IL VAMPIRO DI BERGAMO

Vampiro Bergamo

Maledetto Bram Stoker! Non ce ne vogliano gli estimatori del creatore di Dracula. La maledizione che abbiamo deciso di lanciargli da queste pagine è solo una giocosa provocazione. Siamo anche noi grandi fan del suo libro, geniale intuizione letteraria che ha ispirato decine di film e altrettanti libri sulle gesta del conte dagli aguzzi canini. Tuttavia, curiosando qua e là alla ricerca di una storia dimenticata da raccontare, siamo inciampati nel vampiro di BergamoVincenzo Verzeni, un contadino bergamasco come tanti altri vissuto nella seconda metà dell’Ottocento, ma con un brutto, anzi bruttissimo vizio. Ecco, anche se la sua non è una storia dimenticata nel vero senso della parola, in rete c’è parecchia letteratura al riguardo, vale comunque la pena raccontarla per un solo motivo: ribalta completamente tutti gli stereotipi sul vampiro di Hollywood.

Come lo immaginate un vampiro? Alto, pallido, vestito con un mantello nero e due occhi di fuoco? Oppure calvo, con le orecchie aguzze e gli incisivi acuminati al posto dei canini? O ancora giovane, bello e maledetto? C’è l’imbarazzo della scelta. Il cinema ha creato una quantità quasi infinita di varianti sul tema. Noi siamo molto affezionati all’interpretazione che ne diede negli anni Trenta Bela Lugosi. Ma comprendiamo benissimo chi invece preferisce altro: Klaus Kinsky in Nosferatu, Gary Oldman nel film del 1992, la saga di Twilight. O, perché no, anche Aldo Baglio, nel film Tre uomini e una gamba.

A sinistra l’unica fotografia di Vincenzo Verzeni. A destra, una ricostruzione tratta dalla Raccolta degli atti del processo contro Verzeni davanti alla Corte d’Assise di Bergamo. Sulla fronte si nota un’ombra. Sembra un ciuffo di capelli, ma a un più attento sguardo potrebbe anche essere una cicatrice.

Come dicevamo, c’è solo l’imbarazzo della scelta. Il punto però è un altro. Il punto è che nessuno di loro è vero. Sono il frutto di una distorsione prima storica e poi letteraria perché l’unico vero vampiro non arriva dai Carpazi, ma da Bottanuco, in Provincia di Bergamo. Non è un nobile che vive in un castello, ma un contadino che tira a campare in una cascina. Non si chiama Vlad Tepes, ma, appunto, Vincenzo Verzeni. Che se non fosse stato per il maledetto Bram Stoker, ora ci sarebbe lui in cima alle classifiche dei film più visti nella storia del cinema e la Val Brembana molto probabilmente sarebbe più famosa della Transilvania.
Verzeni nasce a Bottanuco nel 1849. Non è chiaro se la sua famiglia fosse benestante o povera in canna. Fatto sta, che per colpa dell’avarizia del padre, per di più ubriacone dalla mano pesante, Verzeni bambino passa un’infanzia da incubo. Ora, è difficile capire se le condizioni di vita famigliare abbiano inciso sulla sua personalità o se certi tratti violenti e morbosi se li portava dentro fin dalla nascita. Fatto sta che i primi segni di aggressività si manifestano già all’età di 16 anni. Spia le giovani ragazze della zona che si spostano da un paese all’altro lungo i sentieri nei campi. Tenta anche qualche assalto, ma non va molto bene. Le urla delle giovani lo spaventano e lo mettono in fuga, così come accade nel 1867 quando tenta di mordere il collo della cugina Marianna mentre dorme: lei si sveglia di soprassalto, lo allontana con uno spintone, e poi caccia un urlo che sveglia anche i vicini di casa.

Vampiro Bergamo
La locandina del film Dracula, di Bram Stoker. La storia di Vincenzo Verzeni dimostra il contatto tra finzione e realtà.

