L’EX NECCHI DI PAVIA

Necchi Pavia

La storia racconta che Vittorio Necchi, figlio di Ambrogio, abbia iniziato a produrre macchine da cucire osservando la moglie Lina. La consorte infatti ne voleva assolutamente una ed era convinta che presto avrebbero avuto un grande successo. Ed aveva ragione da vendere. A partire dal 1919 Vittorio, reduce dalla Prima Guerra Mondiale, iniziò a costruire macchine da cucire e non si fermò più. Fino a tutti gli anni ’80, la Necchi era una delle più importanti aziende italiane e, purtroppo, i capannoni abbandonati a pochi passi dal centro di Pavia sono lì a dimostrarlo. Desolazione e abbandono, cianfrusaglie e detriti, ma anche storia e memoria, ricordi e nostalgia. C’è tutto in quegli stabilimenti derelitti. C’è un passato di gloria imprenditoriale, un presente di trascuratezza e un futuro di rigenerazione urbana, soldi permettendo.

Necchi di Pavia
La storia racconta che Vittorio Necchi, figlio di Ambrogio, abbia iniziato a produrre macchine da cucire osservando la moglie Lina.

Vittorio Necchi iniziò a produrre macchine da cucire nel 1919. Come abbiamo detto, a ispirarlo fu la moglie, più che convinta che in poco tempo quello strano aggeggio avrebbe radicalmente rivoluzionato la vita delle famiglie italiane. Vittorio poteva contare su basi solide. Suo padre, nel 1900, aveva creato dal nulla le fonderie Necchi. Nei primi anni 20, seguendo l’intuizione della consorte, aveva liquidato alcuni parenti molto più attratti dalla bella vita milanese e si era gettato a capofitto nelle cucitrici. Ne produceva circa 2000 l’anno e faceva affidamento su una cinquantina di dipendenti, diventati oltre 5000 nel Secondo Dopoguerra. Fu infatti dopo la Seconda Guerra Mondiale che la Necchi conobbe una vera e propria età dell’oro, sfornando dalla fabbrica dismessa stretta fra il Policlinico San Matteo, la tangenziale e la Questura modelli come la Necchi Supernova, nel 1953, nel 1955 la Lidia e nel 1956 la Mirella, scaturite dalla matita di Marcello Nizzoli, architetto, pittore, ma soprattutto designer che fra le sue collaborazioni vanta anche Olivetti. In particolare, la produzione della Supernova viene considerata il primo prodotto ad unire innovazione tecnologica ad un disegno evoluto ed è stata premiata con il “Compasso d’Oro”.

Necchi macchine da cucire
Fu dopo la Seconda Guerra Mondiale che la Necchi conobbe una vera e propria età dell’oro.

Era questo l’obiettivo di Necchi: fondere in un unico prodotto le ultime novità tecnologiche e le soluzioni più all’avanguardia in tema di design. E ci è riuscito perfettamente, senza perdere il contatto con i suoi dipendenti. Accanto all’azienda fece infatti costruire un vero e proprio quartiere destinato agli operai impiegati nell’azienda. Tanto per capirsi, i 2002 i cassaintegrati si accollarono i costi del mantenimento della luce sulla tomba di Vittorio Necchi nel cimitero Maggiore. Niente di sconvolgente, si trattava di poche centinaia di euro, ma dal momento che il Comune si era dimenticato di sostenere la spesa si erano fatti avanti. Purtroppo, problemi sindacali, la concorrenza dei mercati interni e stranieri e il cambiamento dello stile di vita fecero in modo che la macchina da cucire non fosse più indispensabile come prima alle famiglie italiane. L’ex Necchi, a cavallo tra gli anni 80 e 90 conobbe gli ultimi sussulti fino alla completa dismissione della produzione. Insomma, l’area è un simbolo unico, una delle immagini più fulgide del Boom economico. Adesso invece è l’esatto contrario, abbandonata a se stessa, simbolo non dello sviluppo industriale conosciuto dopo la Seconda guerra mondiale ma del degrado crescente che sta colpendo molte aree simili a questa.

Necchi Pavia macchine da cucire
L’ex Necchi, a cavallo tra gli anni 80 e 90 conobbe gli ultimi sussulti fino alla completa dismissione della produzione.

Le fotografie realizzate da Roby Bettolini immortalano alla perfezione questa situazione. Gli scatti parlano del livello di abbandono cui è stato sottoposto il lotto. Capannoni mezzi diroccati, ex uffici invasi dalla vegetazione, finestre accecate dalle sassate dei vandali o dal tempo trascorso inesorabilmente e l’intitolazione ad Ambrogio Necchi di uno dei viali sbeccata e scrostata. Da anni si parla di un progetto di riqualificazione. Tuttavia, le amministrazioni succedutesi fino ad ora non hanno sciolto il nodo. L’ex Necchi continua a rimanere un’area degradata, pallido riflesso della gloria imprenditoriale che fu. L’ultima Giunta ha eseguito un intervento di bonifica della zona che rappresenta uno dei principali elementi da cui dipende la salute della città. L’intenzione è di sfruttare l’area sulla quale nel secolo scorso si costruivano macchine per cucire per collegare Milano al capoluogo pavese e trasformarlo nel motore dello sviluppo della città. O almeno questo è l’obiettivo che si sono posti Heinz Peter Hager, al quale fa capo la Museum srl, e Paolo Signoretti, fondatore di Heliopolis Urban Regeneration, che hanno acquistato l’area per quasi cinque milioni di euro.  In testa hanno un progetto di rigenerazione urbana che prevede la realizzazione di case, verde urbano e coworking. Tuttavia, servono soldi, molti soldi. Forse troppi. Comunque, ciò che conta è che nel futuro dell’area che ha segnato la storia della città e dell’intero paese, dell’emblema che ha raccontato l’esplosione commerciale e industriale dell’Italia negli anni 50, sembra esserci un piano che prevede il completo recupero, un’idea che prevede la trasformazione dell’area in qualcosa di diverso da ciò che c’è adesso, in un fattore di rilancio della città a livello nazionale e internazionale. Senza dimenticare ciò che è stata in passato.

Ex Necchi Pavia

 

 

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