IL ROGO DEL CINEMA EROS

Rogo cinema Eros

La data del cinquantesimo anniversario della Strage di piazza Fontana si sta avvicinando a grandi passi. Molti di voi sapranno sicuramente la data a memoria: 12 dicembre 1969. Diciassette morti e 88 feriti. Impossibile da dimenticare. Si dice che quel giorno l’Italia abbia perso l’innocenza. L’inizio della Strategia della tensione. Ma la bomba di piazza Fontana non fu l’unica. Ricorderete certamente il 17 maggio 1973, la strage davanti alla Questura di Milano, quattro morti. Oppure il 28 maggio 1974, strage di piazza della Loggia a Brescia, otto morti. O ancora il 2 agosto del 1980, strage della stazione di Bologna, 85 morti e oltre 200 feriti. Ma se vi diciamo 14 maggio del 1983? Pensateci qualche secondo. Ancora un po’. Non vi sovviene nulla? Lo immaginavamo.

Rogo Cinema Eros Milano
Il rogo del cinema Eros di viale Monza, a Milano, è la storia di 6 vittime colte in un momento di debolezza. Non si sono corone di fiori per loro. Immagine tratta da Il Giorno.

Alle 17,25 di quel grigio e piovoso giorno di fine Primavera morirono sei persone. Nessuno però le ricorda. Non ci sono corone di fiori per loro. E nemmeno discorsi pubblici di commemorazione perché il loro sacrificio annega nella loro debolezza: sono i morti del rogo del cinema Eros di Milano, in viale Monza al 101. Una sala a luci rosse, divorata dalle fiamme mentre sugli schermi correvano le immagini di Lyla, profumo di femmina. L’Eros non era sempre stato un cinema porno. Alle spalle aveva un passato glorioso di sala di periferia. Si chiamava Abc, le prime tre lettere dell’alfabeto ed era anche finito in una scena del famoso film “Miracolo a Milano”. La crisi degli anni Settanta lo portò tuttavia, al pari di molte altre sale di cui abbiamo già avuto modo di parlare nella storia della Milano a luci rosse, ad entrare nel più florido circuito dell’hard core. Nel 1983 non esisteva Youporn e anche le videocassette non erano ancora molto diffuse. Così, come stavamo dicendo, alle 17,25 di quel 14 maggio nella sala dell’Eros c’erano una trentina di persone. Non molte. Alcune delle quali, approfittando della pausa fra un tempo e l’altro, si sono alzate per fumare una sigaretta. All’improvviso, da dietro le ultime file si alzano lunghe lingue di fuoco. Il panico è immediato. Attimi di confusione e terrore. Di urla concitate, di invocazioni di aiuto mentre le fiamme crescono e inghiottono i tendaggi in fondo alla sala, riducono in tizzoni roventi le poltrone della platea. Gli spettatori riescono in modi diversi a raggiungere le uscite e si buttano con i vestiti in fiamme nelle pozzanghere e sui marciapiedi. Intanto il fumo e le fiamme crescono e lambiscono un palazzo popolare accanto al cinematografo che viene fatto evacuare dai vigili del fuoco. ll rogo cresce a vista d’occhio. Le fiamme provocano il crollo del tetto sulla platea. Scene da inferno di cristallo nella periferia milanese. Sulla strada uomo con i vestiti in fiamme invoca aiuto e poi crolla a terra. Alcuni passanti gli si gettano addosso nel tentativo di soffocare il fuoco. Sul momento sembra che ci siano solo feriti e intossicati. Tuttavia, col passare delle ore, di quei 30 spettatori, sei muoiono all’ospedale. Fra di loro anche un passante che nonostante le fiamme si era buttato nella sala nel tentativo di salvare qualche vita. Fra queste sei vittime e quelle di piazza Fontana non c’è alcuna differenza. O meglio: non ci sono differenze nelle cause che ne hanno provocato la morte.

Rogo cinema Eros viale Monza
Oggi al posto del cinema Eros c’è la sede di una congregazione religiosa, la Comunità cristiana dello Spirito Santo.