Di Vincenzo Verzeni esiste una sola foto che lo ritrae giovinetto con addosso quello che molto probabilmente è il vestito della festa: giacca, marsina, fiocchetto al collo e persino cappello. Ha una posa da gagà, con il braccio sinistro appoggiato a una colonna. Sembra un adolescente come tanti altri. Invece, non appena riesce a sottrarsi all’attenzione della madre e del padre, riprende con le aggressioni. Nel 1869 ci prova ancora, ma la reazione delle giovinette della zona è sempre vigorosa e lui se la dà a gambe levate. Qualcuna riesce anche ad allungargli un vero e proprio ceffone, oppure succede che sia lui stesso, dopo essere riuscito a sopraffarle, a impietosirsi e a lasciarle andare. Le vittime lo denunciano alla locale stazione dei carabinieri e alla polizia, ma nessuno lo ferma. Anzi, mettono sotto osservazione un muratore immigrato che di cognome fa Esposito: con un cognome così, insomma, non può non suscitare qualche sospetto. Forse un segnale di come la famiglia Verzeni non fosse così malmessa come si legge in rete. Comunque sia, per il Verzeni adolescente, il richiamo del sangue è qualcosa di potente. Lui non uccide per soldi. Verzeni è un “lust murder”. Quella cosa del collo, di azzannarlo e di bere il sangue gli piace. E infatti l’appuntamento con l’orrore, quello vero, è solo una questione di tempo.

Il primo omicidio avviene l’8 dicembre 1870 quando la quattordicenne Giovanna Motta, che si stava recando a Suisio per visitare alcuni parenti in occasione del Natale, scompare nel nulla. Il suo cadavere viene ritrovato 4 giorni più tardi, mutilato: il collo mostra segni di morsi, le interiora e gli organi genitali sono stati asportati e la carne di un polpaccio è stata strappata. Alcuni spilloni trovati accanto al cadavere fanno pensare che Verzeni abbia praticato del piquerismo durante o dopo le sevizie. Il 10 aprile dell’anno dopo Verzeni importuna Maria Galli, un’altra contadina, che lo segnala alla polizia. Ma anche qui nessuno fa niente. Il 26 agosto dello stesso anno ne aggredisce un’altra cercando di morderle il collo, ma anche lei riesce a scappare. Nel 1872 infine uccide Elisabetta Pagnoncelli, il cui cadavere viene ritrovato in condizioni simili a quello di Giovanna Motta: segni di morsi sul collo, organi asportati e lembi di carne strappati. Verzeni non è solo il vampiro Dracula nei panni di un giovanotto bergamasco. Verzeni è anche Jack lo Squartatore dieci anni prima, è Hannibal The Cannibal un secolo prima, è l’archetipo di tutti i serial killer quando nessuno sapeva nemmeno cosa fossero. Insomma, maledetto Bram Stoker, che decise di ambientare il suo romanzo in Romania, snobbando la Lombardia. Cosa avrebbe potuto creare una tale fama letteraria unita alla nota capacità imprenditoriale dei bergamaschi?

Quello di Elisabetta Pagnoncelli, comunque, è l’ultima malefatta di Vincenzo. La polizia lo prende e lo rinchiude. Va sotto processo. Confessa tutto con parole che fanno rabbrividire: “Io ho veramente ucciso quelle donne – spiega ai giudici – e ho tentato di strangolare quelle altre perché provavo in quell’atto un immenso piacere. Le graffiature che si trovarono sulle cosce non erano prodotte colle unghie ma con i denti, perché io, dopo strozzata, la morsi e ne succhiai il sangue che era colato”.

Vampiro Bergamo
Milano, corso XXII marzo 50, fino a metà dell’Ottocento, al posto della chiesa del Preziosissimo sangue c’era il manicomio della Senavra, dove fu rinchiuso Verzeni, dismesso progressivamente dopo l’apertura del manicomio di Mombello a Limbiate.

