STORIA DI RUBENS FADINI

Rubens Fadini

“Nebbia pioggia vento silenzio là dove, sei ore fa, s’è sfracellato l’aeroplano che riportava a Torino la più bella squadra di calcio d’Italia. Un pallido rossastro riverbero illumina ancora, palpitando, le  muraglie  della basilica di Superga. Un pneumatico dell’apparecchio brucia ancora, ma la fiamma cede, tra poco sarà completamente buio”. Questo brano è l’incipit dell’articolo che Dino Buzzati scrisse per il “Nuovo Corriere della Sera”  il 5 maggio 1949, all’indomani della Tragedia di Superga. L’aereo decollò in mattinata da Lisbona, dove la squadra aveva preso parte a un’amichevole per raccogliere fondi a favore di Francisco Ferreira, capitano del Benfica, che  si trovava in difficoltà economiche. La rotta prevedeva uno scalo a Barcellona e poi su, verso Torino via Savona. Già, ma qual è il collegamento con Storie Dimenticate? Qual è il legame con il nostro sito? La risposta è presto detta. Si chiama Rubens Fadini, è perito anche lui a Superga, era l’erede del mitico Valentino Mazzola ed è seppellito ad Arcore, a due passi da Monza. Proprio lì, nel cimitero comunale.

Rubens Fadini
Rubens Fadini nacque nel cuore del Polesine nel 1927. Vide la luce a Jolanda di Savoia, in provincia di Ferrara.

Ma andiamo con ordine. Nella Tragedia di Superga morirono 31 persone: l’equipaggio, gli accompagnatori, tre giornalisti fra i quali Renato Tosatti, padre di Giorgio, e l’intera  squadra del Grande Toro, che al tempo rappresentava la quasi totalità della Nazionale italiana. Valentino Mazzola era fra questi. Non doveva nemmeno essere su quell’aereo. La partita lui non la giocò. Era leggermente infortunato, eppure era lì per fare compagnia agli altri giocatori. A Loik, al portierone Bacigallupo, ai due Ballarin e, appunto, a Fadini, che di Mazzola era l’erede designato. L’aereo era un Fiat e secondo le ricostruzioni, arrivato in prossimità della pista di Torino, si schiantò contro il terrapieno della Basilica a causa di un probabile guasto all’altimetro e alla nebbia fitta, che avevano fatto perdere l’orientamento al pilota. I funerali si svolsero il 6 maggio nel Duomo del capoluogo piemontese e partecipò una moltitudine persone: oltre 600 mila si riversarono per le strade a salutare per l’ultima volta i calciatori. Tra i presenti anche Andreotti in rappresentanza del Governo, e Vittorio Veltroni, padre di Walter, redattore capo cronache della Rai che effettuò la radiocronaca in diretta delle esequie della squadra. In un soffio dunque sparì una delle squadre più forti di sempre, composta da campionissimi, giocatori e prima ancora uomini con la u maiuscola. Su quell’areo si trovava una formazione senza uguali e Fadini, acquistato poco prima strappandolo alle altre concorrenti, ne faceva parte. Era solo una riserva, ma si stava facendo le ossa nella speranza di ottenere un posto da titolare, magari accanto al grande Valentino, che era un suo idolo.

Rubens Fadini Arcore
Rubens Fadini è seppellito ad Arcore, in provincia di Monza, nella cappella di famiglia.

Fadini nacque nel cuore del Polesine nel 1927. Vide la luce a Jolanda di Savoia, in provincia di Ferrara. Il ragazzo, destinato a diventare uno dei più forti giocatori della serie A, nacque nel punto più basso d’Italia: il paese si trova infatti a 3 metri e rotti sotto il livello del mare. Jolanda di Savoia si è sviluppata recentemente, in virtù di una bonifica effettuata poco prima della Grande Guerra. Il suo nome originario era “le Venezie” e l’attuale lo deve alla principessa Jolanda, primogenita del re Vittorio Emanuele III, che nel 1911 fece visita alla cittadina. Fadini era un centrocampista moderno, votato alla difesa, ma anche all’attacco. Sapeva proteggere il suo portiere e all’occorrenza si spingeva in attacco per dar man forte ai suoi compagni e mettere a segno la stoccata decisiva. A Jolanda aveva trascorso solo pochi mesi. Aveva iniziato tirare i primi calci nella Tresigallo,

Poi, si era trasferito a Milano, dove aveva debuttato giovanissimo nel Dopolavoro Ceretti e Tanfani, che se non ricordiamo male è stata fra le prime aziende, se non la prima, a inventare la prima funivia per il trasporto di persone (a Milano il quartiere Bovisa lo si deve alla Ceretti e Tanfani). Con la Ceretti vinse i campionati milanesi nel 1941 e nel 1942 conquistando il titolo di campione regionale della sezione Propaganda, perdendo però il titolo assoluto di campione regionale ragazzi nella gara del 18 luglio 1943, sconfitto con ben sei gol di scarto dal Milano sul campo Pirelli alla Bicocca. Finita la Seconda Guerra Mondiale, con le sue brutture, Fadini venne acquistato dalla Gallaratese, dove restò per tre anni prima di venire rilevato dal Grande Torino, che letteralmente lo strappò alle altre squadre tutte a caccia dei migliori talenti. E Fadini era uno di questi. Forte. Anzi, fortissimo. Era destinato a giocare al fianco di Valentino Mazzola e poi di prenderne il posto. Fadini era un predestinato. Tant’è che contro l’Inter, a Milano, prese il posto del mitico Mazzola che si era infortunato in uno scontro di gioco. Fadini col Torino disputò dieci partite segnando un gol contro il Milan nella vittoria per quattro a uno il 6 marzo del 1949. Poi, il 5 maggio, due mesi dopo, la Tragedia di Superga.

Rubens Fadini morte
Rubens Fadini col Torino disputò dieci partite segnando un gol contro il Milan nella vittoria per quattro a uno il 6 marzo del 1949.

A Rubens Fadini è intitolato lo stadio di Giulianova, la via che porta allo stadio a Jolanda di Savoia e un bel romanzo scritto da Stefano Muroni. Ma soprattutto è seppellito ad Arcore, in provincia di Monza, nella cappella di famiglia. Suo padre non voleva che Rubens diventasse un campione di calcio. Voleva un futuro da lavoratore, ma che sapesse leggere e scrivere. Il destino però aveva in serbo qualcosa di diverso. Rubens non fa memoria come Mazzola, Loik o Gabetto. Tuttavia c’era anche lui su quel volo. In questi giorni di pandemia basta andare in via De Gasperi, dove si trova il campo santo, girare a sinistra dove si trovano le cappelle, percorrere un breve tratto di vialetto in ghiaia, e cercare Fadini. Lui è lì. Seppellito in una tomba sobria, senza fronzoli, in perfetto stile brianzolo. E’ stata la vittima più giovane di Superga e nel Cinquanta avrebbe certamente partecipato ai Mondiali di calcio in Brasile vinti dall’Uruguay al termine della Partita del Pianto. Ma questa è un’altra storia.

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