IL SACRO MACELLO DELLA VALTELLINA

Sacro Macello Valtellina

È notte fonda a Tirano. Per le strade c’è un insolito movimento. Piccoli gruppi di persone che si dirigono verso il santuario della Madonna. Non stanno andando a pregare per le novene. Da sotto i mantelli spuntano spade, bastoni e coltelli. Li guida un tale dalla fronte alta coi baffi ritorti all’insù e un pizzetto che gli dà un’aria luciferina. Si chiama Giacomo Robustelli, al collo porta appesa una grossa croce di ferro ed è conosciuto da tutti come un fervente cattolico. Tutti gli uomini che si sono dati appuntamento dietro il santuario della Madonna di Tirano lo sono. Ma non si sono dati appuntamento lì per pregare. Sono lì per uccidere. Inizia così uno dei più feroci e spietati massacri di innocenti che la storia del cattolicesimo ricordi, il cosiddetto Sacro Macello della Valtellina. Una strage dimenticata accaduta oltre quattro secoli fa proprio qua, dietro l’angolo, in una località che normalmente oggi si associa a vacanze, svago e sport, ma che fra Cinquecento e Seicento è stata una della zone dove la tensione fra cattolici e protestanti, conseguente allo scisma luterano, si faceva sentire in maniera più pesante che in tutto il resto d’Europa.

Così, dopo anni di persecuzioni, arresti ed esecuzioni più o meno sommarie commesse da entrambe le parti, la fazione cattolica, filo spagnola, decise che era arrivato il momento di regolare i conti. Tutti. Senza pietà e senza distinzioni fra uomini, donne, bambini e persino parenti. Un vero e proprio bagno di sangue per il quale lo storico Cesare Cantù, deputato del Parlamento Italiano, coniò la definizione “Sacro Macello della Valtellina”, divenuto poi il titolo di un suo saggio sull’argomento. Molto spesso ci affidiamo ai film per provare a suscitare nella testa del lettore immagini che possano aiutarlo a “vedere” la storia che stiamo per raccontare. Per provare a dare profondità a questa vicenda può valere la pena tiare fuori dalla videoteca personale “La Regina Margot”, film a nostro avviso molto bello, dove oltre alle fantastiche Virna Lisi e Isabelle Adjani, e al sempre bravissimo Daniel Auteuil, recitano anche Miguel Bosé e Claudio Amendola.

Sacro Macello Valtellina
Una stampa tratta dal libro “Il sacro macello della Valtellina” di Cesare Cantù.

Il fatto, in se, è molto semplice: la notte fra il 23 e il 24 agosto del 1572, durante le nozze “riconciliatrici” fra la regina cattolica Margot, interpretata da Isabelle Adjani, e il protestante Enrico IV di Borbone, futuro re di Francia, interpretato da Daniel Auteuil, i cattolici pensarono di assassinare un loro rivale protestante, scampato qualche giorno prima a un attentato. La cosa, però, scappò di mano e senza che fosse dato un ordine esplicito in tal senso, partì una vera e propria caccia al protestante che travalicò i confini di Parigi e investì tutta la Francia. Alla fine, furono massacrati oltre cinque mila protestanti. La vicenda, passata alla storia come la Notte di San Bartolomeo, è molto più complessa e sfumata di così. Ma siccome non abbiamo gli strumenti per impartire una lezione di Storia Moderna, ci limiteremo ad aggiungere che a quel tempo l’accanimento fra cattolici e protestanti era cieco, viscerale, assimilabile per molti versi a quello che in tempi più recenti ha devastato le popolazioni della ex Jugoslavia. Il massacro della Notte di San Bartolomeo è accaduto quasi un secolo prima del Sacro Macello della Valtellina e i morti furono molti di più. Tuttavia, entrambi gli episodi hanno le medesime radici: l’odio religioso che in quegli anni infuriava in tutta Europa, Valtellina compresa, dove la notte fra il 18 e il 19 luglio del 1620 un gruppo di cattolici si diede appuntamento a notte fonda dietro il Santuario della Madonna di Tirano.