Lo attende il plotone di esecuzione, una volta si faceva così, ma Cesare Lombroso lo salva. Il padre della criminologia moderna lo studia attentamente, ne misura la conformazione del cranio, conduce analisi certosine e alla fine diagnostica gravi forme di cretinismo e necrofilia, oltre che di pellagra in fase avanzata. Alla fine, la Corte d’Assise di Bergamo lo condanna all’ergastolo e ai lavori forzati a vita. Verzeni viene rinchiuso nel manicomio milanese della Senavra, in corso XXII Marzo al civico 50, dove adesso si trova la chiesa del Preziosissimo sangue (che coincidenza). Ma la storia di Verzeni, il vampiro della bergamasca, il primo e unico vero vampiro non finisce qua. Al contrario. Proprio nel momento in cui pensi che ce ne sia abbastanza per ritenere che a Verzeni sia stata usurpata ingiustamente l’immortalità di Hollywood, ecco che questa antica vicenda riserva un vero e proprio colpo a sorpresa: Vincenzo, in carcere, muore, ma poi risorge, esattamente come fanno i revenant. I non morti. Le cose ovviamente non sono andate così. Però, state un po’ a sentire cosa è successo.

Il 13 aprile del 1874 gli infermieri della Senavra dichiarano ufficialmente che il paziente si è suicidato impiccandosi alle sbarre della cella. Tutto a posto pensano in molti. Ci ha pensato lui a fare il lavoro sporco. Passano gli anni. Gli omicidi di Verzeni cadono nel dimenticatoio. Ma nel 1902 la polizia dà alla popolazione di Bottanuco una notizia che fa rizzare i capelli in testa: Vincenzo Verzeni ha finito di scontare la sua pena e sta per tornare a casa. Facile immaginare cosa sia passato in quel momento nella testa degli abitanti di quella zona: Vincenzo Verzeni è tornato dall’aldilà. Invece no, nessun maleficio si stava abbattendo sul paese. Pare che gli infermieri si siano sbagliati. Verzeni non era morto suicida. Strano. Tutto molto strano. Tanto più che poi sarebbe stato trasferito nel carcere di Civitavecchia, vicino Roma, e che nel frattempo avrebbe anche presentato ricorso alla corte di Appello di Brescia grazie al quale ottiene una riduzione della pena a 30 anni. Nel 1902, dunque, così come riporta anche il Corriere della Sera, fece ritorno nella sua terra, dove rimase fino al 1918, quando morì per cause naturali senza avere causato altro dolore.

Vampiro Bergamo
La riproduzione della mummia di Vincenzo Verzeni realizzata dal criminologo Roberto Paparella, fondatore dell’esposizione di arte criminologica di Olevano di Lomellina, vicino Mortara.

Maledizione a te, Bram Stoker, che se solo fossi stato un poco più attento avresti trovato la tua storia di Dracula bella e pronta senza dover lavorare tanto di fantasia, trasformando così la Lombardia e la bergamasca in una delle location più gettonate del cinema internazionale. Vlad Tepes, il principe valacco cui lo scrittore irlandese si è ispirato per comporre il suo romanzo, non ha infatti niente a che vedere con Dracula e forse non era nemmeno così cattivo come si vuole credere: pare proprio che il re ungherese Mattia Corvino, invidioso e preoccupato per i successi militari contro i turchi, lo diffamò attraverso la pubblicazione a Vienna di un pamphlet dove il suo coraggio e la sua severità vennero trasformate in crudeltà e spietatezza. Poche pagine di mistificazioni e bugie che però hanno segnato per sempre la fama di Vlad. E oggi, dunque, se qualcuno avesse in mente di fare un viaggio in Transilvania per respirare le suggestioni legate alle immagini di Dracula, sappia che anche dietro l’angolo c’è qualcosa che può fare al caso suo. Magari meno famoso, ma sicuramente più vero. Le valli occidentali bergamasche, i campi e i boschi dell’Isola fra i fiumi Adda e Brembo, magari in una sera di nebbia, sono quello che fa per voi. E se non dovesse bastare, ecco, allora fate anche un salto all’esposizione di arte criminologica di Olevano di Lomellina, vicino Mortara, dove è esposta la riproduzione della salma di Vincenzo Verzeni, il vampiro della bergamasca.

Written By
More from REDAZIONE

LA MALEDIZIONE DI VILLA DE VECCHI

Se Villa De Vecchi di Bindo, frazione di Cortenova, in Provincia di...
Read More

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *