IL SENTIERO DEL VIANDANTE

Sentiero del Viandante

“La vita finisce, la strada no” recita un antico detto turco. Non siamo sicuri che sia turco e a ben vedere non siamo nemmeno sicuri che sia veramente un detto. Di certo, però, questa frase riassume in poche parole il senso ultimo del Sentiero del Viandante, un sistema di antichi tracciati e mulattiere appeso al fianco delle Alpi che costeggiano la sponda orientale del lago di Como. Nel corso della sua storia centenaria il Sentiero è passato attraverso molteplici utilizzi: è stato impiegato dai pellegrini per raggiungere i luoghi di culto della Valtellina, dai trafficanti locali per concludere i loro loschi affari, è stato valorizzato, ampliato, sfruttato per agevolare il commercio locale e poi dimenticato quando a metà dell’Ottocento venne realizzata la strada carrozzabile lungo la costa.

Ma, come dicevamo, la vita finisce, la strada no e così quando oramai nessuno se ne ricordava più, a metà degli anni Ottanta è tornato un po’ alla volta alla ribalta grazie alla passione e alla penna di uno scrittore alpinista originario di Esino Lario, Pietro Pensa, e poi della Pro Loco lariana che (nel 1992) ha varato un vasto piano di recupero e sistemazione conclusosi con l’ufficializzazione del nome: il Sentiero del Viandante, appunto. In origine, infatti, non si chiamava così. Anzi, non si chiamava proprio. Era solo un esile percorso sospeso a metà fra le vette innevate delle Grigne e il blu profondo del lago. Boschi ombrosi, squarci di luce, ruderi abbandonati. Alcune fonti lo fanno risalire addirittura all’epoca romana, ma al riguardo non ci sono dati sicuri. Di certo c’è solo che sta lì da tanto, tantissimo tempo, e che oggi rappresenta una delle più belle escursioni per gli amanti del trekking: più o meno 50 chilometri percorribili anche a tappe fra natura e storia. Partenza da Abbadia Lariana, conclusione a Colico. In mezzo, i più importanti centri lacustri del lecchese: Lierna, Mandello, Varenna, Bellano, Dervio, Corenno e, infine, Colico. Panorami mozzafiato da una parte, antiche tradizioni e misteriosi castelli dall’altra. Ma anche singolarità botaniche, testimonianze della fede, caposaldi della storia guerreggiata, casali, oliveti e vigne. Alcuni luoghi sono solo dei punti sulla cartina geografica. Altri, invece, come il Sentiero, sono qualcosa di più, sono dei veri e propri luoghi dell’immaginario popolare capaci di regalare al visitatore un nuovo contatto con l’ambiente circostante e incursioni nel passato. Camminare e contemplare. Viaggiare e ricordare.

Il Sentiero del Viandante
Il sentiero del viandante non aveva nome, era solo un esile percorso sospeso a metà fra le vette innevate delle Grigne e il blu profondo del lago.

La sua storia racconta che prima di scivolare nel dimenticatoio, dopo che gli austriaci nell’Ottocento costruirono la strada militare per lo Stelvio, val a dire l’attuale “Lungolago”, c’erano solo due modi per andare da Lecco alla Valtellina. Il primo, via lago, era la soluzione più veloce, utilizzata soprattutto per trasportare merci e materiali. La mattina i venti spirano da sud verso nord, mentre il pomeriggio da nord verso sud. Bastava mettersi d’accordo sui tempi dei scambi e il gioco era fatto.
Milano, per esempio, è stata costruita con la sabbia e con i sassi delle cave della Valtellina, trasportati a valle attraverso grosse chiatte che, dopo avere disceso il lago e l’Adda, entravano in città attraverso il naviglio della Martesana. La seconda, invece, era il Sentiero, l’opzione preferita per i piccoli commerci locali fra borgo e borgo, per i pellegrinaggi e, ovviamente, per gli spostamenti dei viandanti che si muovevano su e giù per il lago in cerca di un lavoro o di un luogo dove passare la notte. Per tanti anni non ha nemmeno avuto un nome e solo a metà del Settecento il suo tracciato venne registrato in alcuni atti notarili dove compare come via Regia o Ducale, appellativo derivato molto probabilmente dal fatto di mettere in collegamento i confini settentrionali del ducato di Milano ed il Forte di Fuentes, costruzione militare di origini spagnole realizzata all’imbocco della Valtellina a guardia dei confini con lo Stato delle Leghe dei Grigioni.

Sentiero del Viandante Varenna
La storia del Sentiero de Viandante racconta che prima di scivolare nel dimenticatoio, dopo che gli austriaci nell’Ottocento costruirono la strada militare per lo Stelvio, c’erano solo due modi per andare da Lecco alla Valtellina: via lago o via Sentiero.

E a proposito di forti, quello di Fuentes non è l’unica struttura militare lungo il tracciato del Sentiero. Sopra Varenna, da dove è possibile ammirare la biforcazione dei due rami del lago e la “sella” sopra Menaggio, c’è un altro edificio in grado di provocare suggestioni di tempi andati: il castello di Vezio, vero e proprio centro militare strategico di epoca tardo romana a guardia della strada che da Bellano conduceva ad Esino Lario e dal quale è possibile controllare a occhio tutto il medio lago. E come capita per ogni castello che si rispetti, anche per questo esiste una leggenda, secondo la quale sarebbe stato realizzato dalla famosa Teodolinda, regina dei Longobardi, per trascorrere in un luogo magico i suoi ultimi anni di vita e per lasciare una testimonianza della sua fede nel Cristianesimo: assieme al castello avrebbe fatto costruire anche la vicina chiesa di San Martino e l’oratorio di Sant’Antonio. Oltre ai castelli, lungo il Sentiero è possibile fare altri incontri molto interessanti. Per esempio, poco prima di Varenna è possibile attraversare Fiumelatte, il fiume più corto d’Italia, e poco dopo imbattersi nell’Orrido di Bellano, oltre che nell’inquietante Casa del Diavolo, una strana casa Ottocentesca a forma di torretta sui cui muri compaiono disegni mefistofelici.

Sentiero Viandante
I panorami del Sentiero del Viandante comprendono panorami mozzafiato da una parte, antiche tradizioni e misteriosi castelli dall’altra.

Ma torniamo al Sentiero, al suo tracciato e alla sua storia. L’importanza di questa strada come via di collegamento tra Milano e la Valtellina raggiunse l’apice durante l’età napoleonica, quando furono attuati importanti miglioramenti strutturali lungo alcuni tratti, tanto che nei documenti dell’epoca le viene anche cambiato nome in strada Napoleona. Poi, con l’arrivo degli austriaci e con la decisione di realizzare una strada carrozzabile, sia il sentiero che i trasporti via lago vennero un po’ alla volta accantonati. Le strade però, come abbiamo già scritto, non finiscono mai e così a distanza di oltre un secolo, grazie alla memoria di Pensa e all’intuizione della Pro Loco, il Sentiero è tornato dall’oblio.

Sentiero del Viandante Mappa
Cartina del Sentiero del Viandante tratta da libro “Il sentiero del viandante” di Albano Marcarini.
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