LE SCUDERIE DE MONTEL

Scuderie De Montel

Se uno volesse cercare a Milano un luogo della memoria, senza dubbio dovrebbe fare un salto in via Fetonte angolo via Achilli, a pochi passi dal stadio di San Siro. Lì, nascoste dietro una fitta coltre di rovi e un lungo muro ricoperto di graffiti e cartelloni pubblicitari, ci sono le scuderie De Montel. O meglio: ciò che ne è rimasto.

Da quando nel dopoguerra l’ippica ha dovuto fare spazio al calcio nei cuori dell’imprenditoria meneghina, l’impianto che sarebbe dovuta diventare la Newmarket italiana e stato progressivamente abbandonato e saccheggiato. A differenza dell’Ippodromo del Mirabello a Monza, al centro di un vero e proprio “cold case” per una serie di misteriosi incendi scoppiati negli anni Ottanta che lo distrussero completamente, per le scuderie De Montel non ci sono gialli da risolvere. La storia del suo abbandono è la storia di una Milano che cambia e che va avanti senza mai voltarsi indietro. Ecco, una visita a ciò che rimane delle antiche scuderie De Montel, è un salto indietro nel tempo.
L’orologio di una delle due torrette è fermo sulle 12.29 di chissà quale anno, ma né il degrado o l’abbandono, né i tetti pericolanti e i cumuli di rifiuti accatastati in quelli che una volta erano i box dei cavalli, riescono a smorzare il fascino dell’impianto sportivo: linee architettoniche Liberty, suggestioni da Belle Epoque, dame con l’ombrellino e gentiluomini col cilindro.

Scuderie De Montel Milano
Le scuderie furono costruite dal banchiere ebreo Giuseppe De Montel. I lavori iniziarono nel 1915 e furono conclusi tre anni dopo, nel 1918.

Le scuderie furono costruite dal banchiere ebreo Giuseppe De Montel. I lavori iniziarono nel 1915 e furono conclusi tre anni dopo. In breve divennero fra le più prestigiose d’Italia, in diretta concorrenza con quelle leggendarie di Federico Tesio. Lo stadio di San Siro non c’era ancora, sarebbe arrivato pochi anni dopo. Ma a quel tempo a Milano nessuno pensava al pallone e nessuno sognava la Champions Legue. Piuttosto, affascinava l’idea di diventare la Newmarket italiana. I Moratti, i Provera e i Berlusconi andavano in brodo di giuggiole per i garretti di un bel purosangue, non per le gesta di Messi o Ronaldo. Alle De Montel e nei prati circostanti, quando San Siro non era nemmeno un progetto, si allenavano purosangue come Macherio, Ortello e Orsenigo. Era lì, su quei prati, su quelle piste che Federico Tesio, rivale di De Montel, creatore di Ribot e Neraco, allenava i suoi cavalli, e sempre lì andavano a galoppare anche i cavalieri del Savoia, cavalleria di via Vincenzo Monti.

L’arrivo del fascismo e delle legge razziali, però, azzopparono il banchiere ebreo. De Montel fu costretto a vendere tutto e a scappare, mentre Tesio venne fatto senatore dal fascismo. Dopo la guerra la struttura passò alle Pie opere missionarie che affittarono le scuderie ad altri allevatori, ma un’epoca era oramai tramontata: a Monza l’Ippodromo Mirabello doveva inchinarsi al vicino Autodromo; a Milano le De Montel dovevano lasciare spazio alla Scala del calcio e ai suoi nuovi eroi. La costante mancanza di manutenzione, poi, finì per comprometterne definitivamente la competitività. Seguirono un lento declino, l’abbandono e poi, negli anni Ottanta, col passaggio di proprietà al Comune nell’ambito di una grossa lottizzazione, il completo degrado.

Ex Scuderie De Montel
Le Scuderie De Montel furono azzoppate dall’arrivo del fascismo e delle legge razziali. De Montel, ebreo, fu costretto a vendere tutto e a scappare.

Sgattaiolare all’interno dell’area è semplice, ma il rischio di crolli improvvisi è così alto che oramai sbandati e tossici preferiscono altre mete più sicure. Nei box dei cavalli sono rimasti materassi, scarpe, vestiti, bottiglie di vino e birra a mucchi e topi. Le volte in legno sotto gli uffici, oramai marce, sono state puntellate e il prato è ridotto a un intrico di rovi ed erbacce. Camminando lungo via Fetonte colpisce il contrasto fra queste vecchio gioiello liberty ridotto a discarica e il grande palazzo residenziale costruito proprio lì accanto, che ha inglobato parte del vecchio muro perimetrale e il vecchio portale d’ingresso.

Messi alle spalle gli anni della Milano da Bere e poi gli anni di Tangentopoli, per la scuderie De Montel sembrava arrivata l’ora del riscatto. Fra il 2006 e il 2012 l’amministrazione comunale aveva annunciato due diversi piani di riqualificazione. Il primo prevedeva la trasformazione in un polo termale (sotto terra è stata trovata una fonte d’acqua con proprietà curative), il secondo invece prevedeva la creazione di un polo per anziani. Ma entrambi, dopo la solita teoria di annunci e dichiarazioni di circostanza, sono rimasti fermi al palo per mancanza di soldi. Adesso, l’unica cosa che i residenti chiedono è un piano di bonifica dell’area per eliminare le zanzare.

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