LA RAFFINERIA DI LACCHIARELLA

Raffineria Lacchiarella Ex Omar

Definire l’ex Omar di Lacchiarella, nel cuore del Parco agricolo Sud Milano, un luogo dimenticato non è corretto. Abbandonato lo è sicuramente, degradato altrettanto, ma i circa 10 mila abitanti di Lacchiarella e tutte le altre migliaia di persone che vivono nei Comuni vicino, non l’hanno mai dimenticato. Non possono. Come potrebbero visto che quel lotto di terreno ha rappresentato una minaccia costante per la salute di tutti.

Infatti, dal Dopoguerra fino agli anni Settanta, quei 70 mila metri quadrati quasi al confine con Binasco, sono stati utilizzati per stoccare prima tonnellate di benzina e poi tonnellate di rifiuti tossici, finendo anche nel bel mezzo di una delle prime maxi inchieste sullo smaltimento di rifiuti tossici, quella sulla Petroldragon di Andrea Rossi, noto anche come lo “sceicco della Brianza”. All’inizio l’area ex Omar era una raffineria. Nel 1953 un gruppo di industriali del petrolio scelse quel lotto sulla Sp 40 perché strategico e facilmente accessibile. In breve il via vai di camion carichi di benzina divenne incessante. All’interno degli uffici amministrativi della raffineria ridotti a una discarica si trovano ancora adesso migliaia di bolle di carico e scarico dove venivano annotati tutti i movimenti. Che erano tanti. Anzi, tantissimi. Per esempio: il 29 ottobre del 1969, giorno scelto a caso, il procuratore aggiunto autorizzò l’uscita di un’autobotte con 21 tonnellate di benzina diretta a Ponte Chiasso e nel giro di quella singola giornata l’operazione si ripeté altre dieci volte.

Raffineria Lacchiarella Ex Omar
L’ex Omar di Lacchiarella dal Dopoguerra fino agli anni Settanta è stata utilizzata per stoccare prima tonnellate di benzina e poi tonnellate di rifiuti tossici.

Veleni su veleni nel bel mezzo della campagna a Sud di Milano. La raffineria chiuse i battenti nel 1984 e cinque anni dopo entrò in scena Andrea Rossi, imprenditore milanese laureato in filosofia, che la rilevò e riempì le cisterne di rifiuti tossici. Diceva di poterli trasformare in petrolio e Regione Lombardia gli credette. Ottenute le autorizzazione necessarie, avviò la sperimentazione, ma durò poco. Rossi, ribattezzato sui giornali “lo sceicco della Brianza” per via di uno dei suoi depositi di rifiuti situato a Caponago, finì sotto processo all’inizio degli anni Novanta con l’accusa di fare soldi prelevando dalle aziende del Nord Italia rifiuti “scomodi” senza però poi trasformarli veramente in petrolio. Una “eco truffa”, insomma, ma alla fine, a parte qualche condanna minore, i giudici lo hanno sempre assolto.

Ma non gli abitanti di Lacchiarella e dei Comuni vicini. Lì, nelle 82 cisterne della ex Omar, abbandonò quasi 60 mila tonnellate di liquami nocivi e ancora oggi il suo nome non può certo considerarsi popolare da quelle parti. L’ex Omar non nasconde più rifiuti pericolosi. L’area è ancora degradata, ma in parte bonificata, anche se oltre alle bolle e ai registri della vecchia raffineria c’è di tutto: capannoni mezzi diroccati, laboratori distrutti, decine (ma forse sono centinaia) fra bottiglie e provette piene di liquidi sconosciuti, maschere anti gas, grandi vasche piene di chissà cosa e, strano ma vero, giocattoli per bambini e addobbi carnevaleschi: per diverso tempo, parte dell’area è stata utilizzata come deposito dei materiali utilizzati durante la festa di Carnevale.

Raffineria Lacchiarella
L’ex Omar non nasconde più rifiuti pericolosi. L’area è ancora degradata ma in parte bonificata.

La bonifica, comunque, è quasi completata. Fino a oggi sono stati spesi 40 milioni di soldi pubblici e altri nove sono in arrivo per l’intervento finale che dovrebbe essere concluso entro il 2017. Uno dei sogni dell’amministrazione comunale è di vedere quell’area che per tanti anni ha rappresentato un incubo per le popolazioni della zona trasformata in un bosco, ma visti i tempi che viviamo è molto più probabile che venga utilizzata per dare vita a un nuovo polo commerciale-artigiano.

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2 Comments

  • Molto interessante. Più informazioni su coloro che hanno partecipato al degrado sarebbero molto utili, anche con riferimenti ai loro attuali incarichi o occupazioni. Anche la voce, tramite interviste, degli abitanti sarebbe molto molto utile per capire il loro disagio e il loro sforzo per invertire il processo. Grazie.

    • Buongiorno Carla e grazie per il suo parere. Storie Dimenticate è un progetto che vuole proprio andare nella direzione che ci consiglia per dare voce e memoria ai luoghi del territorio. Siamo ancora in fase beta ma ci stiamo organizzando e presto avremo alcuni riferimenti social e una mail di redazione. A presto e ancora grazie per il prezioso feedback.

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