IL SEGRETO MILITARE DI RIOZZO

Segreto militare Riozzo

Vivono, dormono e mangiano sopra un segreto militare. Riozzo, frazione di Cerro al Lambro, è un grosso quartiere residenziale di circa 2 mila anime sviluppatosi a partire dagli anni Ottanta: villette a schiera, piccoli condomini, vie private e giardini ben tenuti. Nel sottosuolo, però, si nasconde uno degli ultimi segreti militari d’Italia, quello della Saronio, l’ex fabbrica di armi chimiche di Cerro al Lambro attiva durante la Seconda Guerra Mondiale.

Oggi, di quella fabbrica abbandonata sono rimasti sono 40 mila metri quadrati di sterpaglie e capannoni mezzi diroccati. Più un grande acquedotto ad arco sormontato da un’aquila fascista visibile subito dopo il casello dell’autostrada A1. Ciò che preoccupa i residenti e l’amministrazione comunale, tuttavia, non è il degrado di ciò che sta sopra, ma il livello di tossicità delle sostanze che stanno sotto. Diciamo subito che rischi per la salute dei residenti non ce ne sono mai stati. O almeno questo è ciò che negli anni hanno ripetutamente assicurato dal ministero della Difesa. Gli amministratori locali hanno più volte interrogato la Farnesina sulla materia, ma la risposta ottenuta è sempre stata la stessa: non possiamo rispondere, segreto militare, però vi assicuriamo che non ci sono rischi per la salute.

Alcune analisi effettuate nel 2010 hanno rilevato la presenza di arsenico, ma non nell’acqua, nel terreno, e di recente l’amministrazione è riuscita grazie a un finanziamento regionale a far partire l’iter burocratico di un piano di caratterizzazione per scoprire finalmente che sostanze si nascondo nel sottosuolo. Rimane però il fatto che quello Riozzo e della sua fabbrica di armi chimiche è forse uno dei segreti militari più longevi d’Italia. La Saronio, infatti, è sicuramente un luogo della memoria, ma una memoria che nessuno vuole ricordare, men che meno l’esercito, che se potesse cancellerebbe della sua storia il doloroso capitolo delle armi chimiche.

Chimica Saronio Riozzo segreto militare
Fu Mussolini a volere la Saronio di Riozzo. Già nel ’25, durante l’invasione dell’Etiopia, l’esercito italiano aveva fatto ampio uso di armi chimiche.

Fu Mussolini a volere la Saronio di Riozzo. Già nel ’25, durante l’invasione dell’Etiopia, l’esercito italiano aveva fatto ampio uso di armi chimiche e nel ’43, forse nella speranza di raddrizzare le sorti di una guerra che appariva come oramai presa, il Duce decise di aprire una nuova fabbrica specializzata nella produzione di armi chimiche proprio nella frazione di Riozzo. Il nuovo centro di produzione era collegato attraverso una ferrovia interna all’industria Chimica Saronio di Melegnano fondata nel 1926.

La Saronio di Melegnano era specializzata in vernici e dopo la sua chiusura, avvenuta nel 1963, lasciò in eredità decine di casi di cancro alla vescica e livelli altissimi di inquinamento nel Lambro. La Saronio della frazione di Riozzo invece chiuse i battenti molto prima, nel ’45, quando i tedeschi durante ritirata si portarono via tutto, macchinari e attrezzature. La sua attività durò solo due anni, ma in quel lasso di tempo furono prodotte notevoli quantità di aggressivi chimici come nebbiogeno, oleum (acido solforico) e, forse, anche fosgene, più altri gas asfissianti. Insomma, niente di buono per la salute, ma a quanto pare la produzione del biennio ’43-’45 non sembra avere lasciato tracce tossiche.

Segreto militare Saronio Riozzo
Nel sottosuolo della Saronio Riozzo si nasconde uno degli ultimi segreti militari d’Italia.

Riozzo, da piccolo borgo rurale formato da poche cascine, si è trasformato in un grosso quartiere residenziale. Attorno alla vecchia fabbrica sono nate aziende, negozi, villette a schiera, ristoranti e un giardino pubblico proprio all’ombra del vecchio acquedotto con l’aquila fascista. Dentro l’ex fabbrica di gas mortali non reca tracce di raid vandalici. Pochi i graffiti. Di croci rovesciati o pentacoli nemmeno a parlarne. A differenza di quanto accade in altri luoghi abbandonati come per esempio l’ex polveriera di Taino, qui di satanisti non se ne vedono. L’ex fabbrica di veleni si è integrata bene con Riozzo. È come se gli abitanti fossero in fin dei conti lieti di custodire la memoria scomoda di quella vecchia fabbrica e il suo segreto militare che potrebbe essere svelato fra non molto.

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