Dopo essersi inginocchiati e avere raccomandata la propria anima a Dio, i cattolici diedero il via alla carneficina. In quella fase storica la Valtellina era finita sotto l’influenza della Repubblica delle Tre Leghe, di saldissima fede protestante, che dal punto di vista geopolitico può essere equiparata all’attuale Svizzera. Per mettere un freno al dilagare di vendette personali, il governo della Repubblica decise così di istituire dei Tribunali censori. Ma non fu una bella pensata e quando una banda protestante catturò e uccise fra indicibili torture l’arciprete Nicolò Rusca, la situazione precipitò definitivamente. Quell’episodio fu la scintilla che incendiò la valle. L’innesco che fece esplodere in tutta la sua violenza un odio trattenuto per anni. Con la spada sguainata il comandante cattolico e filo spagnolo Robustelli diede il via libera all’attacco alle prime luci dell’alba. Non ci fu alcuna pietà. Nemmeno per i parenti più stretti. Le cronache ci raccontano di fratelli che uccisero le sorelle, di figli che massacrarono i padri e di intere famiglie spezzate dall’odio religioso. Dopo avere ucciso una ventina di persone a Tirano, la banda di cattolici scese a Teglio, dove furono passate a fil di spada altre 72 persone, mentre 17 tra uomini donne e bambini furono bruciati vivi nel campanile della chiesa. Terza tappa fu Sondrio, dove solo un gruppo di 70 riformati con le armi in pugno riuscì a rifugiarsi in Engadina, mentre tutti gli altri compreso i nobili non ebbero scampo. Alla fine, i morti furono 600 e la Valtellina tornò sotto l’influenza cattolica.

Sacro Macello Valtellina
Il Sacro Macello della Valtellina nacque dall’odio religioso che in quegli anni infuriava in tutta Europa. Stampa tratta dal libro “Il Sacro Macello della Valtellina” di Cesare Cantù.

Per comprendere meglio questa vicenda dobbiamo però sforzarci di allargare l’obiettivo e considerare la Valtellina come una zona d’importanza strategica fondamentale nello scacchiere della Guerra dei Trent’anni. Quella Valtellina non aveva niente a che vedere con la Valtellina di oggi. Non c’erano stazioni sciistiche, hotel a cinque stelle e ristoranti di prodotti tipici, ma piccoli borghi fatti di capanne di legno e case in pietra. Quella Valtellina di tanti anni fa era una terra dura e difficile, abitata da popolazioni spesso fiaccate dalla povertà e dalle malattie. Quella Valtellina era una landa inospitale come capita sovente alle zone di alta montagna, dove le donne un po’ strane finivano senza tanti complimenti sul rogo, ma al tempo stesso, coi suoi valichi, era anche una zona dove far passare eserciti e merci. I primi assicuravano il controllo del territorio, le seconde garantivano lauti introiti grazie ai dazi.

Per la Lombardia “spagnola”, controllare la Valtellina voleva dire controllare un importante corridoio di accesso verso il Nord Europa e i domini asburgici. Insomma, i sentimenti religiosi erano importanti, ma la sensazione è che prevalessero gli interessi commerciali militari. Niente di nuovo e niente di diverso da ciò che accade ancora oggi e che, molto probabilmente, continuerà ad accadere in futuro. Razza, religione, politica alla fine sono solo pretesti. Il Sacro Macello della Valtellina sarà anche un fatto, anzi, un fattaccio vecchio di secoli, una strage di cui non esiste più memoria, ma al tempo stesso è quanto mai attuale.

Sacro Macello della Valtellina
Il Sacro Macello della Valtellina avvenne la notte tra il 18 e il 19 luglio 1620. Stampa tratta dal libro “Il Sacro Macello della Valtellina” di Cesare Cantù.

Fu proprio lì, fra Sondrio e Tirano, che venne scritta una pagina di Storia (con la esse maiuscola) decisiva della Guerra dei Trent’anni. Molto più importante di quello che si possa pensare perché quel massacro finì per avere due conseguenze nefaste sul futuro dell’Europa. La prima fu di inasprire definitivamente i rapporti fra protestanti e cattolici e di fare da ultimo detonatore allo scoppio della Guerra dei Trent’anni. La seconda di dare vita a una guerra minore di 6 anni che fece capitolo a sé nel conflitto più lungo che la storia dell’uomo ricordi.

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