IL RIFUGIO 87 DI MILANO

Rifugio 87 Milano

A un primo sguardo la scuola elementare Giacomo Leopardi di via Bodio a Milano sembra proprio quello che è: una bella scuola a forma di ferro di cavallo costruita sul finire degli anni Venti. Fino alla fine della Seconda guerra mondiale portava il nome di Rosa Maltoni, la mamma del Duce, che guarda caso era una maestra elementare. Sono passati quasi 100 anni dalla sua inaugurazione, ma buona parte dei materiali di costruzioni sono quelli originali, le aule sono ancora molto spaziose e alte e, così come si usava una volta, gli ingressi per maschi e femmine sono separati. Tuttavia, la scuola Leopardi di via Bodio non è solo uno dei molti esempi di architettura fascista arrivati integri fino ai giorni nostri. È qualcosa di più: è un luogo della memoria, è il rifugio antiaereo 87 costruito nel 1940 e rimasto in funzione fino alla fine della guerra.

Ogni volta che il cielo di Milano veniva attraversato dai caccia bombardieri alleati e scattava l’allarme, nel seminterrato di quell’edificio si precipitavano centinaia di uomini, donne e bambini e oggi, grazie alla caparbietà della preside, Laura Barbirato, è stato trasformato in un museo. La scoperta e la successiva riqualificazione del rifugio 87 (durante la guerra ne furono costruiti 135) sono dovuti ad alcune fortunate coincidenze.

Rifugio Milano 87
Il rifugio antiaereo 87 fu costruito nel 1940 e rimase in funzione fino alla fine della guerra.

La prima. Fra le centinaia di persone che si nascondevano in quei cunicoli bui e stretti per sfuggire alle bombe, c’era anche un bambino che da grande sarebbe diventato uno dei registi più sensibili e apprezzati del cinema italiano: Ermanno Olmi. Ebbene, Olmi, sulla sua esperienza di piccolo rifugiato, a metà degli anni Ottanta scrisse un libro: “Il ragazzo della Bovisa”. Si tratta di un gran bel romanzo che vale la pena leggere. Racconta appunto la vita di un ragazzo che vive in prima persona gli orrori della guerra, la perdita del padre e le prime infatuazioni amorose. Ma ai fini della nostra storia ciò che importa è che la preside Barbirato, quando a metà degli anni Novanta arrivò di fresca nomina a dirigere la scuola elementare Leopardi, ricevette in dono da una maestra che stava andando in pensione un libro. Indovinate quale? Già, proprio “Il ragazzo della Bovisa”. Ed eccola qua un’altra coincidenza, che forse, a pensarci bene, potrebbe anche non esserlo. Fatto sta che la neo preside legge il libro e il giorno dopo averlo ultimato, decide di controllare di persona. Scende nel seminterrato e sì, il rifugio aereo è ancora lì. Sommerso di rifiuti e polvere, ma c’è. Muto testimone di un’epoca oramai andata. Immerso a due metri di profondità, ampio 220 metri quadrati e provvisto, si fa per dire, di ogni comfort: dieci stanze, due bagni alla turca, una cucina e un rubinetto per l’acqua. Sui muri sono ancora leggibili indicazioni e avvertenze. L’atmosfera è cupa, ma aiuta a entrare in sintonia col terrore che provava la popolazione civile ogni volta che il rombo dei bombardieri si avvicinava.

Rifugio antiaereo 87 Milano
Nel corso della Seconda guerra mondiale Milano patì numerosi raid e i peggiori furono senza dubbio quelli avvenuti fra il 1943 e il 1944.

Nel corso della Seconda guerra mondiale Milano patì numerosi raid e i peggiori furono senza dubbio quelli avvenuti fra il 1943 e il 1944. Nel corso di successive ondate furono colpiti Palazzo Reale e il Castello Sforzesco, venne raso al suolo il tratto di via Torino che va da via Speronari al Tempio di San Sebastiano. In via Cordusio il fuoco devastò il palazzo all’imbocco della strada, in via Broletto i numeri 37 e 39 furono ridotti un cumulo di macerie, il teatro Dal Verme venne distrutto e fu danneggiata anche la Cattolica. Il 22 ottobre del 1944, a causa di un errore di calcolo nella rotta, un stormo di aerei decollati da Castelluccio dei Sauri, vicino Foggia, anziché sganciare le bombe sugli stabilimenti della Breda a Sesto San Giovanni, colpirono in pieno la scuola Crispi del quartiere Gorla. Risultato: 184 bambini morti, oggi ricordati come “I piccoli martiri di Gorla”. Ecco perché il seminterrato dell’ex Rosa Maltoni, dove prima della guerra i bambini senza acqua in casa potevano farsi una doccia, venne trasformato in un rifugio rinforzando soffitto e pareti con pali di legno. Non appena scattava l’allarme, non appena in lontananza si udivano i primi colpi, tutti giù nel seminterrato a fare finta di fare lezione e siccome in zona altri bunker non ce n’erano, ai bambini si aggiungevano i residenti. Mille studenti e 500 civili. Tutti insieme. Uno stretto all’altro. I neonati in braccio alle madri e i ragazzi più curiosi in piedi sulle panche per sbirciare fuori dalle bocche di leone lo spettacolo della guerra. E fra quei ragazzi c’era anche Ermanno Olmi che ha scritto un libro finito fra le mani di una preside saggia e ostinata grazie al dono di una maestra prossima ad andare in pensione.

Rifugio 87 via Bodrio Milano
Fra le centinaia di persone che si nascondevano in quei cunicoli bui e stretti per sfuggire alle bombe, c’era anche un bambino che da grande sarebbe diventato uno dei registi più sensibili e apprezzati del cinema italiano: Ermanno Olmi.

Coincidenze. O forse no. Fatto sta che al termine di una guerra durata dieci anni (l’unica guerra che vale la pena combattere) quella preside è riuscita strappare dall’oblio un luogo della memoria. A trasformare una cantina carica di rifiuti in un museo. Non solo. La sua passione ha finito per smuovere anche le istituzioni e favorire la riscoperta di altri luoghi simili come quelli di piazza Grandi e di via Vivaio. Rifugi sotterranei, ma anche di superficie perché sempre a Milano, in via Adriano, proprio di fronte al punto vendita di una nota catena di supermercati, si trova un raro esempio di rifugio “a torre”, vale a dire un matitone di cemento armato alto circa 30 metri usato durate la guerra dagli operai della Magneti Marelli.

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