IL PRIMO AEROPORTO DI MILANO

Primo aeroporto Milano

Il 1910 è l’anno in cui Milano e i milanesi iniziarono a volare. Piccole o grandi che siano, le città hanno tutte una storia fatta di momenti che ne determinano lo sviluppo in un senso piuttosto che nell’altro: la costruzione di un ponte, lo scavo di un tunnel, l’inaugurazione di una chiesa o l’apertura di una nuova linea ferroviaria. Tutti eventi che provocano trasformazioni e cambiamenti molto spesso radicali, che trasformano una città in metropoli, e il 1910 fu proprio uno di quei momenti, perché nella primavera di quell’anno venne dato il via libera alla costruzione del campo volo di Taliedo, il primo aeroporto di Milano.

I lavori di realizzazione dell’Aerodromo d’Italia, così come venne pomposamente chiamato dalle autorità civile dell’epoca, iniziarono con la demolizione di una decina di cascine sparpagliate nei prati a sud est della città, grosso modo in corrispondenza dell’attuale uscita Camm della tangenziale. Furono demolite tutte tranne una, la cascina di Taliedo, che dà il nome alla zona, e al loro posto venne costruito un vero e proprio circuito aereo internazionale con un percorso di gara chiuso a forma rettangolare. Un grande rettangolo chiuso all’interno delle odierne vie Mecenate, Salomone e Bonfadini, lungo le quali furono costruiti i primi hangar e le officine per la manutenzione dei velivoli. Erano gli albori dell’aviazione. Solo sei anni prima un ex telegrafista di origini venete di nome Aldo Corazza aveva effettuato il primo volo con un mezzo più pesante dell’aria, ma era comunque già chiaro a tutti che quelle macchine che si libravano un po’ traballanti avrebbero avuto un futuro luminoso.

Aeroporto Taliedo Milano
Nella primavera del 1910 venne dato il via libera alla costruzione del campo volo di Taliedo, il primo aeroporto di Milano.

Così, già nel 1913 il campo di volo di Taliedo divenne aeroporto militare con due squadriglie del Battaglione Aviatori del Regio Esercito e due anni dopo, nel 1915, la Società per lo Sviluppo dell’Aviazione Italiana fece costruire lungo via Mecenate lo stabilimento e i capannoni per la produzione degli aerei progettati dalle Officine Caproni. Ma il vero salto di qualità, il periodo di maggiore attività, l’aeroporto di Taliedo lo ebbe dopo la Prima Guerra Mondiale, a partire dalla metà degli anni Venti, quando iniziarono i primi voli civili. Taliedo venne infatti scelto dalle Avio Linee Italiane per organizzare i primi trasferimenti via aria sulla rotta Milano-Trento-Monaco, poi prolungata fino a Berlino (sarà un caso?), e sulla rotte per Roma, Torino e Zurigo. Erano altri tempi.
Linate non esisteva ancora e tanto meno Malpensa. Milano, come tutto il resto dell’Italia, stava uscendo da una guerra lunga e dolorosa. L’industria stava faticosamente riprendendosi dallo sforzo bellico e la necessità di guardare a mercati oltre confine cominciava a farsi sentire. L’aviazione era simbolo di progresso e coraggio e così cominciò ad attirare l’attenzione, oltre che del fascismo, anche della “Milano che conta (o che contava)”, di ingegneri e industriali soprattutto. Iniziarono i primi trasporti merci, i viaggi d’affari, ma anche, per chi poteva permettersele, le prime gite turistiche. All’aeroporto i milanesi ci andavano in tram con la linea 35 che partiva da piazza Emilia e che, dopo avere percorso corso XXII Marzo e via Piranesi, faceva capolinea a piazza Ovidio, in corrispondenza dell’incrocio fra le vie Mecenate e Solomone.

Primo aeroporto Milano Taliedo
Nel 1913 il campo volo di Taliedo divenne aeroporto militare.

Taliedo funzionava alla grande, tanto che le alte sfere dell’aviazione fascista pensarono a un ampliamento dell’aeroporto progettando l’idroscalo, costruito poi alla fine degli anni Venti. L’anno di grazia di Taliedo fu senza dubbio il 1932. Nell’agosto di quell’anno, Gaby Angelini, vera pioniera dell’aria e pilota già a 19 anni con tanto di brevetto, partì da Milano per un “raid europeo” senza paracadute a bordo di un veicolo leggero Breda 15. Decollò da Taliedo e sempre a Taliedo atterrò dopo avere sorvolato Austria, Cecoslovacchia, Germania, Danimarca, Svezia, Paesi Bassi, Regno Unito e Francia. Fu un’impresa che ebbe grande risonanza sulla stampa internazionale e il successo la spinse a tentarne un’altra, un secondo raid da Milano a Delhi. Tuttavia, durante la traversata, “Little Gaby”, così come era stata ribattezzata, precipitò nel deserto libico a causa di una terribile tempesta di sabbia. Little Gaby morì e venne sepolta al monumentale di Milano, dove la sua tomba è ancora oggi riconoscibile per un’elica in bronzo a grandezza naturale. Anche grazie alle imprese di Little Gaby nel giro di un decennio l’aviazione conobbe uno sviluppo esponenziale. Taliedo non bastava più per sopportare i sempre più pesanti volumi di traffico e così all’inizio degli anni Trenta iniziarono i lavori di costruzione di Linate e un po’ alla volta il primo aeroporto di Milano cadde in disuso fino a essere completamente dimenticato.

Aeroporto di Milano
Taliedo fu lo storico aeroporto di Milano. Costruito molto prima di Linate e di Malpensa.

Oggi non rimane molto di quel progetto pionieristico. La pista è stata completamente cancellata dalle lottizzazioni e i capannoni della Caproni di via Mecenate sono stati ristrutturati e trasformati in parte nel centro produzioni Rai e in parte nella cittadella della moda di Gucci. Tuttavia, fra via Salomone e via Zama, più o meno dove si trovava l’Autoparco di via Salomone, quello che gli inquirenti della Dia fiorentina a inizio anni Novanta definirono come un vero e proprio supermercato della droga, qualcosa c’è ancora. In quella vasta area verde a ridosso della ferrovia sopravvivono cinque hangar militari decisamente malmessi. I tetti sono distrutti, i muri diroccati e una diffusa atmosfera di abbandono aleggia in tutta la zona. Ma l’incuria e il degrado che oramai la fanno da padroni non sono ancora riusciti a cancellare del tutto il profondo senso di storia che quegli scheletri riescono a emanare.

L'aeroporto Taliedo anni quaranta.
L’aeroporto di Taliedo nei primi anni quaranta.

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