Anche loro sono vittime della Strategia della tensione. A ridurli a un ammasso informe di carne annerita è stato Ludwig, un gruppo neonazista formato da due ragazzi dell’alta borghesia veronese. I loro nomi sono tristemente noti: Wolfgang Abel e Marco Furlan. Dieci attentati in poco meno di dieci anni. Da 25 agosto 1977, quando bruciarono vivo Guerrino Spinelli, un barbone che dormiva in un’auto abbandonata, fino al 4 marzo del 1984, quando cercarono, senza riuscirci, di dare fuoco alla discoteca Melamara di Castiglione delle Stiviere piena di gente per festeggiare il Carnevale. In mezzo, altri omicidi brutali commessi a colpi di martello, coltello o, se capitava, anche punteruolo. Il loro movente? Ripulire il mondo da ogni forma di devianza, estirpare esseri impuri come barboni, prostitute, drogati, preti e mondare i luoghi del peccato come discoteche e cinema porno. Un po’ terroristi, un po’ serial killer che quel 14 maggio del 1983 si presentarono alla cassa del cinema con due borsoni. Pagarono il biglietto, entrarono e purtroppo nessuno notò le grosse valigie che contenevano due taniche di benzina. Ai vigili del fuoco che arrivarono sul posto, fu subito chiaro che non si era trattato di un incidente. Le fiamme si erano propagate troppo velocemente e infatti, a distanza di un paio di settimane dal rogo, alla redazione dell’Ansa arrivò per posta un volantino di rivendicazione. Uguale a quelli inviati per attentati precedenti: caratteri gotici, frasi deliranti sulla razza e come intestazione la solita svastica sormontata da un’aquila nazista. Il testo diceva: “Rivendichiamo il rogo dei cazzi. Una squadra della morte ha giustiziato uomini senza onore, irrispettosi della legge di Ludwig». Poi, per evitare di essere presi per dei mitomani, una serie di dettagli relativi all’attentato: “Per appiccare l’incendio al cinema sono stati usati una tanica e un bidone di plastica ai cui manici sono stati fissati rispettivamente una catenella da lavandino e una fascetta metallica marca Serflex”. Abel e Furlan finirono sotto processo e furono condannati anche per il rogo del cinema porno di viale Monza.

Rogo Cinema Eros 1983
L’attentato al cinema Eros fu organizzato ed eseguito dal gruppo neonazista Ludwig. Questo frame è tratto dal film “Miracolo a Milano”.

Tuttavia, chiarezza sui loro legami e i loro rapporti col mondo del neo nazismo non è mai stata fatta fino in fondo. Ma a noi poco importa. Non siamo qua per raccontare le loro gesta. Queste righe non abbiamo deciso di scriverle per fare luce sulle relazioni di giovani fanatici neonazisti dell’alta borghesia veronese. Ciò che ci preme è accendere una piccola luce su quelle sei vittime dimenticate perché colte in un momento di debolezza. In un momento che il nostro perbenismo un po’ peloso ci impedisce di affrontare a viso aperto. Non ci piace parlare di vittime di serie A e di serie B o, peggio ancora, di ipocrisia latente. Non vogliamo puntare il dito contro nessuno. Non siamo in grado farlo. Però, ecco, se in uno dei prossimi giorni che ci stanno conducendo al cinquantesimo anniversario della strage di piazza Fontana doveste trovarvi a passare per viale Monza, magari proprio davanti al civico 101, un pensiero a quelle sei vittime della follia stragista di quegli anni dedicatelo. Il cinema Eros oggi non c’è più. Dopo il rogo del 1983 rimase chiuso per un bel po’ e a distanza di qualche anno venne riaperto sotto forma di discoteca. Non ebbe grande fortuna. Chiuse i battenti anche lei nel giro di poco. Oggi, invece, c’è la sede di una congregazione religiosa, la Comunità cristiana dello Spirito Santo. Non sappiamo che senso dare a questa presenza in quel luogo. Forse non c’è l’ha, o forse sì. Pensateci voi. Noi ci limitiamo a far notare solo una cosa: nessuno, dopo tanti anni, ha ritenuto che fosse arrivato il momento di porre una targa commemorativa su uno dei muri esterni. Eppure, fra le vittime c’erano persone comuni, uguali in tutto e per tutto a noi: un impiegato della Sip, un aiuto cuoco, un artigiano, un autista di una ditta di spedizioni, un funzionario Cariplo…

Attentato cinema Eros Milano
La ricostruzione dell’attentato al cinema Eros. Disegno del Corriere della Sera,
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