raider con Lara Croft. A riprova di come il naviglio della Martesana, da tutti considerato come il naviglio piccolo, quello minore, sia in realtà una vera miniera di storie fuori dall’ordinario.

Naviglio della Martesana
L’altro ieri, ieri e oggi. Tre foto dello stesso punto in epoche diverse. Siamo in località Cassina de pomm, in fondo a Melchiorre Gioia, dove si trova la locanda teatro dei duelli di Casanova. La prima è una riproduzione risale al Seicento, la seconda a metà anni Settanta, la terza a oggi.
Written By
More from REDAZIONE

LA LAS VEGAS DI CONSONNO

Trasformò un borgo di contadini, Consonno, frazione di Olginate, nella Las Vegas...
Read More

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *