LA MALEDIZIONE DI VILLA DE VECCHI

Villa De Vecchi Cortenova

Se Villa De Vecchi di Bindo, frazione di Cortenova, in Provincia di Lecco, sapesse scrivere, probabilmente sporgerebbe querela per diffamazione. Da decenni sul suo conto girano storiacce nere di ogni tipo: orrendi omicidi, strane sparizioni e persino una fontana che zampilla sangue. Addirittura, secondo alcuni siti specializzati in misteri, sarebbe uno dei luoghi abbandonati più infestati da spettri al mondo.

E, in effetti, il suo aspetto esteriore, fatto di pareti scrostate, finestre sfondate, graffiti sui muri e resti di bivacchi notturni, potrebbe anche trarre in inganno. In realtà, la sua vera storia non ha niente a che vedere coi fantasmi: Villa De Vecchi, più che un luogo maledetto, è un luogo della memoria per i redenti della valle ed anche uno degli elementi di maggior pregio architettonico della zona

Ma andiamo con ordine.

Villa De Vecchi, conosciuta nel mondo dell’esoterismo mondiale come la “Casa Rossa”, venne realizzata a metà dell’800 dal conte Felice De Vecchi, eroe delle Cinque Giornate di Milano e comandante della Guardia Nazionale, a Bindo, frazione di Cortenova, nel cuore della Valsassina. La villa, influenzata nell’architettura della passione per l’oriente del nobile milanese, venne realizzata su di un parco di 130 mila metri quadri. Costo totale: 44.063 lire. L’edificio conta due piani e un seminterrato dedicato a cucina, più un terzo piano, mai realizzato, dove sarebbe dovuto essere allestito un osservatorio astronomico. La leggenda vorrebbe che un brutto giorno il conte, di ritorno da una passeggiata nei boschi, trovò la moglie orrendamente assassinata e la figlioletta scomparsa. Disperato, abbandonò subito la tenuta, che nel giro di poco tempo sarebbe diventato un luogo maledetto. C’è chi giura di avere sentito il lamento di una donna provenire da una delle finestre e chi invece di avere udito il suono di un piano. Altri asseriscono convinti che la fontana che una volta ornava l’ampio parco ha zampillato sangue. Tuttavia, l’investitura a luogo maledetto di caratura internazionale, è arrivato grazie a una voce molto particolare, che riguarda una delle figure più inquietanti e discusse del satanismo mondiale: Aleister Crowley.

Villa De Vecchi
Villa De Vecchi è legata a una delle figure più inquietanti e discusse del satanismo mondiale: Aleister Crowley.

Nei primi anni Venti Crowley e i suoi adepti iniziarono un lungo viaggio attraverso l’Italia alla ricerca del posto giusto dove fermarsi e dare vita a una comunità dedita al culto di satana e ai sacrifici umani. Prima che Mussolini lo buttasse fuori dal paese per attività antifasciste, la leggenda vuole che abbia preso in considerazione proprio la Casa Rossa, ma dopo avervi dormito per un paio di notti, forse per il clima rigido o forse per una certa ruvidezza delle popolazioni locali, decise di levare le tende.
Crowley, comunque, trovò quello che cercava a Cefalù, dove fondò l’Abbazia di Thelema, e negli anni Settanta divenne anche fonte d’ispirazione delle musiche dei Led Zeppelin, che trasformarono la sua abitazione sulle rive del lago di Loch Ness, la mitica Boleskine House, in uno studio di registrazione. Di vero, però, in queste storiacce, non c’è niente.

E a sostenerlo con forza sono gli stessi abitanti di Bindo che di queste voci non ne possono proprio più. Fra i più agguerriti nel difendere la reputazione di Villa De Vecchi c’è in particolare Giuseppe Negri, 80 anni suonati da un pezzo, figlio di Antonio, erede dell’ultimo custode della Villa, che ha deciso di fare chiarezza una volta per tutta sulla sua vera storia. E già dal primo dei ricordi che pesca nell’archivio della memoria strappa un sorriso: nella valle, Villa De Vecchi più che per i fantasmi, è famosa per la polenta taragna. A quanto pare, infatti, sua nonna che era la cuoca della tenuta ne cucinava a paiolate ogni volta che il conte arrivava in villeggiatura con la famiglia e quella che avanzava finiva sui tavoli dei contadini di Bindo e dintorni.

Villa De Vecchi Crowley
L’ex casa del custode di Villa De Vecchi.

“Faccio proprio fatica a capire come siano nate certe voci – dice Negri -. Nessuno morì di morte violenta e nessuno sparì. Il conte e la moglie morirono di morte naturale e gli eredi abbandonarono la villa nel ’38”.
Poi, durante la guerra, la tenuta venne abitata da alcuni sfollati e, nel ’59, la acquistarono i Medici di Marignano. Infine, all’inizio degli anni Ottanta, venne rilevata da alcune famiglie di imprenditori locali. Nessuno spettro, nessuna maledizione, nessun fatto di sangue.

Negri ricorda di avere sentito primi racconti del terrore sulla Villa dai bambini che venivano in villeggiatura nella valle. E forse sono stati proprio quei racconti, amplificati prima dal turismo di massa e da internet, a dare l’inizio a tutto. Poi, lo stato di profondo abbandono e degrado in cui la tenuta è scivolata a partire dagli anni Settanta e la sagoma effettivamente un po’ inquietante, potrebbero avere fatto il resto. Fatto sta che da oltre 30 anni, la Villa è stata prima saccheggiata e devastata e poi trasformata in un bivacco per tossici. Senza contare le messe nere che alcuni gruppi di satanisti della domenica hanno effettivamente organizzato all’interno delle sue stanze. Il problema, poi, è che davanti a se Villa De Vecchi ha un futuro alquanto incerto.

Villa De Vecchi Led Zeppelin
Villa De Vecchi in una foto d’epoca.

Comune, Provincia e Sovrintendenza hanno discusso più volte il recupero, ma tutti i piani sono regolarmente falliti. Nel 2012 si mobilitò anche il Fai, il Fondo ambientale italiano: Villa De Vecchi non è certo Venaria Reale, ma ha diversi elementi di pregio e valore. Anche in quella circostanza, tuttavia, l’opera di sensibilizzazione si arenò di fronte ai costi del piano di riqualificazione: circa sei milioni di euro. Infine, sempre Provincia e Sovrintendenza hanno hanno stabilito un pericolo di tipo idrogeologico medio-alto, bloccando così, per il momento, ogni possibile intervento di restauro (nel 2002 la Villa fu sfiorata da una valanga che travolse Bindo). Adesso, l’unica protezione su cui Villa De Vecchi può fare foto è un’alta recinzione installata tutto attorno col suo perimetro, sperando che basti per tenere alla larga curiosi e sbandati.

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