LA VIA MALA DI BERGAMO

via Mala Bergamo

Suscitare interesse raccontando la storia di una strada statale non è affatto semplice. Come si fa a generare mistero e suspense parlando di cantieri, svincoli e rotonde? È complicato, molto complicato. Eppure, incastrata fra le valli bergamasche c’è una strada statale che non è come tutte le altre. Anzi, nel suo genere è proprio unica e sembra uscita direttamente dalle pagine di Dracula, il romanzo di Bram Stoker, tanto che da un momento all’altro ci si aspetta di vedere spuntare da una delle sue curve a gomito una carrozza senza conducente trainata da una batteria di cavalli impazziti. Stiamo parlando della strada statale 294 a cavallo delle province di Bergamo e Brescia, meglio nota come “Via Mala”, che mette in collegamento i Comuni di Dezzo e Angolo.

Il nome dice già molto di questa strada considerata come una delle più suggestive di tutta Europa, ma dicono molto di più le pareti a strapiombo che si aprono al di sotto dei suoi parapetti o le cascate di ghiaccio che si formano durante i mesi invernali. La Via Mala più che una strada, è una sfida. La sfida delle centinaia di operai che a metà dell’Ottocento, a colpi di dinamite e piccone, noncuranti del baratro sotto i loro piedi, decisero di trasformare un antico sentiero medioevale in una moderna strada per trasportare i minerali estratti dalle miniere di Schilpario fino in Val Camonica. I lavori di realizzazione della Via Mala iniziarono nel 1862 grazie anche all’interessamento di un parroco locale, tale don Pietro Bofelli, che per recuperare i fondi necessari a realizzare quel progetto folle di costruire una strada a mezza costa della montagna andò fino a Torino, l’allora capitale d’Italia. La trasferta piemontese diede i frutti sperati e la nuova strada venne inaugurata ufficialmente il 1 gennaio del 1866. Vanta dunque poco più di 150 anni di vita. Una bazzecola se si pensa a strade come la via Aurelia o alle altre strade romane come la Flaminia e la Appia.

via Mala a Bergamo
La Via Mala più che una strada, è una sfida.

Tuttavia, nessuna strada romana per quanto antica, è in grado di suscitare il famoso effetto “wow” come la Via Mala. Oggi la strada non è più carrozzabile. Le sue dimensioni ridotte e la sua pericolosità hanno spinto Anas a dismetterla alla fine degli anni Ottanta e ad aprire una variante in galleria. Da allora, quei panorami mozzafiato, quelle pareti di roccia e quei precipizi senza fine sono caduti nel dimenticatoio per anni fino a una decina d’anni fa quando, grazie anche all’interessamento di un gruppo di architetti, alcuni tratti della vecchia statale 294 sono stati messi in sicurezza e riqualificati con la costruzione di un balcone sospeso nel vuoto. Il percorso di circa 3 chilometri non presenta dislivelli impegnativi, ma non per questo la strada può dirsi sicura. Si tratta di un’escursione per gli amanti di panorami estremi. La Via Mala taglia in due il fianco della montagna. In primavera e d’estate dalla roccia sgorgano cascate d’acqua che d’inverno ghiacciano trasformando la zona in un luogo da fiaba. La magia del luogo può però velocemente tramutarsi in puro terrore.

via Mala Bergamo
La Via Mala taglia in due il fianco della montagna. In primavera e d’estate dalla roccia sgorgano cascate d’acqua che d’inverno ghiacciano trasformando la zona in un luogo da fiaba.

Dal fianco della montagna si possono staccare piccoli sassi, ma anche veri e propri macigni e le cascatelle d’acqua possono diventare torrenti furiosi. In passato, quando la strada era ancora battuta da auto e corriere, erano frequenti i casi di interruzione per frana e chi vive da quelle parti ricorda ancora certe retromarce millimetriche tanto rischiose quanto necessarie per non rimanere bloccati tutta la notte a metà strada. Custode della memoria di questa strada è Ivano, che ha trasformato la vecchia casa cantoniera posta all’inizio del percorso in un rifugio per i visitatori. Chi vive nella zona ricorda anche il disastro della diga del Gleno che la mattina del 1 dicembre del 1923 crollò su stessa come un gigante dai piedi d’argilla liberando sei milioni di metri cubi d’acqua che investirono tutta la Valle di Scalve e la Val Camonica. La Via Mala divenne un torrente in piena. Decine di paesi e villaggi furono spazzati via e alla fine le autorità civili contarono poco meno di 400 morti, oltre a milioni e milioni di lire di danni. Una tragedia dimenticata, che prima o poi racconteremo, legata a doppio filo con la storia di questa strada che è sì una strada statale, uguale nel nome a una di quelle strade che percorriamo ogni mattina assieme a migliaia di altri pendolari, ma che in realtà è più che altro un antico sentiero in grado di condurre chi lo percorre in un luogo fantastico e lontano.

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