I SACRI VASI DI MANTOVA

Sacri Vasi Mantova

Alzi la mano chi non ha mai letto, o almeno visto al cinema, “il Codice da Vinci”. Potremmo anche sbagliarci, ma visto il successo riscosso dal libro di Dan Brown e dal film interpretato da Tom Hanks non dovrebbero essere molti quelli col braccio all’insù. Per quei pochi, o tanti che siano, diciamo che la trama di entrambi ruota tutta attorno alla ricerca del Santo Graal, la coppa dalla quale Gesù bevve durante l’ultima cena e dove Giuseppe di Arimatea raccolse il sangue colato dal costato del Cristo crocefisso. Libro e film mescolano esoterismo, mistero e bufale storiche, dando vita a un thriller che tiene incollati dal primo all’ultimo minuto. Non aggiungiamo altro perché, anche se secondo noi a conti fatti il romanzo è più furbo che bello, vale comunque la pena leggerlo e non vogliamo rovinare il piacere del colpo di scena finale. Ciò che interessa ai fini della nostra storia è che il Graal è, sempre sarà, uno spunto in grado di accendere qualsiasi narrazione.

La sola parola evoca epoche lontane, luoghi esotici, cavalieri senza paura e imprese leggendarie. La sua storia si intreccia con le gesta dei Templari e le Crociate in Terra Santa, ma anche con la saga di re Artù e dei cavalieri della Tavola rotonda. Miti, leggende, romanzi e sceneggiature di film mescolano e rimescolano all’infinito credenze e leggende. Alimentando il mistero: esiste veramente il Santo Graal? E se sì, dove si trova? Cominciamo col dire che se doveste riuscire a individuarlo molto probabilmente sareste a un passo dalla Conoscenza e dalla Rivelazione, nel senso che la ricerca del Graal è, in definitiva, la ricerca dei segreti di Dio. Impresa non da poco. Non solo da un punto di vista intellettuale e spirituale, ma anche fisico. I luoghi del Graal sono infatti fra i più inaccessibili che potete immaginare. Secondo alcune delle leggende più citate da trasmissioni tv e siti on line i Sacri Vasi sarebbero custoditi nelle segrete del castello di Montsegur, situato in cima a una rocca nel cuore dei Pirenei, un posto buono per le aquile, non per gli esseri umani.

Sacri vasi Mantova
Le sacre reliquie di Mantova sono custodite all’interno di una cripta della chiesa di Sant’Andrea e vengono esposte al pubblico una sola volta l’anno, quando in città si organizza la processione del Venerdì Santo.

Secondo altre fonti, invece, si troverebbe vicino all’abbazia di Glastonbury, nel cuore del Somereset, dove fra l’altro in tanti sostengono esserci anche la tomba di re Artù. O ancora, secondo altre tradizioni, si troverebbe in una stanza segreta di Castel del Monte, in Puglia. L’elenco potrebbe andare avanti più o meno all’infinito e, come dicevamo, si tratta sempre di posti esotici e insoliti. Ma noi non siamo qua per raccontare ciò che tutti ricordano. Ecco dunque che fra i luoghi dove potrebbero trovarsi la coppa col sangue di Cristo ce n’è uno che non ti aspetti. Inatteso più che insolito. O insolito perché proprio dietro casa. Si tratta di Mantova, città fantastica, un museo a cielo aperto, capitale italiana e internazionale della cultura, ma che, vai a capire per quale motivo, non compare quasi mai fra i luoghi del Graal. E la cosa, insomma, dà da pensare: vuoi vedere che?

D’altro canto, come diceva Blaise Pascal, filosofo e matematico vissuto nel Seicento, Dio non ama manifestarsi apertamente. Citazione dotta, per la quale facciamo ammenda, ma aiuta molto a far capire cosa intendiamo. Per essere ancora più chiari: i vasi del Preziosissimo sangue di Gesù, così come vengono chiamate le reliquie dai mantovani, sono custodite all’interno di una cripta della chiesa di Sant’Andrea e vengono esposte al pubblico una sola volta l’anno, quando in città si organizza la processione del Venerdì Santo. Per gli altri 364 giorni invece il silenzio è totale, o quasi. Nessun articolo di giornale, nessuno speciale televisivo. Solo in rete si trova un po’ di materiale, ma sta di fatto che questa allergia alle luci della ribalta ha fatto sì che un po’ alla volta la storia delle sacre reliquie di Mantova finisse in penombra. A noi, dunque, il compito di provare a illuminare questa vicenda che inizia il giorno della crocifissione di Cristo, nel momento esatto in cui il centurione romano Longino trafisse con la sua lancia il costato di Gesù. Il fiotto di sangue e acqua che uscì non appena estrasse la punta, gli finì diritto negli occhi, guarendolo all’istante da una malattia che lo aveva reso quasi cieco. “Davvero costui era il Figlio di Dio!” esclamò a quel punto Longino, incredulo di fronte al miracolo e poi, inorridito di fronte al crimine commesso, scappò portando con se la spugna con la quale aveva dissetato il Cristo e un pugno di terra intriso del suo sangue. Con le due reliquie custodite in una cassetta metallica, Longino attraversò il mar Mediterraneo, risalì la penisola italiana e arrivò fino a Mantova, dove decise di nascondere il suo prezioso carico in un posto sicuro, fuori dalle mura della città. La scelta non fu facile, in giro c’erano parecchi tipacci disposti a tutto pur di fare qualche soldo, ma alla fine, dopo attenta riflessione, scavò una buca in un orto dove in quel tempo lontano sorgeva un ospizio per pellegrini e dove, qualche secolo dopo, verrà costruita la chiesa di Sant’Andrea.

Sacri vasi Mantova
La basilica di Sant’Andrea vista da piazza delle Erbe. La chiesa fu progettata da Leon Battista Alberti I lavori iniziarono nel 1472 e vennero conclusi 328 anni dopo con la costruzione della cupola su disegni di Filippo Juvarra (foto concessa dalla Parrocchia di Sant’Andrea).

Le tribolazioni per Longino però non finirono lì. Il peggio doveva ancora arrivare. Nel 37 D.C, stanchi delle sue continue predicazioni, i pagani decisero infatti di fargli la pelle. Lo cercarono, lo inseguirono e alla fine lo decapitarono. Longino morì martire e un poco alla volta sulle reliquie calò il silenzio. Fu grazie all’apostolo Andrea che vennero ritrovate. Fra un invasione barbarica e l’altra, l’apostolo comparve in sogno a un fedele per svelare il punto esatto dove si trovavano. Poi, dopo altri secoli di niente, papa Leone IX le dichiarò “autentiche” e a quel punto si scatenò la caccia alle reliquie. Pare che lo stesso papa Leone riuscì in maniera non del tutto ortodossa ad averne un pezzo. La cosa però non piacque ai mantovani, che addirittura si misero sulle sue tracce per riprendersi ciò che gli era stato tolto. Il papa, però, riuscì a seminarli nascondendosi in un monastero. In seguito, altre parti delle reliquie vennero parzialmente cedute o rubate e ciò che ne rimase venne chiuso in due vasi del peso di due chili ciascuno ordinati nel 1530 a Milano da Isabella d’Este e realizzati da Benvenuto Cellini: uno per il Preziosissimo sangue, l’altro per l’Umilissima spugna.

I travagli però non finiscono qua. Anzi. A metà dell’Ottocento, l’esercito austroungarico li distrugge, ruba l’oro e disperde il sangue e la spugna. Fortunatamente, alcuni grumi della terra intrisa del sangue del Cristo erano stati custoditi nella chiesa di Santa Barbara, che così ritornano nella chiesa di Sant’Andrea quando Francesco Giuseppe, l’imperatore di Austria e Ungheria, chiede scusa al Papa per la razzia e regala a Mantova altri due vasi d’oro massiccio confezionati dal milanese Giovanni Bellezza. I vasi sono ancora lì e ogni Venerdì Santo vengono esibiti per la processione. Operazione non semplice, quella dell’estrazione dei due vasi. Le reliquie infatti si trovano in un’urna di marmo assicurata da quattro chiavi custodite dal prefetto, dal vescovo, dal parroco e dal Capitolo del Duomo. Per tirale fuori è necessaria la presenza di tutte e quattro le personalità contemporaneamente. Altrimenti, niente da fare.

Sacri vasi Mantova
La cripta dove sono custoditi di Sacri Vasi (foto concessa dalla Parrocchia di Sant’Andrea)

Insomma, sebbene sia molto poco mediatica, la storia dei Sacri Vasi di Mantova non ha niente da invidiare a tutte quelle altre storie narrate in libri, saggi e film. Così come la città non ha niente da invidiare ad altre location più esotiche che hanno fatto da sfondo a documentari e inchieste. Inutile, a questo punto, aggiungere altro, se non che potrebbe essere arrivato il momento di mettersi alla ricerca del Santo Graal. È molto più vicino di quello che possiate credere e fa niente se poi non lo trovate. Mai come in questo caso vale il detto che ciò che veramente conta è il viaggio.

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