LE TERME DI SALICE

Terme di Salice

Gli hotel non hanno più una sola camera libera, le strade e i locali notturni traboccano di turisti e stormi di fotografi sciamano da una limousine all’altra in cerca del vip di turno da paparazzare. Chi sarà quest’anno il premiato? Alberto Sordi? Vittorio Gassman? Aldo Fabrizi? La giuria è al lavoro e fra non molto emetterà il verdetto. Sembra la descrizione di una delle giornate clou del Festival del cinema di Venezia o di Cannes. Invece no, siamo a Salice Terme, nel cuore della pianura Padana, a metà degli anni Sessanta, quando la località termale in Provincia di Pavia, oltre a essere uno dei più rinomati centri di cura del Nord Italia, era anche su tutti i rotocalchi e le riviste per l’intensa vita mondana che offriva ai suoi visitatori: concerti di prestigio, serate danzanti, manifestazioni sportive, concorsi di bellezza e un premio cinematografico capace di richiamare in riva allo Staffora, il fiume che bagna Salice, il meglio di Cinecittà.

Nel giugno del 1964 è Aldo Fabrizi a vincerlo come miglior comico dell’anno, al quale gli organizzatori del premio non regalarono un premio in denaro, ma in beni durevoli, vale a dire un pezzo di terra e una bella villa vicino a Salice. Fa niente se poi Fabrizi non ci mise mai piede, ciò che contava era incrementare la vendita, o l’affitto estivo, di ville nella zona mettendo in vetrina nomi di persone famose. È difficile immaginare che il centro termale odierno, reduce da un fallimento lungo e doloroso, abbandonato a se stesso e all’incuria, sia stato per tanti anni uno dei luoghi più chic della Lombardia. Eppure è proprio così, a Salice mutuati e movida notturna andavano a braccetto e la sua storia è la storia di come il turismo delle mete sempre più lontane e sempre più esotiche abbia ucciso il gusto di frequentare le bellezze dietro l’angolo di casa.

Terme di Salice
Salice Terme era il “chilometro zero” della vita mondana dell’Italia degli anni Cinquanta e Sessanta.

Partiamo dall’inizio. Le terme di Salice si avvalgono di acque provenienti dalla Fonte Sales, le cui proprietà curative erano note già ai tempi dei romani. Intere legioni si fermavano lì per curarsi e riposarsi dopo le campagne in Gallia o nel Nord Europa e anche Giulio Cesare, cui è stata dedicata una fonte, pare frequentasse Salice spesso e volentieri per curarsi una brutta psoriasi. La forma attuale, tuttavia, il centro cominciò ad assumerla verso la fine dell’Ottocento, quando le compagnie private fiutarono l’affare economico e arrivarono anche a pensare di vendere l’acqua all’estero, idea naufragata però molto velocemente per la netta (e prevedibile) opposizione dei salicesi. Al pari di tutti gli altri centri termali lombardi, da Bormio e San Pellegrino Terme, passando per Sirmione, la fonte significava lavoro. Quindi, l’acqua non si doveva trasportare da nessuna parte. Se qualcuno voleva saggiarne i benefici, doveva andarci di persona. E infatti, a partire dagli anni Trenta, ma soprattutto nel Secondo Dopoguerra, Salice letteralmente esplose, complice anche la decisione dei privati di vendere la struttura allo Stato, che a partire dagli anni Cinquanta cominciò a mandarci i mutuati, migliaia di ammalati di dermatite o con problemi respiratori. Tuttavia, al contrario di quello che si potrebbe pensare, per le vie di Salice non giravano solo esseri umani di salute cagionevole, ma turisti di ogni età, dal giovanotto in Lambretta alla famigliola con la Bianchina.

Terme di Salice
A partire dagli anni Trenta, ma soprattutto nel Secondo Dopoguerra, Salice letteralmente esplose, complice anche la decisione dei privati di vendere la struttura allo Stato, che a partire dagli anni Cinquanta cominciò a mandarci i mutuati, migliaia di ammalati di dermatite o con problemi respiratori.

D’altro canto Salice ha una posizione singolare e privilegiata, proprio nel bel mezzo del triangolo industriale Milano-Torino-Genova. Facile e veloce da raggiungere e alla portata delle tasche di tutti, o quanto meno di molti. Dietro al successo di Salice non c’erano solo la posizione privilegiata e i costi contenuti, ma anche un fiorire continuo di manifestazioni estive di ogni natura che attiravano gente. D’estate Salice letteralmente quasi decuplicava la sua popolazione: da mille abitanti a otto mila, con relativa impennata degli affitti delle villette. Salice offriva negozi e locali alla moda, piscine e campi da tennis, vip e gente comune. Movida e mutati, appunto. La cittadina contava un cinema all’aperto, nove ristoranti, 16 alberghi con oltre mille posti letto, nove campi da tennis e sei campi da bocce. In giro per le strade potevi vedere Rocky Roberts o Lola Falana. Bice Valori e anche l’altera Ornella Vanoni. E infatti è negli anni Cinquanta che viene lanciato lo slogan: “A Salice si sogna e si guarisce”, frase attribuita alla poetessa Ada Negri durante uno dei suoi frequenti soggiorni al centro termale.

Terme di Salice
“A Salice si sogna e si guarisce”. Era questo il claim di Salice Terme, copyright: Ada Negri (nientemeno).

I sogni, però, non durano per sempre. Una prima avvisaglia che qualcosa nelle terme di Salice non stava girando per il verso giusto la si ebbe a metà anni Novanta con la decisione dell’ex governo Dini di privatizzare le terme di Stato. Tredici centri, in totale, fra cui quello di Salice, che da quasi un decennio stavano facendo registrare bilanci da profondo rosso, furono privatizzare. Un primo campanello d’allarme al quale ne seguì un secondo a breve distanza. Nel 2003 infatti le Terme di Salice conclusero un contratto con la Juventus per ospitarne il ritiro estivo, ma nel giro di 12 mesi l’affare saltò poiché emerse un buco nei conti da oltre quattro milioni. Fu l’inizio della fine. La traccia delle Terme di Salice sui radar turistici cominciò a scadere fino a sparire quasi del tutto. I mutuati inviati dallo stato diminuirono a vista d’occhio, mentre contemporaneamente la vacanza di una settimana alle Maldive stava diventando un fenomeno di massa. Fra polemiche e annunci di nuove iniezioni di liquidità, l’agonia delle Terme di Salice si è trascinata fino allo scorso inverno, quando dopo l’ennesimo tentativo di rilancio di una cordata romana, il centro è stato dichiarato fallito a tutti gli effetti. La storia ultra centenaria delle Terme di Salice finisce così, in un’aula di tribunale fra carte bollate e atti giudiziari. Delle serate danzanti e delle luci dei concerti degli anni Sessanta non resta più nulla. Le miss dei concorsi di bellezza non ci sono più. Gli attori di Cinecittà idem e di vip manco a parlarne. Alle Terme di Salice restano gli alberghi vuoti e i tavolini dei bar abbandonati. E l’eco di quelle parole pronunciate da Ada Negri durante uno dei suoi soggiorni: “A Salice si sogna e si guarisce”.

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